Maria Chiara
in foto: Maria Chiara

"Questo weekend dall'aeroporto di Bologna non ci hanno fatto volare. Non ci è ancora del tutto chiaro il perché ci abbiano negato l'imbarco due giorni di fila. Quello che è chiaro è che le persone disabili non vengono trattate come veri clienti" così Maria Chiara ed Elena Paolini, due sorelle marchigiane che da tempo di battono per i diritti dei disabili, hanno denunciato su Facebook la loro disavventura all'aeroporto del capoluogo emiliano dove erano in procinto per partire alla volta dell'Irlanda. "eravamo state selezionate per frequentare una Summer School di una settimana in Irlanda, il cui argomento era "legge e disabilità": ironico, no?" ha scritto Elena in un post sulla loro pagina comune Witty Wheels, raccontando: "Sabato, al check-in di Aer Lingus ci hanno presentato tre motivi per cui non avremmo potuto volare: le batterie delle carrozzine, la preoccupazione per quale posizione potevamo assumere sul sedile e il fatto che non avevamo mandato la documentazione in anticipo".

Le batterie in realtà "avevano ricevuto l'approvazione per volare (oltre che da vari voli precedenti) dalla compagnia aerea, informata per email" ha ricordato Elena in riferimento alle batterie delle carrozzine elettriche che usano per spostarsi. Riguardo alla posizione in aereo, invece, "noi di solito viaggiamo stese, ma stavolta ci hanno detto che non era permesso. Però possiamo anche stare sedute durante il volo, anche se con molto meno comfort, ed eravamo pronte a farlo" ha rivelato la ragazza. Questo però sembra non essere bastato. "Non ci hanno creduto, hanno chiesto un certificato medico che lo attestasse e noi glielo abbiamo fornito. Non gli andava ancora bene. Dovevamo contattare la compagnia per email e compilare un lungo modulo per farci dire da un medico in Germania se eravamo idonee a volare"ha ricostruito la giovane. Per quanto riguarda la documentazione in anticipo, infine "non ci hanno saputo dire chiaramente che cosa avremmo dovuto mandare".

Dopo una notte in hotel, la cosa si è ripetuta anche l'indomani e che con un'altra compagnia aerea, la Lufthansa. A questo punto le ragazze hanno capito che "l'impedimento veniva (anche) dall'aeroporto". "Altri operatori che il giorno prima erano stati gentili e normali, domenica erano prevenuti, evasivi e scostanti. Poi, un’impiegata mai vista prima a cui chiedevamo un'informazione che non c'entrava col viaggio si è lasciata sfuggire ‘Ah, ma voi siete quelle… ehm cioè che aspettate da tanto' " ha raccontato infatti sempre Elena nel lungo Post. Alla fine sono rimaste  a terra anche domenica.

"Siamo state trattate con paternalismo e arroganza, come casi medici, patologizzate, guardate come bestie strane. Ci sono state lanciate motivazioni confuse e contraddittorie, mentre ci facevano pesare il fatto stesso che eravamo lì. Passa il messaggio molto chiaro che se sei disabile tu con il tuo corpo sei un problema, un cliente di serie B a cui puoi dire qualunque cavolata senza conseguenze, con cui puoi giocare a fare i medici e i poliziotti. È questo il livello a cui si arriva con i clienti disabili. Da come si sono svolti i fatti crediamo che la responsabilità (che poi in queste situazioni è sempre confuso di chi sia) sia in massima parte del personale dell'aeroporto" ha concluso Elena.