Loro sono anche simpatici quando commentano le sconfitte: qualche minuto fa dall'account ufficiale del Movimento 5 Stelle ci hanno detto che sono molto contenti perché avranno consiglieri regionali che prima non avevano. Fanno quasi tenerezza: rimuovono un pezzo della linea del tempo per risultare sempre vittoriosi. Un po' come quella favola in cui si racconta di un sindaco che chiude una corsia di una strada a tre corsie urlando "è una diminuzione del 33%" e qualche tempo dopo dice "è un aumento del 50%", il saldo è quindi positivo.

Il voto in Sardegna, al di là delle più fantasiose interpretazioni, è che il Movimento 5 Stelle perde il 50% degli elettori rispetto alle politiche. Nemmeno Renzi era riuscito in un'impresa del genere. E per chi (come il giornalista Dino Giarrusso) ci ricorda che "però ci sono le liste civiche", ci sarebbe da chiedersi perché  nessuno in studio, nemmeno uno, gli faccia notare che votare una lista civica lì dove prima aveva votato il M5S significa avere perso un voto. Vogliamo dire perso "civicamente"? Dai, scriviamolo, così siete tutti più tranquilli.

Il tema vero è che Di Maio e soci da mesi vengono avvisati (da quella che vedono come terribile stampa di regime) che l'erosione continua della Lega avviene perché se tu ti ostini a rivendicare di non essere né carne né pesce è normale che prima o poi arrivi qualche macellaio o pescivendolo più specializzato che ti porta via la clientela. Se davvero il M5S ha investito tutto sull'alleanza con la Lega per ottenere il reddito di cittadinanza ha fatto un cagata pazzesca  perché proprio mentre tentavano di scriverlo (e tenteranno di applicarlo) nel modo migliore i tempi della politica (che sono ben diversi dai tempi del governo) avranno già provveduto alla loro completa erosione fino allo svuotamento. C'è di più: avere come alleato di governo un partito che regolarmente si presenta in tutte le altre competizioni elettorali con un'alleanza che sembra essere passata indenne dalle ultime elezioni politiche permette al centrodestra di alzare la posta di volta in volta, con Salvini pronto a tornare tronfio al Consiglio dei ministri prendendo a pesci in faccia i suoi colleghi più di quanto già faccia normalmente. È una buona tattica? Così, a occhio, e visti i risultati, direi proprio di no.

Il tema vero (e sono molti gli attivisti a ricordarlo ai capi) è che in nome del contratto di governo il Movimento 5 Stelle (che piacesse o meno) ha snaturato molti dei suoi principi: dall'uno vale uno a Di Maio che oscura parlamentari pur bravi ed efficienti, alla regole del secondo mandato che sembra sempre in bilico, alla questione della restituzione dei soldi che sembra ben poco chiara, fino a un non siamo di destra e nemmeno di sinistra che ha virato inevitabilmente a destra.

Cosa altro serve al Movimento 5 Stelle per far capire che stanno buttando via tutto?