"Mi ha telefonato e mi ha detto ‘ho ucciso la Vera’. Era così tranquillo, ho pensato che stesse scherzando". È ancora sotto choc, Halina Feduc, cinquant'anni, la cugina di Vera Mudra, la donna uccisa a martellate dal marito la notte di domenica scorsa, nell’appartamento di via Pola, a Marina Centro (Rimini).

Uccisa nel letto coniugale

Dopo aver assassinato brutalmente la moglie nel letto coniugale, secondo il racconto della cugina della vittima, Giovanni Laguardia, sessantanove anni, ex idraulico avrebbe fatto due telefonate. Una alla cugina di sua moglie, per comunicarle la morte di Vera, l'altra alle forze dell'ordine, per consegnarsi. Davanti agli agenti di polizia che lo hanno interrogato Laguardia non ha avuto difficoltà ad ammettere le sue responsabilità: "Continuava a chiedere soldi da mandare in Ucraina, pretendeva che tornassi a lavorare in nero. Non ce la facevo più", ha tentato di giustificarsi il femminicida. Dopo aver avanzato queste vaghe spiegazioni, Laguardia, davanti al giudice per le indagini preliminari e al suo difensore, Andrea Mandolesi, ha fatto scena muta.

Il marito aveva portato una prostituta a casa

Sul rapporto tra i due coniugi ha invece testimoniato proprio Halina Feduc, la cugina della vittima, che in un primo momento ha reagito con incredulità alla notizia. Secondo il suo racconto, Vera sarebbe stata sul punto di chiedere il divorzio, ormai insofferente ai comportamenti del marito. Poco prima dell’omicidio, sempre secondo il racconto della testimone, approfittando del fatto che la moglie fosse alle terme, Laguardia aveva portato a casa una prostituta. Al momento, Laguardia non ha espresso pentimento per le sue azioni.