Il governo ha presentato il testo base di una proposta di legge per la revisione delle liberalizzazioni del commercio, che prevede la possibilità di aprire per un massimo di 26 domeniche su 52 e di 4 festività su 12, lasciando la decisione sui giorni alle Regioni, che potranno scegliere in base alle esigenze del territorio. Ma sono in arrivo le prime deroghe. Per ora sono 14 le città che potrebbero mantenere l'apertura dei negozi per più giorni all'anno. Dopo l'intervento di Giuseppe Sala da Milano, che ha criticato apertamente la posizione di Di Maio, anche i sindaci di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia ora frenano, e vogliono delle modifiche alla legge, per renderla meno rigida.

Al momento nel testo viene concessa maggiore libertà ai centri storici. E proprio per questo, secondo quanto hanno riferito fonti della maggioranza, le amministrazioni locali si stanno muovendo per ottenere le deroghe. Dalla Lega ci sarebbe un'apertura per rivedere le regole nelle grandi città, mentre il M5S è vorrebbe mantenere i principi del testo, pur non escludendo delle modifiche. Il lavoro sul testo depositato, il cui relatore è Andrea Dara del Carroccio, comincerà giovedì in commissione Attività produttive alla Camera.

Per quanto riguarda l'e-commerce, si sta lavorando per inserire nel testo delle norme valide per le grandi catene di distribuzione che vendono prodotti online. Quel che è certo è che saranno vietate le consegne online nei giorni festivi. Sui contratti invece verrà avviata un'indagine conoscitiva, per analizzare i vincoli che obbligano i lavoratori, soprattutto all'interno dei centri commerciali, a svolgere la propria mansione anche la domenica.

Secondo Confesercenti, che ha analizzato dati Istat e Mise, è necessario un "confronto sulle aperture" domenicali per cercare una "soluzione condivisa": la liberalizzazione Monti non ha infatti portato la crescita dei consumi che era stata promessa ma ha accelerato le chiusure dei negozi: tra il 2012 ed il 2018 sono sparite quasi 56mila attività di piccole dimensioni.