"Concorrente consapevole delle attività illecite del compagno. In relazione alle contestazioni elevate nei loro confronti, auspicando nel rispetto delle prescrizioni imposte, proporzionata si rivela la misura degli arresti domiciliari, da eseguirsi presso l'abitazione di residenza". È quanto si legge nelle oltre 300 pagine dell'ordinanza firmata tre giorni fa dal gip di Piacenza, Luca Milani, che ha portato all'arresto di sei carabinieri della caserma Levante della città emiliana per i reati, tra gli altri, di spaccio di droga, estorsione, lesioni personali e torture. Il riferimento del giudice è a M.C., compagna di un appuntato al centro dell'operazione Odysseus e sua complice, finita per questo ai domiciliari. La donna, 38 anni, non solo avrebbe accompagnato il fidanzato a ritirare la sostanza stupefacente ma l'avrebbe anche nascosta. I due stanno insieme da 4 anni, dopo che il carabiniere si è separato dalla ex moglie.

Nelle intercettazioni che hanno permesso agli inquirenti di ricostruire quella che gli stessi militari coinvolti definiscono "un'associazione a delinquere", si sentono M.C. e il compagno e in divisa parlare tranquillamente dei soldi da nascondere del traffico di droga e delle stesse sostanze, direttamente a casa,  e le fornisce anche piccole dosi di marjiuana per uso personale. "Amore è resina pura. Fatto veramente bene…porto su lo mettiamo un attimo nel..nel..nella parte di dietro in lavanderia no?", dice il militare, "E se lo metti sul balcone?", replica lei. "No allora lo metto nel garage dai, c’ho le chiavi qua….. un attimo a volo nel garage", ancora lui, a cui la donna risponde: "Te lo metto dentro un barattolo".

Sul denaro che la coppia aveva accumulato grazie alle attività illecite significativa è un'altra intercettazione, ottenuta mentre i due erano in auto. "Amore questa cartellina con i soldi posso metterla nel baule?", chiede la donna, a cui il compagno replica: "No amore mettila davanti perché mi servono i soldi, ho solo 50 euro………. anzi ti.. sfilami da dentro 100 euro e poi quella la metti nel baule". Ma tanti sono gli episodi che vedono protagonisti i due citati all'interno dell'ordinanza del Gip. Il primo marzo 2020, ad esempio, i due di rientro dalla serata trascorsa a Fidenza, durante il tragitto, parlano liberamente dell’attività di spaccio svolta dal carabiniere. "Mo devo passare di là, amore… a casa, un attimo, della mamma di S., devo prendere la roba”, e all’obiezione della donna se dovesse ritirarlo proprio a quell’ora, la risposta è: "Si, amore, perché se non la prendo, la perdo e… e sono mille euro di guadagno, gli ho dato ottocento di quelli che avevo, eh. (…)  Se non la prendo, la perdo e… e sono mille euro di guadagno, gli ho dato ottocento di quelli che avevo".

Infine alla compagna il carabiniere racconta anche alcune fasi dell’arresto di un cittadino egiziano precisando, da subito, di averlo massacrato di botte: "Minchia, questo c’haf atto penare! – è il contenuto delle intercettazioni -. Mamma mia… mamma quante mazzate ha pigliato, mamma mia! Però io sapevo che era lui e ha preso subito due-tre schiaffi (…) Amore, colava il sangue, il sangue sii colava da tutte le parti, sfasciato da tutte le parti, non parlava. Un ragazzino del novantasei. Non ha detto “A ”, amo, credimi che ne ha prese, ne ha prese!". Ha poi ribadito che il reale obiettivo era quello di appropriarsi di parte dello stupefacente da rivendere nella piazza di spaccio piacentina, sempre sull’assunto iniziale che il ragazzino detenesse un chilo circa di hashish. "Ma ce l'aveva la roba? ", chiede la donna, a cui l'appuntato risponde: "Ma neanche… secondo me il grosso… il grosso ce l ’aveva nascosto, è stato molto furbo, molto furbo!".