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6 Luglio 2017
17:14

Jaycee Dugard: storia della bimba rapita per 18 anni. E delle figlie avute dall’aguzzino

Il 10 giugno 1991, Jaycee Dugard, una bambina di 11 anni fu rapita da South Lake, in California. Due uomini la trascinarono nella loro auto puntandole una pistola alla testa sotto gli occhi del patrigno. Fu ritrovata dopo 18 anni di segregazione, ormai madre di due figlie avute dal suo stupratore e aguzzino.
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Il 10 giugno 1991, Jaycee Dugard, una bambina di 11 anni fu rapita da South Lake, in California. Due uomini la trascinarono nella loro auto puntandole una pistola alla testa sotto gli occhi del patrigno. Fu ritrovata dopo 18 anni dopo, ormai madre di due figlie avute dal suo e aguzzino. Ecco la storia completa della bambina che tutti credevano morta.

Il rapimento di Jaycee Dugard

Giugno 1991. Gli Stati Uniti di George Bush danno inizio, con l'attacco dell'Iraq, alla Guerra del Golfo, alla tv va in onda l'ultimo episodio di Dallas, la ventennale soap opera americana. Gli U2 stanno preparando l'uscita del leggendario album Achtung baby. A South Lake, piccolo centro benedetto dal bellissimo lago al confine tra California e Nevada, Jaycee, 11 anni, lunghi capelli biondi lisci e l'immancabile frangia di moda quell'anno, sta andando alla fermata del bus accompagnata del patrigno, che la segue in sella alla sua bici. In pochi secondi si verifica una scena irreale. Come nei peggiori incubi, in cui paralizzati dal sonno guardiamo gli eventi e le azioni scorrere davanti a noi senza poterli fermare, sotto il naso di Carl Probyn, due uomini scesi da un'auto spuntata all'improvviso davanti a loro, strattonano via Jaycee puntandole una pistola alla testa. Carl ingaggia un improbabile inseguimento con la sua bici, ma vede sparire quasi subito l'auto dei sequestratori tra alberi e semafori. Denuncia lo scioccante episodio alla moglie Terry e alla polizia. Ma gli agenti non gli credono e cominciano a indagare su di lui.

Chi sono i rapitori della bambina

Ad Antioch, sobborgo semirurale a circa tre ore di distanza da South Lake, nel paesaggio al limitare della baia di San Francisco, in cui le case si vendono a buon mercato, una donna sta preparando dei ‘regali' per una bambina. Nancy Garrido non è contenta di quel nuovo arrivo, ma è decisa ad assecondare fino alla fine l'uomo che ha sposato. Al suo arrivo la piccola è spaventata, i lunghi capelli biondi sono disordinati sulla fronte, ma sembra molto più docile di quello che ci sarebbe aspettata. Abituarsi a lei, forse, non sarà così difficile. Sarà tutto molto discreto, Phill ha costruito un rifugio con delle tavole di legno nel giardino, ci sono una toilette e una doccia da campeggio. La cosa più dura da accettare per Nancy è che suo marito abbia bisogno di quella bambina per appagare i desideri e gli istinti che lei non ha mai saputo soddisfare. La gelosia per quello che rappresenta per lui è un sentimento che la tortura. Passa così la prima estate, portando il cibo due volte al giorno nella prigione segreta, fingendo di non sapere cosa accade quando la notte il suo Phillip lascia il letto nuziale per andare in giardino. Intanto la bambina diventa un'adolescente e presto un grosso pancione ricorda a Nancy come suo marito trascorre il tempo con quella ragazzina. Tra le braccia di Nancy nasce la prima bambina, mentre una seconda viene alla luce 4 anni dopo.

