Padova, le asportano un seno per un cancro ma la diagnosi era sbagliata: dopo 7 anni scopre scambio di provette

Le hanno diagnosticato un tumore ed è stata sottoposta all'asportazione di un seno, ma dopo sette anni ha scoperto di essere stata vittima di un assurdo errore sanitario.
Protagonista della vicenda è una donna padovana di 51 anni a cui nel 2018 è stato diagnosticato un carcinoma duttale di terzo grado. Tuttavia, stando a quanto emerso successivamente, i risultati degli esami appartenevano a un’altra paziente.
Come racconta il Corriere del Veneto, sarebbe infatti avvenuto uno scambio di provette, forse nei laboratori dell’Usl Euganea, dove era stato prelevato il campione per la biopsia, o in quelli dell’Azienda ospedaliera, dove era stato analizzato.
Nel 2018 uno screening di routine a cui si era sottoposta la 51enne aveva evidenziato la presenza di microcalcificazioni sospette alla mammella, tali da richiedere un approfondimento diagnostico.
La pazienta aveva fatto una biopsia che aveva svelato una tipologia di tumore aggressiva e in fase avanzata che richiedeva un intervento di rimozione totale del seno sinistro. Pochi giorni dopo le dimissioni, la donna aveva ricevuto l'esame istologico che aveva rivelato l'assenza di cellule tumorali.
Non perché fosse ‘guarita', ma perché, stando a quanto emerso anni dopo, non aveva nessun tumore. Infatti, come ha spiegato l’avvocata della signora, Manuela Da Ruos, "la paziente ha subito una mastectomia non necessaria con sette interventi ricostruttivi e una sofferenza psichica grave dovuta a 7 anni di erronea convinzione di essere affetta da carcinoma".
L'errore è stato scoperto durante le procedure per tentare di ‘risolvere' i danni estetici provocati dall'intervento, quando tra il 2021 e il 2024 si è sottoposta a sei interventi tra Padova, Parma e Lecce.
Durante le perizie medico-legali è emersa una discrepanza tra i 14 frustoli prelevati nella biopsia originale e i 5 analizzati dal patologo che aveva certificato il cancro. La prova definitiva è arrivata dalla comparazione tra il Dna della donna e il materiale biologico prelevato nel 2018, che ha dimostrato che quei tessuti malati appartenevano a un’altra persona.
Adesso sarà necessario chiarire dove sia avvenuto lo scambio e le responsabilità dell'accaduto. Un consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale sta valutando la situazione e se non verrà raggiunto un accordo risarcitorio entro quattro mesi, si procederà con una causa civile ordinaria.