"A seguito del terremoto sono state ulteriormente intensificate le ispezioni, misure specialistiche e controlli alla diga, alle sponde e a tutte le opere costituenti il serbatoio nel suo complesso. I controlli hanno evidenziato la totale assenza di situazioni anomale, evidenziando pertanto la sicurezza della diga. I controlli sono stati ripetuti a seguito di ogni evento della sequenza sismica, e hanno ribadito il positivo esito delle verifiche fatte dopo la scossa principale, confermando lo stato di sicurezza delle opere". Così recitava un comunicato stampa scritto dall'Enel all'indomani del terremoto dello scorso 24 agosto, ma è inutile negare che – in seguito alle tre scosse di questa mattina, tutte di magnitudo superiore a 5 – la preoccupazione dei tecnici per le condizioni della diga di Campotosto è grande.

Il lago di Campotosto è uno dei bacini artificiali più importanti ed estesi d'Europa, insieme a al Lago Omodeo, in Sardegna: è situato nel Parco Naturale dei Monti della Laga, a 1.313 metri di quota, in provincia de L'Aquila, ed ha una superficie di 14 chilometri quadrati con una capienza di 300 milioni di metri cubi d'acqua. Già dopo il sisma de L'Aquila la diga fu oggetto di approfonditi studi: se l'Enel ne "lodò" la tenuta,  definendo "eccellente" il comportamento dell'invaso, l’Eucentre, il Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica – pur mettendo in evidenza la complessità del problema – non escluse il peggiore degli scenari: il cedimento della diga. "Seppur a questa faglia – spiegano le conclusioni dell'Eucentre – non è associata una sismicità storica rilevante, non è possibile escludere a priori una sua potenziale attivazione. Nel più improbabile degli scenari ipotizzabili, la dislocazione tettonica generata dalla faglia di Campotosto potrebbe intercettare in superficie il corpo della diga di Rio Fucino".

Più nello specifico, i tecnici di Eucentre suggerirono di effettuare, a scopo precauzionale, lavori di rinforzo alla struttura della diga: "Le analisi svolte mostrano abbastanza chiaramente che se sottoposta ad una dislocazione di 90 cm provocata dalla rottura della faglia di Campotosto, la diga di Rio Fucino subirebbe una plasticizzazione diffusa in molte sue parti con danni anche gravi che potrebbero determinare una fuoriuscita di acqua". Per questo, fatta salva l'incertezza circa l'esatta ubicazione della "faglia di Campotosto", i tecnici suggerirono: "Un intervento di adeguamento e rinforzo per mitigare il rischio associato alla possibile intercettazione della diga da parte della rottura di faglia superficiale, potrebbe essere quello di realizzare un rinforzo (in inglese “buttressing”) di materiale granulare drenante posto contro il paramento di valle e avente la funzione di filtro ad azione ritardante nell’eventualità di una fuoriuscita di acqua".

Di diverso avviso l'Enel, ente gestore della diga. Dopo il terremoto de L'Aquila il Ministero delle Infrastrutture avrebbe incaricato degli esperti di effettuare rilevazioni lungo la faglia in cinque punti, di cui tre al di sotto del lago. Le ricerche avrebbero evidenziato come la faglia corra “a circa 300 metri” dal corpo diga, disegnando una sorta di linea retta in quella zona “bianca” di quella cartina geologica pubblicata anche dal nostro giornale. Una distanza di sicurezza , avrebbe notato l’Enel, che farebbe sì che al momento non siano necessari i lavori di rinforzo a Rio Fucino indicati dall’Eucentre, ente che avrebbe effettuato gli studi esclusivamente su modelli teorici.