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Sollecito a Belve Crime: “Alcune aziende hanno stracciato il contratto quando hanno scoperto la mia storia”

Raffaele Sollecito torna a parlare del ‘delitto di Perugia’ a Belve Crime e racconta le conseguenze che ancora oggi paga nonostante l’assoluzione definitiva: “Sette italiani su dieci pensano che io sia colpevole”. Dai contratti stracciati dopo la firma, passando per le minacce subite in Questura (“ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue”), e poi la foto del bacio definita “una manipolazione” e la paura di impazzire in isolamento: l’intervista di stasera da Francesca Fagnani.
A cura di Biagio Chiariello
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L’intervista di Raffaele Sollecito a Belve Crime
L’intervista di Raffaele Sollecito a Belve Crime
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Raffaele Sollecito ha scelto Belve Crime per tornare a parlare dopo anni di silenzio. Seduto di fronte a Francesca Fagnani, ha raccontato senza reticenze le ferite ancora aperte della sua vicenda, a partire da un dettaglio che fotografa perfettamente la sua realtà, oggi: "Alcune aziende hanno stracciato il contratto quando hanno scoperto la mia storia".

"Nonostante l’assoluzione definitiva del 2015, il peso del “delitto di Perugia” continua a condizionargli la vita. "Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole", dice con rassegnazione. Quando la Fagnani gli chiede se secondo lui la gente ritiene che abbia pagato troppo poco, Sollecito è netto: "Il 70 per cento crede che io sia colpevole".

Oggi vive tra Berlino e la Puglia e lavora come ingegnere informatico, ma quel pregiudizio diffuso, sostiene, gli crea non pochi ostacoli. Nel resto dell’intervista ripercorre i momenti più duri dei primi interrogatori in Questura, quando non era nemmeno indagato ma si ritrovò sotto pressione tutta la notte.

"Mi hanno messo la luce in faccia", racconta. Un agente gli avrebbe detto: "Se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue". Gli avrebbero anche urlato che stava proteggendo quella “vacca” di Amanda e che sarebbe rimasto in carcere per tutta la vita. Senza avvocato.

Fagnani incalza poi sulle prime fasi dell’inchiesta e sulle dichiarazioni rese durante gli interrogatori, quando alcune incongruenze finirono per alimentare i sospetti degli investigatori. Sollecito respinge però con decisione alcune ricostruzioni: “Quella frase non la dico io. Mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare. Tutto questo dopo che mi avevano minacciato e senza che fosse presente un mio avvocato”, sostiene, ricostruendo una delle notti trascorse in questura che definisce segnata da forte pressione psicologica.

L’intervista di Raffaele Sollecito a Belve Crime
L’intervista di Raffaele Sollecito a Belve Crime

E sulla famosa foto del bacio con Amanda fuori dalla villetta, commenta: "È stata una manipolazione. Io volevo solo tranquillizzare Amanda con un bacio sulle labbra". E poi Sollecito parla anche della fine della loro storia: "Dopo un po’ di tempo le scrissi una lettera in carcere e lì trovai il muro. Ci ho sofferto".

Non manca il passaggio sul periodo di detenzione in isolamento, che Sollecito descrive come uno dei momenti più critici: “Ho avuto paura di impazzire”, confessa, parlando di una condizione di forte disorientamento psicologico.

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