Adelina è morta a 93 anni il 19 febbraio scorso presso l'ospedale Amedeo di Savoia di Torino. La sua salma sarebbe bloccata da un mese all'obitorio del cimitero Monumentale. A un mese di distanza, secondo i familiari della donna, nessuno dal comune ha risposto alle richieste di cremazione avanzate dalla famiglia. A impedire il funerale, di fatto, darebbe stato uno dei suoi figli ritenuto vivente e scomparso nel 1999. Da allora non si hanno sue notizie. Di sei figli, uno è scomparso e altri due sono deceduti ormai da anni. Il comune, secondo i figli che si stanno occupando del funerale, vuole l'unanimità dei parenti prossimi viventi per autorizzare la cremazione.

In assenza di un testamento, vale la volontà espressa dal coniuge o dai parenti più prossimi. I figli ancora viventi, sono tutti d'accordo, ma il comune sarebbe in attesa di una conferma anche da parte del figlio scomparso. Bisognerebbe quindi chiedere prima la morte presunta dello scomparso 22 anni fa. "questo ci obbligherebbe ad acquistare un nuovo loculo e non nel comune di residenza – spiegano ancora i familiari che hanno raccontato la storia di Adelina -. La defunta è in una bara di legno specifica per la cremazione ma senza la scatola di zinco, la quale per dimensione non trova posto nel cimitero di Torino". Da un mese ormai i familiari lottano con la burocrazia per poter procedere con la cremazione. "Ormai è un mese che andiamo avanti con questa vicenda – spiegano – e non ne possiamo più". I figli si sono anche rivolti al Prefetto per la risoluzione del problema, ma per il momento non si è giunti ancora a una soluzione.

Nel frattempo, i parenti lamentano il trascorrere del tempo e le condizioni della defunta sempre più precarie in attesa di riuscire a ottenere la cremazione della madre. Le lungaggini nel processo potrebbero causare ulteriori danni alla salma.