Da oltre un mese e mezzo 18 pescatori di Mazara del Vallo sono sequestrati in Libia dopo essere stati bloccati in mare dalle autorità libiche del governo non riconosciuto del generale Haftar e rinchiusi a Bengasi in una palazzina militare. Da allora nessuno ha più potuto vederli né sentirli, nemmeno i loro familiari che da settembre ormai hanno avviato una lunga azione di protesta con gesti anche eclatanti come legarsi davanti a Montecitorio, a Roma, per chiedere a gran voce al governo italiano di intervenire al più presto per riportarli a casa. Al loro fianco sin da primo momento si è schierato lo stesso sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci che si è mosso a tutti i livelli per sollecitare un intervento sui libici ma finora senza risultati concreti.

Il Sindaco di Mazara: "Bisogna liberare i pescatori, situazione non è più sostenibile"

"Da oltre 45 giorni non abbiamo avuto notizie, né un contatto visivo né telefonico con i nostri uomini mazaresi, di nazionalità diverse, ma tutti appartenenti alla nostra comunità. Questo sta generando uno stato di frustrazione, di rabbia da parte di tutta la comunità ma soprattutto dei familiari. Familiari che da quasi un mese sono in presidio permanente in piazza Montecitorio. Ora è il momento di dare segnali forti per risolvere questa vicenda" ha dichiarato il primo cittadino di Mazara. Lo stesso Sindaco è stato ricevuto più volte da rappresentanti del governo in vari faccia  a faccia, l'ultimo dei quali con l'Ambasciatore Pietro Benassi, Consigliere Diplomatico di Palazzo Chigi. La Farnesina dal suo canto ha assicurato di essersi già mossa a vari livelli spiegando che i pescatori sono trattati in modo dignitoso e non sono detenuti in senso stretto ma non possono muoversi.

Il sequestro dei due pescherecci e le accuse dei libici

I 18 pescatori, equipaggio dei due pescherecci Antartide e Medinea sono trattenuti a Bengasi dallo scorso 1 settembre dopo essere stati fermati nel Mediterraneo durante una battuta di Pesca. Si tratta di otto italiani sei tunisini, due indonesiani e due senegalesi. L’accusa dei libici è quella di aver sconfinato in acque territoriali libiche e per questo nei loro confronti la procura militare locale ha avviato un procedimento penale che si dovrebbe aprire il 20 ottobre. Non è la prima volta che dei pescherecci italiani vengono fermati dai libici con l’accusa di aver violato le acque territoriali ma dai primi contatti avuti dalla diplomazia italiana in realtà quella avanzata dai libici di Haftar pare solo una scusa dietro la quale si nasconderebbero richieste al governo italiano decisamente più pesanti.

Le difficili trattative con il generale Haftar

"Si vuole alzare la tensione e forse anche il prezzo della trattativa. Sono convinto che i capi di imputazione siano falsi, i nostri pescatori erano là per lavorare" ha dichiarato lo stesso Quinci, aggiungendo: "Sono trattenuti in una zona sotto il comando di un governo non riconosciuto. C’è la sensazione che il generale Haftar stia un po’ giocando con noi. Certamente c’è un disegno, che è quello di mettersi al centro delle attenzioni internazionali". L'Italia infatti riconosce solo il governo del primo ministro Fayez al Serraj e Haftar da tempo cerca invece un riconoscimento internazionale. Che le trattative siano  molto complicate emerge dalle stesse dichiarazioni del governo  come quella del ministro Federico D’Incà  che nei giorni scorsi ha spiegato: "L’impegno del governo per i pescatori in Libia è massimo ma è caratterizzato come è d’obbligo in questi casi da un basso profilo mediatico e da un’azione sottotraccia".