Riccardo Branchini, mamma Federica su stop allo svuotamento del Furlo: “Duro colpo. Non è politica, è umanità”

Continua a lottare Federica Pambianchi, mamma di Riccardo Branchini scomparso ad Acqualagna nel 2024. Dopo un primo via libera allo svuotamento della diga del Furlo, lì dove fu ritrovata l'auto di Riccardo il 13 ottobre del 2024, Pambianchi ha dovuto fare i conti con un nuovo stop imposto dalle autorità: la Provincia di Pesaro e Urbino ha infatti bloccato l'operazione stabilendo che, alle condizioni proposte da Enel Green Power, l'intervento non può avere luogo perché non vi sarebbero garanzie per salvaguardare la Riserva e i pesci.
"Il mio corpo ne ha risentito molto, è l'ennesima botta. – ha spiegato Federica Pambianchi, che questa sera sarà ospite della trasmissione ‘Chi l'ha visto?', a Fanpage.it – Il dubbio che mio figlio sia in quella diga dall'ottobre 2024 c'è, non lo nascondo. Allo stato dei fatti però io non so se mio figlio sia vivo da qualche parte oppure no. Se ci fosse lo svuotamento della diga, potrei ottenere delle risposte: se mio figlio si fosse tolto la vita sarebbe il dolore più grande, ma potrei dargli una degna sepoltura. Se invece in quella diga non ci fossero sue tracce, continuerei a cercalo con uno spirito diverso, sapendo che è fuori da qualche parte ancora in vita".

Sabato 23 maggio, la cittadinanza si prepara ad abbracciare mamma Federica e il suo Riccardo in un incontro proprio nei pressi della diga del Furlo. L'associazione Gens Nova ha promosso il ritrovo alla Golena del Furlo alle ore 15. "Non voglio parlare di politica perché la storia di mio figlio è questione di umanità e basta", sottolinea Pambianchi.
"Quando ho saputo che lo svuotamento della diga non ci sarebbe più stato ho immaginato cosa penserebbe mio figlio. Direbbe: ‘Non cercano una persona per salvaguardare i pesci?'". Secondo Pambianchi, l'ipotesi che Riccardo si sia gettato nella diga la sera della sua scomparsa è purtroppo concreta. "È un dubbio che ho perché conosco mio figlio: non avrebbe mai preso l'auto senza avvisare, anche perché non aveva neppure il foglio rosa ancora. Ha guidato per circa 2 km e ha riposto nella macchina in modo ordinato soltanto le scarpe e la cintura. Il resto dei vestiti era stato gettato alla rinfusa, come se li avesse tolti in un gesto stizzito. Nell'auto ha lasciato il portafogli con soldi e documenti, mentre il passaporto è rimasto a casa. Non voglio escludere niente, neppure la fuga con l'aiuto di qualcuno, anche perché non ho elementi per respingere alcuna ipotesi, ma il dubbio che mio figlio non abbia mai lasciato quella diga c'è".

La Procura indaga da mesi per istigazione al suicidio e restano sotto sequestro il computer dell'allora 19enne e la lettera trovata in camera di Riccardo. "Ancora oggi non ne conosciamo il contenuto – ha spiegato Pambianchi -. Abbiamo potuto leggerne solo una frase: ‘Con o senza di me'. Non sappiamo cosa voglia dire". Anche le segnalazioni, spiega Federica, si sono ridotte con il tempo. "Ho anche ricevuto foto in alcune circostanze, ma non era mai mio figlio. Per il resto sembra essere svanito nel nulla: mi sono iscritta in qualsiasi gruppo di italiani all'estero, camionisti, medici italiani nel mondo, e nessuno mai ha detto di averlo incontrato, neppure al pronto soccorso".

"Il passo indietro sullo svuotamento della diga per me è stato una botta anche a livello fisico. Mi aveva dato grande speranza perché quello che cerco io al momento è una risposta. Non voglio dire con sicurezze che non ho che mio figlio è in quella diga, anche perché sarebbe un dolore inimmaginabile, ma ho bisogno di un punto dal quale ripartire. Il mio corpo sta iniziando a cedere: ho avuto degli svenimenti negli scorsi giorni e sono sempre stanca, anche se riposo. Non riesco più neanche a dormire perché sono logorata dalle domande". Con l'avvocata che la segue, Elena Fabbri, Pambianchi sta valutando i prossimi passi da compiere. "Adesso sto prendendo le misure, spero sempre che ci sia un ripensamento. Se ciò non dovesse avvenire, cercheremo di capire cosa fare dal punto di vista legale. Per il momento stiamo cercando di raccontare la storia di Riccardo ai media, di lanciare appelli, di spingere le autorità a fare i conti con la loro coscienza".

"Chiedo solo una risposta, un punto fermo dal quale partire. Al momento non ho niente. Non so se Riccardo abbia compiuto qualche atto inconsulto, né il perché: in famiglia stava bene, con me e con sua nonna è sempre stato molto protettivo e se c'era un malessere, ha cercato di non farcelo capire. Pochi giorni prima di sparire, Riccardo mi chiese di accompagnarlo in banca e depositò 200 euro. Io non sapevo di questi suoi risparmi, né sapevo che li aveva depositati. Se avesse voluto sparire, forse avrebbe prelevato dei contanti, invece da quei conti non sono più stati registrati movimenti". L'ipotesi di reato alla base dell'indagine è quella di istigazione al suicidio, ma non ci sono indagati. "Se è di questo che parliamo, lo svuotamento della diga ci aiuterebbe a capire anche eventuali responsabilità, perché no. In questo momento sulla vita di mio figlio c'è un grande punto interrogativo. Quello che chiediamo, anche con il raduno di sabato, è la possibilità di avere una risposta. Parliamo della vita di un ragazzo di 19 anni, ma anche di quella di tutta la sua famiglia. Da cittadina, penso di meritarlo".
Quella della famiglia di Riccardo Branchini è una corsa contro il tempo: se il corpo del 19enne fosse nella diga, bisognerebbe tener conto dei 19 mesi trascorsi e della possibile decomposizione. "Nel fango potrebbero esserci tracce, ma è tutto un ‘forse'. Porre altro tempo in mezzo non fa che rendere il tutto maggiormente precario e le ricerche imprecise. Non posso vivere con questo dubbio". Pambianchi ha ringraziato Gens Nova, che ha organizzato l'incontro di sabato 23 maggio, il sindaco di Acqualagna, Pierluigi Grassi, per aver concesso i permessi insieme all'amministrazione comunale, i vigili del Fuoco e Mario Conti.