video suggerito
video suggerito

“Mi ha donato il suo tempo”: Benedetta dedica la tesi alla sorella rimasta accanto alla mamma malata di SLA

Benedetta si laurea e dedica il traguardo a sua sorella che le ha permesso di trasferirsi a Cosenza per studiare rimanendo a casa a Palmi per assistere la mamma, paziente con SLA. “Se ho preso la laurea in tempo, nei tre anni prestabiliti, è solo grazie a lei”, ha raccontato a Fanpage.it.
A cura di Eleonora Panseri
0 CONDIVISIONI
Da sinistra, Benedetta e la dedica a sua sorella; la mamma e il papà delle ragazze.
Da sinistra, Benedetta e la dedica a sua sorella; la mamma e il papà delle ragazze.

"A mia sorella Chiara, per avermi donato il bene più prezioso che, a volte, la vita tende a negare: il tempo". È la dedica che Benedetta, 22 anni, ha scritto sulla sua tesi di laurea. La ragazza ha concluso il percorso di studi triennale in Economia aziendale con 110 e lode e ha deciso di dedicare questa traguardo a sua sorella.

"Se ho preso questa laurea in tempo, nei tre anni prestabiliti, è solo grazie a lei. Chiara è più grande di me, è del '98, e mi ha permesso di concludere questo percorso. Noi siamo di Palmi, ma mi sono trasferita e ho studiato a Cosenza", ha raccontato Benedetta a Fanpage.it.

La mamma delle due ragazze, Rosa, è una paziente con SLA. "Qui a casa, oltre a nostro papà, doveva necessariamente rimanere qualcuno e Chiara ha deciso di restare per permettermi di studiare. Così facendo ha perso tantissimo tempo per il suo studio, per questo le sarò grata a vita".

Hai una storia simile e vuoi raccontarla a Fanpage.it? Scrivici cliccando su questo link

La dedica di Benedetta per sua sorella Chiara.
La dedica di Benedetta per sua sorella Chiara.

Quando è arrivata la diagnosi per vostra mamma? Come sono stati questi anni?

Mia mamma ha scoperto la SLA nel 2018, con una caduta, ma già prima aveva alcuni problemi, come dei tremori alle mani. Prima che le dessero la diagnosi lo aveva capito. Poi è salita a Milano per alcuni controlli e nel maggio 2018 le hanno dato conferma.

Diciamo che accettare questa malattia non è stato facilissimo, soprattutto per noi figli piccoli. Io nel 2018 avevo 14 anni. Ma l'abbiamo gestita bene, ci siamo saputi organizzare da subito anche grazie a papà che si occupa di tutto.

Questa condizione ci blocca a casa, la situazione è complicata con i viaggi, per esempio. Papà è fisso qui, mentre io e Chiara dobbiamo sempre organizzarci perché se una esce o parte, l'altra deve rimanere, dobbiamo dividerci i giorni.

Ho anche un fratello, Gaetano, che ha studiato a Milano e ora lavora in provincia di Bergamo. Quindi, essendo fuori, quando può scendere lo fa spesso ma vive e lavora lì. Per la mia laurea c'era ed è sempre presente.

Benedetta con sua sorella Chiara e suo fratello Gaetano.
Benedetta con sua sorella Chiara e suo fratello Gaetano.

Tua mamma ti ha ringraziato per questo traguardo e ti ha detto: ‘Non credevo di vivere questo momento bellissimo'. 

È una frase che sento da tanti anni, anche per la mia maturità, per esempio. Quando l'ho raggiunta, lei era felicissima perché ci sono stati momenti in cui ha rischiato veramente tanto.

Durante il periodo del Covid, per esempio, lo ha preso ed è stata malissimo. Aveva la saturazione bassissima e battiti altissimi, eravamo tutti pronti…Poi, fortunatamente, è stato un mezzo miracolo, si è ripresa.

Il messaggio di Rosa, mamma di Benedetta.
Il messaggio di Rosa, mamma di Benedetta.

Nella dedica che nelle tesi ho fatto a lei, ho scritto proprio questo: "Ti ringrazio per aver risparmiato il fiato anche quando era quasi del tutto assente". Si tratta di una malattia che ha una previsione di vita media di pochi anni, tra i 3 e i 5, e lei si aspettava di non farcela.

A chi, a causa di questa malattia, oggi pensa di non poter riuscire a raggiungere i traguardi prefissati, che cosa vorresti dire?

Penso che bisognerebbe cambiare un po' la mentalità. Alcuni pensano che questa non sia vita, io invece penso che lo sia. È sempre vita, vita che uno può vivere attraverso gli altri ed è quello che mamma fa con noi.

Sì, lei è bloccata, non si può muovere da anni, è chiusa a casa, ma tramite noi, lei ce lo dice sempre, ha la possibilità di vivere. Il supporto familiare fa tantissimo, anche dal punto di vista dell'umore. Lei continua a fare la mamma con noi, tramite il computer con cui parla.

Ci dice: "Mettiti il giubbotto che fa freddo", oppure "Attenta a come guidi". Tutte queste cose la fanno sentire viva. La sua vita è stata stravolta, è cambiata, ma continua a viverla in modo dignitoso.

C'è un ultimo pensiero che vuoi dedicare a Chiara?

Le sarò grata per tutta la vita, è stata la mia seconda mamma. Mi ha cresciuta soprattutto nei primi anni quando ho avuto difficoltà a gestire questa situazione. Lei per me c'è sempre stata.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views