Laureata in Pedagogia, lavora da anni nella scuola primaria ma non può insegnarvi: “Un paradosso”

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Laureata in Pedagogia, con un master e anni di esperienza educativa, Annalisa lavora dal 2020 nelle scuole primarie attraverso supplenze e interpelli, ma non può accedere all’insegnamento con il suo titolo. Può invece insegnare alle superiori. A Fanpage.it racconta il paradosso che vive, le difficoltà nel trovare supplenze e chiede che la formazione pedagogica e l’esperienza maturata sul campo vengano maggiormente riconosciute.

Laureata in Pedagogia, con un master e anni di esperienza nel settore educativo, dal 2020 lavora nelle scuole primarie attraverso supplenze e interpelli. Eppure, nonostante la formazione e le competenze maturate sul campo, non può accedere all'insegnamento nella primaria con il solo titolo universitario. Una situazione che Annalisa, pedagogista originaria della Sardegna e residente in provincia di Siena, considera un paradosso. "Io potrei insegnare alle superiori, ma non alla primaria", racconta a Fanpage.it, riferendosi alla classe di concorso A-18, Scienze umane e Filosofia, alla quale può accedere con la sua laurea.

La sua storia professionale comincia nel 2004, quando si laurea in Pedagogia. Per anni lavora nel settore sociale, soprattutto in comunità per minori, collaborando anche con i servizi sociali e il Tribunale per i minorenni. Nel 2017, dopo la nascita del figlio, lascia il lavoro nelle cooperative, anche a causa dei turni pesanti, e avvia un'attività privata come pedagogista. Dal 2020 comincia a lavorare anche nelle scuole, inizialmente attraverso le messe a disposizione e poi con gli interpelli. Da allora ha accumulato oltre tre anni di esperienza nella primaria, continuando a formarsi e specializzandosi, tra le altre cose, sui disturbi specifici dell'apprendimento.

La storia di Annalisa: "Posso insegnare alle superiori, ma non alla primaria"

È proprio il confronto tra i due ordini scolastici a lasciarla più perplessa. Con la sua laurea può accedere alla classe di concorso A-18, che comprende materie come pedagogia, psicologia e sociologia negli istituti secondari. Non può invece accedere all'insegnamento nella primaria, per il quale sono previsti specifici titoli abilitanti, tra cui la laurea in Scienze della formazione primaria e il diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002.

"Mi domando perché una laurea in Pedagogia, che è un titolo universitario specifico orientato all'educazione, non venga considerata allo stesso modo", spiega. Il problema, per lei, si manifesta anche quando cerca una supplenza. In alcuni interpelli, racconta, si è imbattuta in avvisi che prevedevano una precedenza per chi possiede il diploma magistrale o altri titoli rispetto alla sua laurea. Una situazione che, a suo avviso, non valorizza adeguatamente il percorso di chi ha continuato a studiare e ha maturato esperienza nel settore educativo.

Annalisa precisa di non voler mettere in discussione il valore delle persone che hanno conseguito quel diploma, né rivendicare scorciatoie. La sua critica riguarda il sistema di reclutamento e la possibilità di riconoscere maggiormente le competenze acquisite nel corso degli anni. "Mi manca l'esame di didattica e quello di matematica, ma per il resto ho una formazione molto affine", sostiene.

"Mi sono ritrovata a compilare i PEI di altre colleghe"

A rendere ancora più forte la sua contestazione è l'esperienza maturata direttamente nelle classi. Annalisa racconta di essersi trovata, anche nell'ultimo anno scolastico, a compilare i Piani educativi individualizzati (PEI) non soltanto per i due bambini che seguiva, ma anche per altri alunni affidati a colleghe che, secondo la sua testimonianza, non avevano familiarità con quello strumento.

"Mi sono ritrovata a compilare i PEI di altre persone, di colleghe che non sapevano neanche che cosa fosse il PEI", racconta. Un episodio che per lei dimostra quanto la formazione specifica sui disturbi dell'apprendimento e sui bisogni educativi possa essere importante nella quotidianità scolastica. "Io su questo mi sono formata, ho continuato a formarmi", aggiunge, spiegando di aggiornarsi costantemente e di utilizzare queste competenze anche nel lavoro privato.

Il confronto con chi ha conseguito il diploma magistrale molti anni fa è quindi, per Annalisa, soprattutto una questione di riconoscimento delle competenze. "Come fa una persona che ha studiato trent'anni fa ad avere più competenze di un laureato in Pedagogia specializzato nei disturbi dell'apprendimento?", si domanda. Una riflessione che non riguarda, sottolinea, le singole insegnanti, ma i criteri con cui vengono selezionati gli aspiranti docenti.

"Le chiamate sono diminuite, ma continuo a cercare supplenze"

Negli ultimi anni, inoltre, anche le opportunità di lavoro attraverso gli interpelli sarebbero diminuite. Annalisa riferisce di aver notato un calo delle chiamate, che stima intorno al 20-30 per cento rispetto al periodo in cui aveva iniziato a lavorare nelle scuole, nel 2020, durante la pandemia. Una valutazione personale, che non è in grado di quantificare con precisione, ma che descrive le difficoltà incontrate nel cercare nuove supplenze.

Nel frattempo continua a lavorare come pedagogista privata, un'attività che le permette anche di sostenersi economicamente, mentre attende risposte alle candidature presentate per gli interpelli. Non ha abbandonato l'obiettivo di lavorare stabilmente nella scuola, ma considera frustrante dover continuare ad accumulare titoli e formazione senza avere un percorso chiaro per accedere all'insegnamento nella primaria.

La sua richiesta è che venga riconosciuto maggiormente il valore della formazione pedagogica e dell'esperienza maturata sul campo, anche attraverso percorsi specifici di accesso all'abilitazione o alla specializzazione sul sostegno. "Non chiedo che mi venga regalato un posto di lavoro", chiarisce a Fanpage.it. "Mi chiedo soltanto perché tutto quello che ho studiato e l'esperienza che ho acquisito non possano essere valorizzati".

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