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7 Novembre 2018
17:40

Uccisa a colpi di forbici, assolto l’ex compagno di Bruna: era in cella dal 2014

Antonio Colamonico, l’uomo condannato in primo grado a 25 anni per l’omicidio di Bruna Bovino, è stato assolto dai giudici di appello. Al verdetto, spiegano gli avvocati della difesa, si è arrivati collocando l’ora della morte di Bruna in una fascia oraria in cui l’imputato era sicuramente altrove. La ragazza fu trovata carbonizzata nel centro estetico dove lavorava a Bari, nel 2013. Aveva una relazione clandestina con il Colamonico.
A cura di Angela Marino
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Colpo di scena nel caso di Bruna Bovino. Antonio Colamonico, l'uomo condannato in primo grado a 25 anni per l'omicidio della giovane, è stato assolto. La Corte di assise di appello di Bari, ribaltando la sentenza precedentemente emessa, ha assolto l'ex amante della ragazza "per non aver commesso il fatto". Colamonico tornerà libero oggi stesso, dopo oltre quattro anni e mezzo di detenzione in carcere. Fu arrestato nell'aprile 2014. All'assoluzione, riferiscono i legali della difesa, Nicola Quaranta e Massimo Roberto Chiusolo, si sarebbe arrivati provando l'esistenza in vita di Bruna fino alle 18:30, orario in cui, secondo le prove fornite, l'imputato sarebbe stato altrove.

L'omicidio della 29enne italo-brasiliana Bruna Bovino, uccisa nel centro estetico che gestiva a Mola di Bari, risale al 2013. Il corpo venne trovato sul pavimento cosparso di sangue, semicarbonizzato. Bruna era stata aggredita con 20 colpi di forbici, strangolata e poi data alle fiamme, verosimilmente in un tentativo di occultare il delitto. In cima ai sospetti finì immediatamente Antonio Colamonico, con il quale all'epoca la ragazza, madre di due bambini, aveva una relazione clandestina.

Colamonico è infatti, tuttora, un uomo sposato. "L'amavo, non l'avrei mai uccisa", si difese, ma le prove sembravano schiaccianti tanto che in primo grado si giunse a una condanna 25 anni di carcere, mentre la consorte dell'imputato venne indagata per falsa testimonianza per aver fornito informazioni che potevano scagionare il marito. La sentenza di oggi ribalta completamente lo scenario, anche se non è detta l'ultima parola. Bisognerà attendere la pronuncia della Corte di Cassazione perché la parola fine venga scritta sulla morte della povera Bruna.

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