"Ridicolo, sono stati assolti dal reato di associazione a delinquere e per questo siamo molto delusi. Sono troppo pochi gli anni che gli hanno dato rispetto a ciò che hanno fatto". Queste le prime parole di Francesco Vitali, fratello della 15enne Benedetta, una delle vittime della tragedia alla Lanterna Azzurra di Corinaldo, subito dopo la lettura della sentenza di primo grado del Tribunale di Ancona che ha emanato condanne fra 10 e 12 anni per i sei ragazzi della “banda dello spray”, accusati di omicidio preterintenzionale, lesioni personali, rapine e furti con strappo. Caduta, invece, l'accusa di associazione a delinquere.

La sera fra il 7 e l'8 dicembre 2018, mentre erano in attesa dell'esibizione del cantante Sfera Ebbasta, Ugo Di Puorto, Raffaele Mormone, Badr Amouiyah, Andrea Cavallari, Moez Akari e Souhaib Haddada, ventenni provenienti dalla Bassa Modenese, avevano spruzzato dello spray al peperoncino all'interno del locale, scatenando il panico e portando centinaia di persone ad accalcarsi verso le uscite di sicurezza. Nel disperato tentativo di abbandonare il locale, nella confusione dovuta all'aria resa irrespirabile dallo spray, sei persone persero la vita: Asia Nasoni, 14 anni, Emma Fabini, 14 anni, Daniele Pongetti, 16 anni, Benedetta Vitali e Mattia Orlandi, entrambi di 15 anni ed Eleonora Girolimini, 39enne madre di tre bambini.

“Mentre eravamo in aula ho chiamato da parte l'avvocato di Ugo Di Puorto e gli ho dato sei ricordini di Daniele per i ragazzi. Sono delle foto di mio figlio, la stessa che c'è sulla tomba: per me era importante che lo vedessero in faccia” racconta invece a Fanpage.it Donatella Magarini, la madre di un'altra vittima, il 16enne Daniele Pongetti. “Ci sono riuscita a metà: erano foto plastificate e per questo non potevano tenerle perchè potevano essere considerate anche un'arma. Però l'importante è che lo abbiano visto. Il secondo filone è forse molto più complesso di questo – continua-. Per me è una motivazione di vita: ci sono persone che hanno avuto delle grandissime responsabilità per quello che è successo, quindi secondo me devono pagare. Ma tanto. Spero che sia così. Non voglio che i ragazzini morti quella notte vengano dimenticati – continua -, non dev'essere una cosa che vada scemando nel tempo. Assolutamente”. Oltre alla sentenza di oggi, infatti, parallelamente sta andando avanti anche l'attività di indagine su un altro filone d'inchiesta sulla tragedia di Corinaldo (sono 17 gli indagati a piede libero), che riguarda le condizioni di sicurezza del locale: l'immobile, che tra l'altro risulta accatastato come magazzino agricolo, non poteva ospitare le persone che avrebbero partecipato al concerto di Sfera Ebbasta, rapper amatissimo dai ragazzi e capace di fare sold out nei palazzetti

In attesa del secondo filone, restano per ora le prime pene emanate oggi in primo grado, più basse però rispetto a quanto chiesto dai pm di Ancona Paolo Gubinelli e Valentina Bavai (16-18 anni), “ma il nostro avvocato dice che si tratta comunque di una buona sentenza in base alle leggi italiane. Poi, anche se avessero preso 18 anni – prosegue Donatella – non è che mi avrebbero ridato nulla. L'importante è che questi ragazzi siano stati giudicati e abbiano avuto una pena giusta, secondo la giustizia italiana. Per me era la prima volta in tribunale – racconta ancora la mamma di Daniele-, sono venuta perchè volevo vedere le facce dei ragazzi. Mi sono risultati molto indifferenti, alcuni hanno parlato durante l'udienza dicendo di voler pagare per le loro colpe, che vogliono una vita normale. Ma loro sono stati l'elemento che quella sera ha scatenato la tragedia, anche invece hanno ribattuto che la colpa è del locale. Anche questo verrà valutato”.

Guardarli mi ha fatto un bruttissimo effetto. Erano anche molto spavaldi. Non mi sono sembrate persone che hanno capito davvero cos'hanno fatto. Hanno anche detto un sacco di stupidaggini, anche loro forse si sono resi conto che era il minimo rispetto a quello che meritavano. L'avvocato però dice che è una sentenza che ci può stare” commenta invece Paolo Curi, che quella notte ha perso la moglie Eleonora (39 anni) e la figlia 12enne Gemma. Anche lui era oggi presente in aula. "Secondo me il reato di associazione c'era ma era molto difficile da dimostrare. Una volta a casa, racconterò ai miei figli che è stata fatta giustizia a metà. La seconda parte del processo secondo me è quella più importante -dice poi anche Curi- perchè quel posto doveva restare chiuso. Hanno fatto entrare un sacco di minorenni in una stalla, mandandoli alla morte”.

“È una sentenza importante, l'impianto accusatorio ha retto, a prescindere dal non riconoscimento dell'associazione per delinquere". Così, all'Adnkronos, parla invece l'avvocato Cristian Piccioli, legale della famiglia di Asia Nasoni, morta a 14 anni nella strage del dicembre 2018. "Come parte civile riteniamo però che questo sia solo il primo tempo -prosegue- ora arriva il secondo sulla sicurezza del locale e che coinvolge istituzioni, il gestore del locale, i proprietari. Ma una parte di giustizia è stata fatta".

“Va bene. Soddisfatti è un termine molto difficile da usare in queste situazioni, però diciamo che la famiglia è contenta che si stia iniziando a ricostruire la realtà dei fatti, degli accadimenti e delle responsabilità” è infine il commento di un altro avvocato, Luca Pancotti, legale della famiglia di un'altra giovanissima vittima la 14enne Emma Fabini. “Oggi mi sembra si stato messo un primo tassello alla ricostruzione di quanto accaduto, individuando in questi ragazzi dei compartecipi -prosegue ai microfoni di Fanpage.it Pancotti- ma che non esaurisce tutto il capo delle responsaiblità, pur affermando che il loro contributo causale è stato determinante”.