Alberto Zangrillo, primario dell'ospedale San Raffaele di Milano oltre che medico personale di Silvio Berlusconi, torna a far parlare di sé. Dopo aver detto nei mesi scorsi che il "virus è clinicamente morto", scatenando una serie di polemiche da parte di esperti e scienziati, nel corso di una intervista rilasciata ieri al Tg5 e ricondivisa oggi sul proprio account Twitter ufficiale, ha detto: "Non dobbiamo aver paura perché, come detto più volte, non dobbiamo confondere il positivo al Coronavirus con il contagiato potenzialmente infettante e soprattutto ammalato". Secondo il medico, "è difficile dire le cose in modo giusto ed essere creduti perché ho paura che in questo momento abbia vinto chi ha avuto come obiettivo quello di terrorizzare e spaventare". Il motivo? "Le persone – ha continuato Zangrillo – sono sconcertate, terrorizzate e spaventate. Hanno mal interpretato il concetto di tampone per cui c'è una corsa ad eseguire il tampone come se fosse una misura terapeutica. In realtà adesso il problema sono i pronto soccorso, abbiamo fiumane di persone che arrivano al ps e non riusciamo a controllarle. Di queste il 40% potrebbero stare tranquillamente a casa se assistite, se rincuorate, se informate".

Sulle misure ancora più restrittive contenute nel nuovo Dpcm, Zangrillo si è detto "fiducioso nella cabina di regia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e confido nel fatto che vengano date delle risposte efficaci, tenendo conto che c'è un clima di terrorismo che è assolutamente immotivato e molto pericoloso". Per cui, il consiglio che il primario del San Raffaele si è sentito di dare è il seguente: "Mantenere tutti i nervi saldi, cercare di non comportarci in maniera irrazionale. Noi clinici dobbiamo abituarci a un uso appropriato delle risorse e mettere in terapia intensiva chi ne ha veramente bisogno. Non sono sicuro che accada".