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18 Giugno 2021
17:39

Paghe da fame, turni da incubo: la logistica è l’inferno dei lavoratori, un sogno per multinazionali

Quali sono le reali condizioni dei lavoratori della logistica? Cosa vogliono? Perché oggi, più che di logistica, si dovrebbe parlare di “supply chain” e in che modo questa riguarda noi tutti? Proviamo a fare chiarezza. Perché nei magazzini bisogna lottare anche per avere 10 minuti di pausa ogni 2 ore (purché faccia molto caldo o molto freddo) sottostando a capi che magari hanno residenza a Lugano e pagano in valuta rumena.
A cura di Stela Xhunga
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Morire di sciopero, come successo oggi fuori dallo stabilimento Lidl di Biandrate, Novara, dove Adil Belakdim, coordinatore Si Cobas Novara, è stato ucciso da un camion che ha forzato il presidio dei lavoratori. Al di là delle fazioni politiche, quali sono le reali condizioni dei lavoratori della logistica? Per che cosa si battono? Cosa vogliono? Perché oggi, più che di logistica, si dovrebbe parlare di supply chain e in che modo questa riguarda tutti noi? Proviamo a fare chiarezza.

Il diritto a una pausa di 10 minuti ogni 2 ore è arrivato solo due anni fa

Sembra incredibile, ma è stato necessario scioperare per far sì che ad alte temperature, come a giugno e luglio, o a basse temperature, come a gennaio e febbraio, i lavoratori del polo logistico di Piacenza possano fare una pausa di dieci minuti ogni due ore. L'accordo è stato siglato davanti alla Prefettura solo due anni fa, prima non esisteva. La pausa nel CCNL è prevista dopo 6 ore di lavoro continuative. Se inizi alle sei la prima pausa ce l'hai a mezzogiorno. Le pause "break" le ottieni facendo regolamenti interni all’azienda oppure accordi di secondo livello. Come si strappano gli accordi all'azienda che non te ne vuole concedere? Con lo sciopero.

Ancora più recente, fresco di giugno 2021, è il ticket mensa, pari a 5,29 euro. Se in altri settori si arriva fino a 10 euro, per spuntare un ticket da 5,29 il Sindacato Italiano Cobas ha scioperato ininterrottamente per 10 giorni, questo perché, nel CCNL c’è  scritto solo che l’azienda deve "fornire un posto adeguato per mangiare", non è previsto il ticket mensa. Inutile ribadire l'ovvio: chi lavora nella logistica non sta in centro città, dove può scegliersi il bar di fiducia, sta in mezzo ai campi, ai lati delle autostrade e delle tangenziali.

“Tu morirai con 1400 lordi”

Il contratto nazionale Logistica, Trasporto Merce e Spedizione, firmato dai sindacati confederali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti e rifiutato dalle sigle di base prevede che un neo-assunto entri con un 6° livello J e prenda 1200 lordi, cui, tolto il 23% di tasse, rimane circa 950 euro. Dopo 18 mesi di lavoro ha diritto a passare al livello 6° S , arrivando a 1300 euro lordi. Di lì, passati altri 12 mesi, può accedere un 5° livello, prendendo 1544 lordi. Ricapitolando, dopo due anni e mezzo di lavoro, un lavoratore della logistica può ambire ad arrivare a 1544 euro lordi. A patto che non abbia lavorato a intermittenza, come propongono di default la molte delle cooperative cui si appoggiano i big della logistica.Dal 5° livello in su, fino al livello quadro, si può scalare solo per mansioni. "Se tu fai il prelievo merce,  per 15 anni continui a fare il pickerista per un'azienda che non ti affida mai altre mansioni, nemmeno quella del carrello, per cui già sono 1600 euro lordi, tu morirai con 1400 lordi. Tutto ciò che ti spetta sono aumenti di 22 euro lordi ogni due anni di lavoro", dichiara Gianluca Franciosi, coordinatore di Si Cobas Piacenza.

La supply chain governa il mondo, ma chi governa la supply chain?

Oggi l'industria dei trasporti non sposta semplicemente merci da un luogo di produzione a un luogo di vendita, ma è parte essenziale del processo industriale. Per supply chain si intende il processo che permette di portare sul mercato un prodotto o servizio, non soltanto trasferendolo, ma assemblandolo nelle sue componenti. Un processo complesso, essenziale al settore industriale ma pure al settore terziario (il deliveroo è un esempio di supply chain) oggi in mano alle multinazionali, che si articolano con sapienza fra cooperative, società di capitale, consorzi, depositi bancari, immobili, investimenti in Italia e all’estero.

Se le infrastrutture assomigliano come Internet, sono aperte all'uso di tutti, le supply chain funzionano come Intranet, tramite reti di collaboratori, che subappaltano, creano giochi al ribasso, aprono e chiudono cambiando la ragione sociale, riciclano, evadono, tutto in estrema velocità, approfittando della lentezza con cui in Italia l'apparato di controllo registra l’evasione fiscale, quella contributiva e perfino il mancato versamento dell’IVA. Da un lato, quindi, abbiamo società fraudolente che durano al massimo 18 mesi, dall'altro abbiamo una burocrazia che impiega anni  a notificare l'evasione. Sopra, a godersi i profitti, neanche a dirlo, le multinazionali.

Riciclaggio, evasione e stipendi in valuta rumena

"Durante uno sciopero alla Ceva nel 2018 venne la Guardia di Finanza, il colonnello si avvicinò e mi disse ‘non ci interessate voi': dopo pochi giorni arrestarono circa 15 persone, tutti capi, tutti con residenza in Svizzera". L'episodio si riferisce all'operazione "Labirinto" della Guardia di Finanza di Pavia che arrestò Giancarlo Bolondi, 63 anni, milanese, padrone indiscusso di Premium Net e di un articolato sistema di cooperative. Lui, insieme a una decina di persone, gestiva "la città del libro", il polo logistico dell'intera editoria italiana e straniera. Seguì uno dei sequestri più consistenti disposti dal Tribunale di Milano su richiesta dei pm, Bruna Albertini e Paolo Storari: 17 milioni di euro e 120 appartamenti finemente arredati, autorimesse e terreni in Valle d’Aosta, Piemonte, riviera ligure di Levante (Camogli), in Lombardia nelle province di Milano, Brescia e Lodi, compreso un villaggio turistico sul ago di Garda e le indagini si allargarono all'infiltrazione mafiosa. Agli operai della logistica lo stipendio arrivava in valuta rumena.

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