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20 Gennaio 2022
13:54

Padre in spalla per 12 ore nella foresta per farlo vaccinare: “Convinti perché isolati da fake news”

Il racconto di Eric Jennings Simões, medico e autore dello scatto diventato virale che mostra l’indigeno brasiliano che porta in spalla il padre per 12 ore nella foresta amazzonica per farlo vaccinare contro il covid.
A cura di Antonio Palma
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Quella foto con l’indigeno brasiliano che porta in spalla il padre per 12 ore nella foresta amazzonica per farlo vaccinare contro il covid “è autentica” e quel gesto è stato possibile anche perché gli indigeni brasiliani di quella tribù vivono isolati e al “riparo dalle fake news sul vaccino anti covid”. Lo ha spiegato Eric Jennings Simões, medico e autore dello scatto diventato viralenei giorni scorsi. Secondo il suo racconto a L’Avvenire, lo scatto risale a un anno fa, il gennaio 2021, quando era appena iniziata la vaccinazione tra la tribù dei nativi Zó’é.

Il gruppo già vive isolato e, in accordo con i capi tribù, si era deciso di non fare entrare nessuno nel loro territorio, nemmeno i medici, proprio per evitare focolai di contagio e i sanitari erano rimasti ai margini del loro territorio. Da qui l’esigenza di spostarsi dall’interno verso il punto convenuto per i vaccini. “È accaduto quasi un anno fa ma me lo ricordo perfettamente. Come dimenticare quel 22 gennaio 2021? Eravamo arrivati in prossimità del territorio dei nativi Zó’é il giorno prima. Ero molto emozionato. Dopo infiniti mesi di attesa, morte e disperazione, finalmente il vaccino era disponibile” ha raccontato l’uomo, rivelando: “Per suggellare il momento, ho deciso che la prima dose sarebbe stata impiegata su di me. E che ad iniettarmela fosse Hun, la persona del popolo Zó’è appositamente formata”.

Da quel momento tutti si sono messi in file e a turno si son diretti verso il luogo, anche a chilometri di distanza, per farsi vaccinare. Alla base del tutto ovviamente la fiducia nei medici che, dopo il primo contatto nel 2002, col tempo hanno imparato a conoscere e rispettare. “Utilizzano la medicina tradizionale ma sanno che su alcune malattie non ha effetto. Per questo, accettano il nostro aiuto. Hanno sperimentato che possono fidarsi. Quando siamo arrivati con il Coronavac, il vaccino disponibile in quel momento per il Covid, non si sono, dunque, stupiti” ha raccontato il neurochirurgo. “Nessuno ha fatto resistenza. Con altri popoli, bersagliati di fake news, come i Kayapó, i Suruní e i Mundurukú, è stato più complicato. Spesso le notizie false fanno più danni del Covid… Gli Zo’é, che si erano autoisolati fin dall’inizio della pandemia, ci hanno solo chiesto di non entrare nei villaggi” ha spiegato il medico

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