Corinaldo, morti al concerto di Sfera Ebbasta
13 Gennaio 2022
12:45

Strage Corinaldo, processo bis alla banda dello spray: 6 persone morirono schiacciate in discoteca

Si è aperto ad Ancona in Corte d’assise di appello il processo di secondo grado per la strage alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo. Sul banco degli imputati 6 giovani ritenuti i componenti della “banda dello spray”.
A cura di Susanna Picone
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Corinaldo, morti al concerto di Sfera Ebbasta

Si è aperto oggi ad Ancona in Corte d'assise di appello il processo di secondo grado per la strage della notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo. Sul banco degli imputati ci sono sei giovani del Modenese, ritenuti i componenti della cosiddetta "banda dello spray"già condannati in primo grado il 30 luglio 2020 a pene comprese tra i 10 e i 12 anni e quattro mesi di carcere. Secondo l’accusa quella notte, diffondendo una sostanza urticante nella discoteca piena di ragazzi che aspettavano Sfera Ebbasta, provocarono un fuggi fuggi e una calca in cui morirono schiacciate, a causa del cedimento di un ringhiera, cinque adolescenti e una donna di 39 anni. Altre 200 persone circa rimasero ferite.

Come ha agito la banda dello spray a Corinaldo

La Procura di Ancona sollecita il riconoscimento dell'accusa di associazione a delinquere, ‘caduta' in primo grado (omicidio preterintenzionale, rapine, furti con strappo e lesioni personali i reati per cui è stata riconosciuta la responsabilità) mentre le difese sostengono l'estraneità ai fatti dei loro assistiti. Secondo l'accusa gli imputati sarebbero entrati in azione alla Lanterna Azzurra con un modus operandi già attuato in altri locali in varie parti d'Italia: cioè creavano confusione e poi nel caos strappavano collane o altri oggi preziosi. In primo grado la Procura aveva chiesto pene comprese tra 16 e 18 anni di carcere: Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone sono stati condannati a 12 anni e 4 mesi. Andrea Cavallari è stato condannato a 11 anni e 6 mesi, 11 anni e 2 mesi a Moez Akari, 10 anni e 11 mesi a Souhaib Haddada e 10 anni e 5 mesi a Badr Amouiyah. Secondo la Procura quella notte a Corinaldo c'erano anche altri due giovani che facevano parte della banda: uno è morto pochi mesi dopo in un incidente stradale, dell’altro è stato chiesto pochi giorni fa il rinvio a giudizio.

La sentenza del processo a marzo

All’udienza di oggi al Tribunale di Ancona sono intervenuti 5 imputati su 6: Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada. Badr Amouiyah è assente in quanto positivo al Covid-19. La sentenza del processo bis potrebbe arrivare il 10 o il 17 marzo. Il calendario delle udienze è stato definito oggi: il 20 gennaio è previsto l'intervento del Procuratore generale, il 3 febbraio per le parti civili con possibilità di utilizzare anche la data del 10 febbraio, il 17 e il 24 febbraio per le difese, il 10 marzo per le repliche e la camera di consiglio con la possibilità di utilizzare anche il 17 marzo.

Chieste 5 condanne in un altro filone del processo

Cinque condanne e due assoluzioni sono invece le richieste formalizzate dal pm di Ancona Paolo Gubinelli per i 7 imputati del processo bis per la strage di Corinaldo, relativa al filone delle autorizzazioni e sicurezza del locale, che hanno scelto di procedere con rito abbreviato. L'udienza di ieri davanti al gup Francesca De Palma si è aperta con la requisitoria dei pubblici ministeri titolari del fascicolo d'indagine, Gubinelli e Valentina Bavai, ed è durata sette ore. Per due dei proprietari della discoteca di Corinaldo, Letizia Micci e Mara Paialunga, madre e figlia, è stata chiesta l'assoluzione: dalle indagini non sono emersi elementi di colpevolezza. Per Marco Cecchini, dj e gestore di fatto del locale, sono stati chiesti sei anni di reclusione più un mese di arresto. Per Carlantonio Capone, socio della Magic che aveva in gestione la discoteca, sono stati chiesti 4 anni, 8 mesi e un mese di arresto. Per Gianni Ermellini, responsabile della security, è stata chiesta una condanna a 4 anni e 8 mesi. Per Alberto e Marco Micci, proprietari dell'immobile, tre anni di reclusione.

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