Tragedia del Raganello, in Calabria
30 Luglio 2019
15:50

Tragedia del Raganello, 14 indagati, fu ignorata l’allerta meteo: “Non dovrebbe piovere”

La Procura della Repubblica di Castrovillari ha emesso l’avviso di conclusione indagini per la tragedia delle gole del Raganello, nel Cosentino, i cui lo scorso anno morirono dieci persone per un’onda anomala causata dal maltempo. Gli indagati sono in tutto 14 tra cui amministratori locali, operatori turistici e guide.
A cura di Antonio Palma
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Tragedia del Raganello, in Calabria

Nel giorno della tragedia delle gole del Raganello quando una onda anomala travolse un gruppo di escursionisti a Civita, uccidendo 10 persone, vi era una allerta gialla per le condizioni meteo diffusa dalla protezione civile ma quel giorno sarebbe stata completamente ignorata da tutti. È quanto emerge dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Castrovillari giunta oggi a conclusione a quasi un anno di distanza da quei tragici fatti del 20 agosto del 2018  nel Parco nazionale del Pollino. Con l'avviso di conclusione indagini, i pm hanno reso noto che gli indagati a vario titolo nella vicenda sono saliti dai 7 iniziali a 14: tra loro amministratori locali, operatori turistici e guide per i quali ora i pm si preparano a chiedere il rinvio a  giudizio.

Per i dieci morti del Raganello indagati i sindaci

Tra i sindaci vi sono sia quello di Civita, sia quelli di San Lorenzo Bellizzi e Cerchiara di Calabria, tutti in provincia di Cosenza, mentre sono state archiviate le posizioni del presidente del Parco Nazionale del Pollino e del dirigente dell'ufficio Biodiversità dei Carabinieri Forestali che all'epoca erano stati raggiunti da avviso di garanzia. Le accuse a vario titolo vanno dall'omicidio colposo a lesioni colpose, dal reato di omissione in atti d'ufficio e all'esercizio abusivo della professione.

Tragedia del Raganello, allerta meteo ignorata

Come ricostruito dall'inchiesta, tutti avrebbero sottovalutato le condizioni meteo, dai sindaci agli organizzatori. Emblematico da questo punto vista il messaggio di risposta alle preoccupazioni espresse poco prima della tragedia dalla guida Antonio De Rasis, 32enne volontario di protezione civile che era intervenuto anche a Rigopiano dopo la valanga che distrusse un albergo. "Se piove torno indietro, sono con 16 persone e soprattutto 4 bambini" scriveva De Rasis nel messaggio finito agli atti dell'inchiesta. "Ok, non dovrebbe piovere" fu però la risposta dell'organizzatore.

Proprio un violento temporale invece poco dopo provocò un'onda anomala che, diventata sempre più veloce nel suo percorso tra le strette gole, travolse gli escursionisti che si trovavano nella parte finale del gruppo uccidendo dieci persone e ferendone 14. Oltre alla sottovalutazione del meteo, secondo l'accusa, un ruolo fondamentale lo avrebbero avuto anche i regolamenti per l'accesso alle gole, che non erano stati adottati, la mancanza di aggiornamenti dei piani di emergenza ed infine l'imprudenza.

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