“Per anni ho svolto lavori pesanti nonostante l’invalidità, arrivata a 58 anni temo di restare disoccupata”

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Carmen, 58 anni, ha raccontato a Fanpage.it le difficoltà affrontate per tornare nel mondo del lavoro dopo aver dovuto abbandonare il proprio impiego a tempo indeterminato per prendersi cura di un familiare malato. “Quando ho deciso di rimettermi in gioco, mi sono imbattuta solo in ambienti tossici, senza contratti e senza tutele. Oggi mi rendo conto che ci si arrangia senza vedere la linea di arrivo”.

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Una vita passata a lavorare, poi la necessità di chiedere l'aspettativa dal proprio impiego per prendersi cura di un familiare con problemi. Alla fine, nel 2024, Carmen, 58 anni, ha dovuto lasciare il proprio lavoro a tempo indeterminato. Un'incompatibilità di orari, spiega a Fanpage.it: per esigenze personali, non avrebbe più potuto svolgere turni di mattina presto.

"Non sono mai stata a casa a lungo – racconta Carmen a Fanpage.it -. Lavoro da sempre, per me non è solo una questione di sopravvivenza, è anche un valore, perché credo nell'indipendenza economica delle donne. Penso sia fondamentale. A casa sono sola con un figlio che purtroppo non lavora ancora, ma avrei voluto lavorare anche se avessi avuto un'altra situazione. Non voglio restare disoccupata, a 58 anni però temo che il mio destino sia di sfruttamento e impieghi a scadenza".

Per anni Carmen si è occupata di pulizie e dal 2010 circa fino al 2021 è stata impiegata in una ditta. "Avevo un contratto a tempo indeterminato, mi è dispiaciuto dovervi rinunciare nel 2024. Non avrei potuto fare diversamente. In genere non sono mai rimasta a casa a lungo, ho pensato che prima o poi avrei trovato altro, invece così è iniziato il mio incubo".

A Fanpage.it racconta di essersi sempre rimboccata le maniche, perfino al costo di ignorare la difficoltà di svolgere lavori pesanti con un'invalidità parziale certificata del 46%. "Purtroppo ho problemi fisici legati a un incidente: uno avvenuto in casa e l'altro verificatosi negli anni della gioventù, quando sono stata investita mentre ero in strada. Nulla di gravissimo, perché ho sempre lavorato e spesso ho evitato di aggiungere questo dettaglio. Ho voluto ometterlo anche nella mia nuova ricerca di lavoro".

Secondo quanto racconta Carmen, dal 2024 in poi sono stati diversi gli impieghi che ha svolto, non tutti tutelati dai doverosi contratti. "Subito dopo il licenziamento dal mio primo impiego, sono tornata a lavorare come cameriera e barista. In un locale ho lavorato a nero per diverso tempo. Davanti alle mie insistente per un contratto, il mio datore di lavoro si era finalmente convinto ed io mi ero tranquillizzata. Parlando mi aveva detto di dover anche assumere una persona di categoria protetta, così io ho detto della mia invalidità. Da quel momento il suo atteggiamento è molto cambiato". Secondo Carmen, infatti, il suo datore di lavoro "temeva" di doverle concedere lunghi periodi di malattia e per questo motivo avrebbe poi deciso di non farle il contratto a tempo indeterminato, promettendogliene invece uno a chiamata. "Non ho voluto. L'ultimo giorno di lavoro mi ha fatto firmare un contratto e successivamente la fine di quest'ultimo per non avere problemi. Non ho denunciato e ho deciso di rimboccarmi di nuovo le maniche. In breve tempo ho trovato un impiego in un bar e qui sono rimasta per tre mesi, anche in questo caso senza tutele".

Secondo quanto racconta Carmen, il titolare del locale avrebbe deciso poi di vendere l'attività. "L'ho messo davanti a un bivio e quando lui non ha voluto mettermi in regola, sono andata via. L'età al momento è un limite per la mia ricerca di lavoro, ma posso ancora dare tanto, non voglio stare a casa. Ho bisogno sicuramente di pagare le bollette e fare la spesa, ma ho anche bisogno di sentirmi produttiva".

"Subito dopo ho trovato un altro bar in una stazione. Mi piaceva moltissimo, ma ho dovuto lasciarlo per mobbing. Ho avuto diversi problemi con le colleghe e per me la situazione era diventata insostenibile" Dopo quest'esperienza, Carmen non si è persa d'animo e ha trovato un nuovo impiego in un'impresa di pulizie. "Mi trovavo bene, ma facevo un lavoro molto faticoso in un centro per ragazzi disabili. Mi occupavo della pulizia dei bagni e non era sempre facile perché parliamo di persone non autosufficienti. Per me era troppo duro, ma non c'erano altri posti disponibili e dopo un po' ho mollato".

In seguito, Carmen ha lavorato in un albergo, come addetta alle pulizie in uno showroom di mobili e poi in una gastronomia. "Credevo di aver trovato un buon posto e di poter serenamente guardare alla pensione, ma purtroppo anche in questo caso, per dinamiche legate al mobbing, sono finita a svolgere le pulizie più pesanti. Avrei continuato a farlo perché sono abituata e a me non pesa più di tanto, ma i rapporti con la mia collega erano diventati insostenibili. Ha fatto in modo che tutti gli altri lavoratori fossero contro di me e quando anche il titolare ha smesso di parlarmi e di rispondere ai miei messaggi, sono stata costretta a lasciare. Avevo firmato un contratto di un anno e poi le cose si sarebbero stabilizzate, ero felice ma purtroppo non ha funzionato come avrei voluto".

"Il 5 ottobre scorso avevo trovato un altro impiego in una gastronomia a conduzione familiare. Avrei dovuto sbucciare le patate e preparare pietanze poco impegnative come panini e tramezzini. Ero contenta perché il titolare aveva parlato di un contratto e così ho iniziato i miei turni di 7 ore al giorno. La prima firma però ho potuto apporla solo il 10 ottobre e l'impiego era molto pesante. Non mi sono mai lamentata perché non volevo compromettere le mie possibilità di rimanere. Alla fine però il mio fisico non ha retto, ho iniziato ad avere un forte mal di schiena e ho dovuto chiedere la malattia per circa 6 giorni. Quando sono tornata, la moglie del titolare mi ha licenziata. Mi ha detto che non era stato corretto assentarmi dal lavoro durante il periodo di prova, ma la malattia non è un'assenza ingiustificata e non parliamo neppure di ferie".

"C'è un grandissimo sfruttamento, purtroppo. Quando parlavo del contratto, il mio datore di lavoro cercava sempre di trovare difetti nelle mansioni che svolgevo, dicendomi che ero troppo lenta. Alla fine ha insinuato che avessi ‘deciso' di ammalarmi per superare il periodo di prova che ormai volgeva al termine. Gli unici errori che credo di aver commesso nella mia storia lavorativa, riguardano le scarse tutele che ho concesso a me stessa e al mio stato di salute. Per il resto ho sempre fatto di tutto, anche quello che non avrei dovuto fare". "È un mondo del lavoro ingiusto per chi come me ha un'età più avanzata, figurarsi per i più giovani. Ogni giorno ci si arrangia senza vedere però la linea di arrivo o uno scopo ultimo".

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