"Nella prima ondata, essendoci stato il lockdown totale, non abbiamo avuto contagi; ma in questa seconda sì: diciannove ragazzi con disabilità sono positivi, una ventina tra i dipendenti". Al Centro di riabilitazione socio sanitaria Ge.Na. di Sassari, sono circa 110 le persone con disabilità intellettive che ne frequentano gli spazi, 98 i dipendenti: "Qua poteva succedere una strage – spiega il direttore generale Michele Marras – ma abbiamo deciso subito di evitare il peggio: abbiamo realizzato un reparto covid dentro la nostra struttura". La sede del Ge.Na. è in cima a un grande parco, "avevamo un nucleo residenziale vuoto – prosegue il direttore – per proteggere il resto degli utenti abbiamo deciso di isolare quello spazio, e spostare lì tutti i positivi destinando sei operatori a quel settore". Il centro, accreditato con la Regione Sardegna, non solo è dotato degli spazi idonei secondo norma, ma anche di medici, infermieri professionali e OSS, di conseguenza l'organizzazione del reparto è stata immediata, ma non senza difficoltà: "Siamo stati fortunati, il virus si è diffuso nei moduli dove sono residenti i ragazzi con maggiore autonomia, che riescono quindi a gestire meglio un isolamento, ma nonostante ciò non abbiamo avuto il tempo di prepararli all'eventualità di essere contagiati, quindi non sanno di avere il coronavirus" spiega sempre Marras. Sono 62 in totale le persone con disabilità intellettive residenti al Ge.Na., suddivise in moduli a seconda delle capacità e del livello di autonomia. "Abbiamo preferito evitare eventuali situazioni di panico – spiega Gigi Becca, educatore professionale che lavora nel reparto covid del Ge.Na – loro sanno di aver avuto la febbre, ma non sanno che la febbre è dovuta al coronavirus".

Nel reparto destinato ai positivi si entra con tute, calzari, guanti e doppie mascherine. I ragazzi con disabilità dentro cantano al karaoke, guardano alla finestra, giocano a basket: i sintomi sono pressoché svaniti, sono chiusi da circa un mese, tra qualche giorno faranno quello che dovrebbe essere l'ultimo tampone. "Ci mancano gli altri amici del Ge.Na – racconta Paola, tra le utenti del centro – ma noi siamo forti, noi abbiamo resistito perché siamo ragazzi speciali, quindi forza e coraggio!".