Le figlie di Jaycee Dugard e il ghetto dei pedofili

Nella piccola cittadina industriale nessuno sospetta che dietro la folta vegetazione del giardino, nella casa di calcestruzzo di Walnut Avenue, venga tenuta segregata una ragazzina rapita che ha dato alla luce le figlie del suo aguzzino. I vicini di casa si fanno gli affari propri in quella città abitata da operai e disoccupati e da un'altra categoria di persone:  122 criminali sessuali vivono qui. Sono i risultati della legge Megan, approvata per rendere pubblici i nomi dei criminali condannati per reati sessuali, il cui principale effetto, tuttavia, è quello di creare quartieri-ghetto abitati da pedofili. A pochi metri dalla casa degli orrori vivono  due stupratori condannati e un molestatore di bambini. In quel contesto, in pochi si preoccupano deelle voci infantili che provengono da casa Garrido, dove abitano solo due coniugi di mezza età e l'anziana madre di uno di loro. Solo una vicina contatta lo sceriffo denunciando la strana presenza di una ragazza bionda e di due bambine nella casa di Creepy Phill, come lo chiamano nel vicinato. Alla segnalazione segue una perquisizione, che si conclude con un nulla di fatto: nessuno controlla il giardino.

La sindrome di Stoccolma

Passano gli anni e la bambina diventa una donna che passa le sue giornata a lavorare nella stamperia dei Garrido nella loro abitazione. Ha accesso a un telefono e un computer, potrebbe, se volesse, lanciare dei messaggi di aiuto. Eppure non lo fa, ha trovato un modo per sopravvivere a quello strazio: è lo spirito di adattamento, l'amore per quella strana famiglia partorita dell'orrore di una mente criminale. La Sindrome di Stoccolma, come viene definita, crea un legame traumatico tra la vittima e il carnefice. Intanto Garrido, che è sempre stato un fanatico religioso, si mette in testa di fare proseliti per fondare una sua chiesa. Il suo delirio lo porta davanti all'Università di Berkeley per distribuire volantini religiosi. I vigilantes del campus lo fermano per un controllo e scoprono che ha precedenti penali per violenza sessuale ed è in libertà vigilata. La polizia lo convoca a Concord, vicino a San Francisco, dove lavora il funzionario che si occupa della sua vigilanza. Garrido si presenta con la moglie Nancy, due ragazzine e una donna bionda che chiamano Alissa. L'agente che aveva controllato più volte la casa di Walnut Avenue senza notare la presenza di altri all'infuori dei tre abitanti, chiede ad Alissa chi sia. La giovane spiega di essere fuggita dalla casa del marito e di aver chiesto ospitalità ai Garrido insieme alle figlie. Poi confessa una cosa che spiazza tutti: "Sono Jaycee Dugart".

La risoluzione del caso

La ragazzina il cui nome era tra i missing americani più ricercati, il cui volto era apparso su cartoni del latte e volantini, era in quello squallido commissariato di Concord. Senza accorgersene, con la sua follia religiosa Garrido si era smascherato, salvando involontariamente la ragazza e le sue due figlie. Entrambe, forse, vittime dello stesso orrore si sua madre. Quando l'FBI informò Terry che sua figlia era stata ritrovata dopo 18 anni e che l'avrebbe riabbracciata, insieme a due nipotine, l'emozione fu incontenibile. Dalla casa dove si era trasferito dopo il divorzio che aveva inevitabilmente seguito la tragedia, anche il cuore Carl, il patrigno di Jaycee, scoppiò di gioia alla notizia del suo ritrovamento.

Jaycee Dugard oggi

Oggi Jaycee Dugard vive con la madre, la sorellastra e le figlie. Con l'aiuto di psicologi esperti ha ripreso una vita normale, mentre per le sue figlie – che durante la segregazione non hanno mai ricevuto istruzione o cure mediche – la strada è ancora difficile. L'ex bambina con la frangia bionda ha scritto un libro intitolato "A stolen life", per raccontare la sua vita da prigioniera. Phillip Garrido, soprannominato da i media "the American Fritzl", dal nome di Josef Fritzl, il mostro austriaco che tenne segregata per 24 anni la figlia Elisabet costringendola a partorire sette figli, sconta la sua condanna in carcere insieme alla moglie Nancy.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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