Lorenzo Bini, oggi, è in California. Gareggerà ai Mondiali di surf insieme a Massimiliano Mattei e al team azzurro. San Diego, wow. Come ci sono arrivati? Correndo, in carrozzina. Poi correndo su una tavola da surf, in posizioni diverse da quelle di Point Break, ma leoni pure loro, e secondo me un po' di più. Posso dire la verità? Secondo me molto di più.

Facciamo un passo indietro.
Lorenzo e Massimiliano si sono conosciuti all'Unità spinale dell'ospedale di Careggi, erano compagni di stanza. Non si perdono neanche dopo, stanno vicini, Massimiliano insiste: "Lorenzo tu e l'acqua siete già una cosa simile, tu nuoti, vieni vieni vieni". E Lorenzo va. Si fa costruire una tavola adaptive surfing in Italia. Poi iniziano gli allenamenti. E da oggi rappresentano l'Italia dall'altra parte del mondo. Doppio wow. In bocca al lupo, navigatori dell'acqua.

Facciamo un altro passo indietro.
Si può stare in carrozzina ed essere simpatici o antipatici. Pigri, belli, orribili, sognatori, rivoluzionari, soleggiati, fascisti e ignoranti o fare l'amore con i libri e la storia.
Si può stare in piedi ed essere simpatici o antipatici. Pigri, belli, orribili, sognatori, rivoluzionari, soleggiati, fascisti e ignoranti o fare l'amore con i libri e la storia.

In altre parole: la carrozzina non declina la persona, non spiega la personalità. Perciò ve la dico così, in maniera indipendente da come scenograficamente si muove Lorenzo, senza nessuna compassione: il Bini (con l'articolo determinativo davanti, come dice lui e come diciamo noi nati a Firenze) è un ragazzo di 32 anni, si muove in carrozzina ed è meraviglioso. L'ho conosciuto qualche anno fa e ho capito subito che da lui potevo succhiare la vita. E così ho fatto. L'ho coinvolto in tutte le produzioni video Fanpage.it che per me avevano un senso.
La prima insieme, riguardava il sesso partendo da una carrozzina. I disabili fanno sesso? Ai disabili interessa il sesso? A un uomo in carrozzina il pistolino fa fatica ad alzarsi oppure no? Domande, e soprattutto risposte, fuori dai denti, senza nessuna paura anche se gli argomenti si tuffavano nelle emozioni più che nella tecnica.

Poi le domande dei disabili ai (cosiddetti) normali. E poi video più leggeri, in giro per Firenze con altri amici ancora come Iacopo Melio, infastidendo le persone a suon di scherzi e battute, per festeggiare i 40 anni di Amici miei.

E poi il video con cui ho scoperto che Lorenzo Bini fa surf. Sì, lui in carrozzina, e altri in altre posizioni, ma mai in piedi, fanno surf.
Ve lo immaginate cosa significa fare surf, cavalcare le onde, girare fra il mediterraneo e l'America su una tavola? Io no. Me l'ha insegnato Lorenzo Bini, raccontandolo a tutti di fronte a una telecamerina che è diventata
il megafono di un racconto sportivo. Che incrocia la disabilità ma prima di ogni altra cosa è sport, è surf, mare e mojito. Dopo il surf, non prima, il mojito cubano composto da rum, zucchero di canna, succo di limetta, foglie di mentastro verde e acqua gassata.

Facciamo due passi avanti.
C'è un proverbio africano che dice: "Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che inizia". E allora forza ragazzi, continuiamo a sognare insieme, anche se io (per ora) non riesco neanche a stare in equilibrio su un canotto, figuratevi cavalcare un'onda su una tavola adaptive surfing rappresentando l'Italia ai mondiali di nuoto. Wow triplo. Tutto per voi.