Altre tre persone, tutti ex dipendenti dell'ospedale di Trento, risultano indagate nell'ambito dell'inchiesta sulla morte della piccola Sofia Zago, la bambina di 4 anni morta nel 2017 per le complicanze cerebrali della malaria in quello che l'accusa ritiene essere stato il risultato di un contagio ematico. Si tratta di due infermiere e di un pediatra che all'epoca dei fatti erano in servizio al Santa Chiara di Trento, dove la giovane vittima era ricoverata prima di essere trasferita a Brescia in seguito al peggiorare delle sue condizioni. Per loro l'accusa è di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario.

La vicenda di Sofia è ben nota. La bambina ha cominciato a stare male mentre si trovava in vacanza in Veneto nell'estate del 2017, finendo in ospedale a Portogruaro, ma non per patologie legate alla malaria. Patologia, questa che avrebbe contratto, secondo le perizie, dopo essere arrivata all'ospedale di Trento, luogo del contagio, che sarebbe avvenuto nella giornata del 17 agosto 2017, quando la bimba era ricoverata contemporaneamente ad alcuni membri di una famiglia tornata dal Burkina Faso coi sintomi della malaria, tutti poi guariti. Quel giorno, dal registro di pediatria, risultano essere stati effettuati nove prelievi di sangue e il contatto di questo avrebbe provocato il contagio. Le sue condizioni sono rapidamente peggiorate, il che ha costretto il trasferimento d'urgenza agli Spedali civili di Brescia dove poi la piccola è deceduta.

Nell'indagine aperta subito dopo la morte di Sofia già una infermiera del reparto di pediatria dell'ospedale di Trento risultava indagata. La procura aveva chiesto l'archiviazione del procedimento ma il gip ha ordinato di verificare i protocolli seguiti. Il pm ha chiesto quindi un incidente probatorio, al quale potranno partecipare anche gli indagati con i rispettivi consulenti. Lo scorso maggio il gip di Trento, Marco La Ganga, aveva respinto la richiesta di archiviazione fatta dalla procura ed oggi l'inchiesta si allarga ulteriormente. La vicenda tuttavia è ancora lontana dalla sua soluzione. L'unica cosa certa è che tutti e quattro gli indagati erano in servizio nel reparto nei giorni in cui la piccola contrasse la malattia. Per il resto ancora troppe domande aspettano una risposta.