"È passato un anno e mezzo e ancora non sappiamo come è morta Rita. Incontriamo normalmente l'uomo che l'ha uccisa e il nostro dolore è ormai insostenibile". A Fanpage.it parla Roberto Milani, ex marito di Rita De Vellis, l'imprenditrice agricola morta schiacciata dal muletto guidato da Raffaele Sapio, l'uomo con cui aveva avuto una relazione, il 12 novembre del 2018, nei campi di Torremaggiore (Foggia). Secondo la ricostruzione di Sapio, commerciante di fieno di Caserta da alcuni mesi legato alla De Vellis, si sarebbe trattato di un tragico incidente, avrebbe investito la vittima mentre guidava la macchina agricola in retromarcia. Sul caso, da un anno e mezzo la Procura di Foggia indaga per omicidio colposo.

La ferita alla testa: "È stata colpita"

"Continuiamo a domandarci come una donna esperta come Rita, in condizioni di perfetta visibilità e allertata dal segnale acustico della macchina, possa essersi fatta sorprendere dal muletto. I dubbi sono veramente tanti" dice a Fanpage l'avvocato Giampiero Vellucci, legale del marito e i tre figli di Rita. A destare immediatamente i sospetti della famiglia, oltre allo stupore per una disattenzione che mai, a loro dire, Rita avrebbe avuto, è una grossa ferita riportata da Rita alla base del cranio. L'hanno fatta esaminare da un medico legale di parte civile, il quale ha concluso che si tratta di una lesione compatibile con un colpo secco alla testa. Un elemento incongruente, secondo il tecnico, rispetto all'ipotesi di morte per schiacciamento, visto che la ruota del mezzo ha interessato la parte del tronco e non la testa. "Rita aveva la schiena schiacciata, gli organi interni spappolati. Io l'ho vista, era uno spettacolo scioccante", dice Roberto, che da 18 mesi segue attentamente le indagini per conto dei tre figli. "Sono solo un ex marito, ma sono il padre dei figli di Rita e per vent'anni sono stato al suo fianco, voglio sapere cosa è successo".

Sapio ha negato la relazione

I fatti sono avvenuti nel primo pomeriggio del 12 novembre a Torremaggiore (Foggia) dove Rita svolgeva la sua attività di imprenditrice agricola. Da tempo era in affari con Raffaele Sapio, un collaboratore conosciuto per lavoro e poi diventato con il tempo, suo compagno. "Rita era una donna forte e determinata, voleva una relazione libera e probabilmente il Sapio, che era ancora sposato, non era disponibile. Conoscendola, credo che questa circostanza abbia portato a molte discussioni. Rita, donna di carattere, poteva essere dominante durante una discussione". Secondo la ricostruzione fornita da Sapio alle autorità, tuttavia, quel giorno non vi sarebbe stata alcuna discussione, Rita avrebbe consumato il suo pranzo, fatto delle telefonate e poi sarebbe finita accidentalmente sotto il mezzo. "Sono colpito dal fatto che il Sapio abbia negato la storia che aveva con Rita – continua Roberto Milani – non era una relazione clandestina, i figli ne erano a conoscenza, ci sono dei testimoni. Mi chiedo perché negare sia la relazione che la sua fine".

La decisione nelle mani del pm

"Il legame sentimentale con la vittima a nostro avviso è un elemento da tenere in considerazione –  rimarca l'avvocato Vellucci – Spero che il pm ne tenga conto. Ora la decisione è nelle sue mani. Sulla sua scrivania ci sono due perizie medico legali con esiti differenti. La nostra conclude che la lesione cranica sia derivata da un colpo alla testa, per il medico incaricato dalla Procura, invece, quella lesione è conseguente all'impatto. Attendiamo che il pm tragga le conclusioni e decida se procedere per omicidio colposo, cambiare capo di imputazione o presentare istanza di archiviazione. In ogni caso abbiamo bisogno di risposte".