Neonati morti per infezione a Bolzano: il batterio era nel dispenser del detergente per biberon. Otto indagati

A distanza di oltre sei mesi dalla morte dei due neonati prematuri all’ospedale di Bolzano, l’inchiesta entra in una fase decisiva. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati otto persone, tutte appartenenti al personale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige e operanti, a vario titolo, nel reparto di terapia intensiva neonatale. L’ipotesi di reato è omicidio colposo.
I fatti risalgono al 12 e 13 agosto 2025, quando i due piccoli – nati estremamente prematuri e ricoverati in condizioni già delicate – morirono a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Gli esami di laboratorio avevano accertato la presenza della Serratia marcescens, un batterio diffuso nell’ambiente e generalmente innocuo per le persone sane, ma potenzialmente letale nei soggetti fragili, soprattutto nei neonati con un sistema immunitario ancora immaturo. Nei casi più gravi può provocare sepsi e infezioni sistemiche difficili da controllare.
Nei giorni successivi ai decessi erano scattati i controlli dei carabinieri del Nas di Trento. La positività al batterio era stata riscontrata nel beccuccio e nei dispenser del sapone utilizzato per lavare tettarelle e biberon nel reparto. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, l’Azienda sanitaria aveva quindi sospeso in via precauzionale l’uso di uno specifico detergente in tutti gli ospedali della provincia, misura rimasta in vigore fino a nuova indicazione.
Intanto sono proseguiti gli accertamenti tecnici disposti dalla pm titolare dell’inchiesta. Nei giorni scorsi è stata depositata la relazione del team di specialisti incaricato di ricostruire la catena dei contatti che avrebbe portato i due neonati a entrare in contatto con il batterio. Un passaggio ritenuto fondamentale per chiarire eventuali responsabilità e verificare il rispetto dei protocolli igienico-sanitari.
Mercoledì prossimo la Procura affiderà l’incarico al medico legale che dovrà eseguire l’autopsia, ulteriore tassello per definire con precisione le cause dei decessi e il nesso tra l’infezione e la morte dei piccoli.
All’epoca dei fatti, la direzione sanitaria aveva espresso “profondo dolore” e vicinanza alle famiglie, sottolineando come i due neonati presentassero già gravi condizioni legate alla prematurità. Il reparto di terapia intensiva neonatale, dove restavano ricoverati altri dieci bambini, non era stato chiuso e l’azienda aveva assicurato la stabilità clinica degli altri piccoli pazienti.
Ora l’indagine punta a fare chiarezza su quanto accaduto in quei giorni di agosto e a stabilire se vi siano state negligenze o omissioni nella gestione delle procedure di igiene e prevenzione delle infezioni