Terremoto in Centro Italia del 18 gennaio 2017
15 Marzo 2018
10:14

Rigopiano, indagata funzionaria prefettura che rispose: “Madre imbecilli sempre incinta”

Entra nell’inchiesta anche Daniela Acquaviva. Deve rispondere di lesioni colpose in concorso. Nel mirino la telefonata sul mancato allarme. La difesa: “Risposi così perché la notizia del crollo era già stata verificata e risultava infondata”
A cura di Biagio Chiariello
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Terremoto in Centro Italia del 18 gennaio 2017

“La mamma degli imbecilli è sempre incinta”. Così la funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, rispondeva alla prima richiesta di aiuto per l'hotel Rigopiano, poi crollato sotto il peso della valanga che il 18 gennaio 2017 provocò la morte di 32 persone. Dall’altra parte del telefono c’era Quintino Marcella, amico di Giampiero Parete, suo amico e dipendente dell'albergo, scampato alla slavina perché era uscito a prendere le medicine per la moglie in macchina.  Ora Aquaviva entra nell'elenco degli indagati per lesioni colpose in concorso. La donna era stata interrogata su sua richiesta dai carabinieri della Procura che indaga sulla tragedia dell’albergo di Farindola, in provincia di Pescara. Al centro dell'interrogatorio la telefonata allegata ad una informativa dei carabinieri forestali del 30 ottobre scorso. Una conversazione telefonica nella quale un carabiniere chiede alla sala operativa della prefettura notizie sul crollo a Rigopiano e, si legge nell'informativa, la funzionaria risponde: "Ma l'Hotel Rigopiano è stato fatto stamattina" La conversazione telefonica è delle 18:09, quando la struttura era già crollata. La donna ha poi ammesso di aver risposto così perché il 118 aveva segnalato alla sala operativa della prefettura che la notizia del crollo era già stata verificata e risultava infondata.

L'inchiesta sulla tragedia di Rigopiano

L'inchiesta del procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e del sostituto Andrea Papalia, conta altri 23 indagati, fra i quali l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. I reati ipotizzati, vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Le indagini dei inquirenti sono centrate sulla mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo da slavina; sulle concessioni rilasciate al resort e sulla mancata realizzazione del nuovo Piano regolatore di Farindola; sulla gestione dell'emergenza neve; sul ritardo con cui, solo il 18 gennaio secondo i pm, si è reso operativo il Centro coordinamento soccorsi nella sala operativa provinciale della protezione civile.

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