Proprio chi è favorevole ad un maggior controllo delle sostanze stupefacenti, dovrebbe essere a favore della legalizzazione. Un concetto reso evidente dalla storia che vi stiamo per raccontare, e che ha per protagonista una giovane 18enne che ci ha scritto chiedendo di restare anonima e che aveva iniziato a fumare cannabis con gli amici all’età di 15 anni.

Un’esigenza dettata dalla noia e da un vissuto difficile, che ha portato solo altri problemi. Dopo aver infatti passato mesi a fumare saltuariamente, la ragazza inizia a farlo con più frequenza. Nota una differenza nel tipo di erba che coprano sul mercato nero, che lei descrive come “diversa dalle altre”, perché dava un effetto che non aveva mai provato prima: “Era quasi come non pensare, o essere molto stanchi, o ancora meglio dormire essendo coscienti”. Intanto, insieme agli amici, “lentamente aumentammo i ritmi di assunzione, di mattina, prima di pranzo, la sera e anche di notte. Saltavamo la scuola per fumare. Tutto questo ci sembrava fico, divertente, positivo”. La ragazza ad ogni modo aveva sempre fumato in modo occasionale, per cui, quando si prospetta una vacanza all’estero con i genitori, parte senza pensarci. E durante la vacanza iniziano i problemi.

"Ero tranquilla perché sapevo che riuscivo a stare senza fumare. Una mattina però mi sveglio con la nausea e non riesco a riaddormentarmi, vado in bagno e vomito. Mi faceva male tutto il corpo, anche i muscoli, senza motivo. Mi venne la diarrea, sudori freddi, brividi e tremavo. Pensai di prendere un Imodium subito, per stare meglio il prima possibile, ma appena aprii la porta della camera svenni. Non riuscivo nemmeno a stare in piedi… Capii di stare in astinenza. Non ebbi il ciclo per 8 mesi".

Effetti collaterali dell’erba? Assolutamente no, anche se per scoprirlo deve prima tornare a casa e affrontare a viso aperto lo spacciatore che, dopo l’insistenza della ragazza, che nel frattempo si era documentata, ammette che per “fidelizzare” i clienti, spruzzava metadone sulla cannabis. “Il gioco era fatto”, racconta indifesa con una punta di tristezza: “ero già dipendente ormai”. Il metadone è un oppiode sintetico, che in genere in Italia viene prescritto come sostituto dell'eroina per i tossicodipendenti che iniziano un percorso di recupero.

Da quell'avvenimento è passato qualche anno, e lei ne è uscita anche grazie all'aiuto di uno psicoterapeuta ed è riuscita a riprendersi del tutto. Ma i motivi per cui ha scelto di esporsi e raccontare la propria storia sono incredibilmente attuali e sono principalmente due: “Vorrei che la mia storia sia da monito anche politicamente parlando: legalizzare è anche controllare”. Non è infatti difficile da capire: la legalizzazione, facendo emergere un fenomeno che esiste e che con l’ipocrisia che ci contraddistingue non vogliamo affrontare, toglie risorse alla criminalità senza scrupoli per restituirle ai cittadini, dando la possibilità ai maggiorenni di acquistare un prodotto controllato e sicuro, al contrario di ciò che avviene oggi con lo spaccio illegale". Ma anche un monito alle giovani generazioni: “Fate attenzione, non fidatevi dei prodotti che si trovano in strada e chiedete aiuto quando necessario”.

Giovani generazioni che sarebbero maggiormente tutelate proprio grazie alla legalizzazione. In USA infatti, negli stati in cui la cannabis è legale, i consumi da parte degli adolescenti calano. Non solo perché viene tolto il fascino del proibito alla sostanza, ma anche perché i ragazzi non sanno più a chi rivolgersi per acquistarla, visto che i negozi la vendono solo a chi ha più di 18 o 21 anni a secondo del paese, e infine perché, grazie alle tasse ricavate dalla vendita di cannabis, sono state create numerose campagne di informazione ad hoc per evidenziare i possibili effetti collaterali del consumo di cannabis in giovane età. Gli ultimi dati disponibili sono stati pubblicati su JAMA Pediatrics e dicono che le leggi sulla cannabis ricreativa sono associate ad un calo dell'8% degli adolescenti che riferiscono di aver provato la cannabis nei precedenti 30 giorni e una diminuzione del 9% degli adolescenti che segnalano un uso frequente.