Emanuele Scieri sarebbe morto per una punizione sfuggita di mano. È quanto ricostruisce la la Procura militare di Roma sulla morte del 26enne paracadutista della ‘Folgore' avvenuta 20 anni fa nella caserma Gamerra di Pisa. La punizione, come ipotizza l'inchiesta riaperta nel 2017, sarebbe stata imposta dopo che i caporali lo avevano visto parlare al cellulare, il cui utilizzo era vietato in caserma. L'ipotesi di reato della giustizia militare è quella di "violenze a inferiore mediante omicidio in concorso".

Lele, come gli amici chiamavano il giovane siciliano, si trovava in caserma da poco meno di tre giorni quando è stato ucciso. Il suo corpo è stato ritrovato sotto un tavolino nella caserma Gamerra, ai piedi della torre dove vengono messi ad asciugare i paracadute,  tre giorni dopo il decesso, avvenuto il 13 agosto 1999. Per le autorità militari è stato un incidente, ma sul caso incombe l'ombra del nonnismo. Solo l'inchiesta parlamentare, aperta nel 2017 dall'allora onorevole Sofia Amoddio,su richiesta della associazione "Verità e giustizia per Lele", fa emergere lo scenario di anarchia che regnava in caserma in quegli anni. Zone ‘franche’ adibite al consumo e allo spaccio di droga, accesso libero ai civili, sesso con le prostitute e nonnismo è il ritratto che viene fuori dai lavori della Commissione di Inchiesta sulla morte del parà. La Commissione ha svelato anche come tra le mura della Gamerra avvenissero ‘atti gravi di violenza non riconducibili alla semplce goliardia.

Nel 2018, alla riapertura del caso da parte della magistratura, tre ex commilitoni di Scieri vengono indagati per omicidio. Nel 2019 tocca a Enrico Celentano, allora comandante della caserma Gamerra e oggi indagato per favoreggiamento e false informazioni al pm per aver mentito sui fatti dell'epoca.