"Siamo andati alla festa e sono morti in sei … se ci pensi fa male": queste alcune delle parole scambiate fra i giovani arrestati per la strage alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo ed emerse dalle intercettazioni. Le conversazioni sono state registrate lo scorso 30 marzo e sono contenute nell'ordinanza del Gip di Ancona. Da queste è risultato subito come la banda operasse "stabile, professionale e costante al compimento di condotte predatorie di ogni tipo. Per frequenza e serialità le azioni delittuose poste in essere esprimono in maniera inequivocabile un sistema di vita polarizzato, esclusivamente o quasi, sulla commissione di reati", si legge nell'ordinanza.

Il racconto della tragedia

Nel testo in cui sono trascritte ore e ore di intercettazioni si evidenzia come nei giorni successivi alla strage dello scorso 8 dicembre, in cui persero la vita 6 persone, tra cui minorenni e una mamma, i giovani tornassero spesso sull'accaduto, parlandone fra loro: "Siamo andati a una festa fra e son morte 6 persone […] E noi potevamo restare lì, o io o (…) o (…) […] Vecchio, spray, iniziava a tossire fra, la gente che urlava, la gente che iniziava a cadere, io ho saltato tre persone fra, ho passato certe cose fra…Eh… era quel periodo lì ,. queste le usavamo sempre. Era il periodo che…; (..l.): ‘Gaaasss…' (…): ‘Era il periodo che… (…): ‘gas, gas, gas': (…)… ‘andavamo avanti a sgasare. Io le facevo… per riuscire anche a non pagare fra, lo usavamo anche per non pagare. Mamma mia fra ci aveva preso la mano!". (…) ‘ti ricordi a Firenze, in Toscana, entravi..eri il maestro dello spray'".

Emergono anche nuovi dettagli riguardo allo scopo di quella precisa notte. I ragazzi, tutti fra i 19 e i 22 anni, infatti sarebbero stati intenzionati a rubare la collana che portava al collo il cantante Sfera Ebbasta, incontrato per caso proprio la sera della tragedia in un'area di servizio. "Se non era stato per i morti te lo giuro (…) lì, gliela faceva". Nelle conversazioni si sente uno dei giovani dire:"Sfera Ebbasta è solo un pagliaccio (…) lo schifo è una m…, ha rovinato tutto fra". E un altro risponde: "Pensa fra che affamato, quella sera lui è andato all'Altro Mondo e poi doveva venire lì" ; "doveva fare due serate (…). Io lo schifo proprio come persona.., ci stavo per litigare in autogrill lo stavo per bussare quel figlio dì (…) diceva con quella faccia da (…) e la collana così fuori".

Banda seriale

La banda è stata descritta dagli inquirenti  come una "organizzazione per delinquere dedita a furti e rapine" di giovani che "svolgevano prevalentemente lavori saltuari o non lavoravano", ma "avevano un tenore di vita abbastanza alto, dovuto anche alle attività delittuose". Operavano in tutto il Nord e Centro del Paese. Un ragazzo dice infatti:  "Perché a Milano io ho rubato più in giro che in discoteca. È un'occasione, Milano è occasione".

Un altro dei racconti emersi dall'ordinanza riporta: "Quattro anni fa spruzzavo mentre gli sbirri mi inseguivano". Un altro passaggio invece descrive: "Un uomo era stato costretto con minacce o violenze di vario tipo (calci, pugni, percosse mediante l'utilizzo di mazze da baseball o spegnimento di sigarette sul suo corpo) a fare da autista ad alcuni membri della banda dello spray al peperoncino, accompagnandoli presso diverse discoteche ubicate sul territorio nazionale, in occasione di eventi musicali. Una volta all'interno dei locali costoro commettevano furti con strappo di collane o comunque di oggetti preziosi indossati dagli avventori".