L'ex comandante della Folgore, Enrico Celentano è stato indagato dalla procura di Pisa nell'ambito delle indagini sulla morte di Emanuele Scieri, il giovane parà trovato cadavere il 16 agosto 1999, nella caserma Gamerra di Pisa. Al generale in pensione – sentito ieri dai  magistrati della procura pisana per quattro lunghe ore – si contestano i reati di favoreggiamento e false informazioni al pm.

I fatti risalgono a 20 anni fa, quando Emanuele Scieri, siciliano d'origine e di professione avvocato, entrò come recluta del centro di addestramento della Folgore alla caserma Gamerra Di Pisa. Si trovava nella città toscana da tre giorni quando il suo corpo senza vita fu trovato ai piedi di una torre di prosciugamento dei paracadute all'interno della Gamerra. Aveva 26 anni. La sua morta venne archiviata come morte accidentale per precipitazione e il suo corpo fu sepolto senza autopsia.

Morte accidentale: ma i genitori non ci credono

I genitori di ‘Lele' non si sono mai rassegnati a questa ricostruzione e hanno chiesto e ottenuto che fossero riaperte le indagini. Il 17 settembre 2017 dopo diciannove anni dalla morte di Emanuele viene aperta una nuova inchiesta. Al cuore delle indagini, promosse dall'inchiesta della commissione parlamentare guidata da Sofia Amoddio, l'ipotesi che il ragazzo fosse stato percosso e che la morte potesse addebitarsi a un episodio di aggressione e non alla precipitazione, come ricostruito senza autopsia, 19 anni prima.

L'inchiesta per omicidio

Non solo Eamanuele non sarebbe caduto dalla torretta, secondo i nuovi esami, ma si sarebbe potuto salvare se qualcuno lo avesse soccorso in tempo. Nell'ambito della nuova inchiesta sono stati indagati tre commilitoni del giovane, uno dei quali viene anche arrestato, per omicidio volontario in concorso. Sullo sfondo della morte di Lele Scieri, sono emersi, nei lavori dell'inchiesta parlamentare, episodi di ‘nonnismo' e comportamenti illeciti.

Nonnismo e sesso con le ‘folgorine'

"Vi era la prassi – si legge nel rapporto firmato dalla Commissione Scieri – di uscire dopo il contrappello per trascorrere una serata fuori e fare rientro in caserma prima dell'appello della mattina, scavalcando il muro di cinta o passando attraverso qualche buco della rete metallica di protezione". L'andirivieni è confermato anche dai residenti dei fabbricati confinanti che al mattino si ritrovavano ai piedi di quel muretto lattine, bottiglie e profilattici, avanzi di una notte di sesso con le cosiddette ‘folgorine', come chiamavano le prostitute con cui i militari si accompagnavano.

Il rito della ‘comunione'

Queste attività – secondo l'inchiesta – era sotto il controllo dei militari anziani, che si facevano obbedire dai più giovani con atti di  ‘nonnismo', che, come ammesso perfino dall'allora comandante, Enrico Celentano, come la cosiddetta ‘comunione‘, una specie di rito di iniziazione  che consisteva nell'obbligare le giovani reclute a ingoiare un cocktail di escrementi e rifiuti.