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L’intervista di Luca Spada a Le Iene poco prima dell’arresto: “I morti in ambulanza? Coincidenze e sfortuna”

“Non sono il mostro che viene dipinto dai media”, dice Luca Spada in un’intervista esclusiva a Le Iene poco prima che la Procura di Forlì disponesse il suo arresto. Il 27enne nega ogni accusa sulle morti in ambulanza, parlando di “coincidenze” di “sfortuna”. Ma sono diverse le testimonianze, le intercettazioni e gli indizi che hanno portato gli inquirenti a ipotizzare il suo coinvolgimento nei decessi.
A cura di Biagio Chiariello
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“Non sono il mostro che viene dipinto dai media”. Lo dice in più di un’occasione Luca Spada nell’intervista esclusiva rilasciata a Roberta Rei per Le Iene. Parole registrate poco prima che per il 27enne scattasse l’arresto nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Forlì, che lo accusa di aver provocato la morte di più pazienti anziani durante i trasporti in ambulanza.

Spada prova a smontare l’immagine che negli ultimi giorni si è consolidata attorno al suo nome. “Per molti oggi sono il killer degli anziani, ma quello che raccontano è un prototipo che non è Luca. Quando è successo tutto questo mi è cascato il mondo addosso”. Rivendica il suo passato nel volontariato, iniziato – racconta – a 14 anni, e insiste sulla natura del suo lavoro: “Si tratta di trasporti secondari, servizi gratuiti, non interventi d’emergenza ma trasferimenti tra strutture”.

Il nodo, però, resta sempre lo stesso: in tutti i casi sospetti lui era presente. Cinque inizialmente, poi un numero più ampio finito sotto la lente degli inquirenti. Spada prova a ridimensionare: “Una sola persona è morta in ambulanza, le altre sono arrivate in ospedale. Io non ho seguito il decorso”. E aggiunge: “Per ogni paziente ho attivato la centrale operativa del 118 appena ho avuto un sospetto”.

Le morti, nella sua versione, restano senza un collegamento diretto: “Coincidenze, sfortuna, non ci vedo altro”. E alle famiglie delle vittime manda un messaggio: “Mi dispiace, ma non sono assolutamente responsabile del vostro dolore”.

A incrinare questo racconto è la testimonianza di una collega, anche lei intervistata nel servizio del programma su Italia1. All’inizio, spiega, si era pensato a una serie di episodi sfortunati. Poi qualcosa cambia. Prima la presenza costante di Spada in tutti i casi, poi un dettaglio più concreto: una siringa da 20 ml trovata nella sua divisa. “Strano – racconta – perché noi siamo tecnici, non sanitari. Quella siringa non dovrebbe essere lì”.

Da quella segnalazione, condivisa con un conoscente carabiniere, prende forma l’indagine. E nel frattempo emergono altri elementi che la Procura considera rilevanti: pazienti descritti con parametri inizialmente stabili che peggiorano all’improvviso durante il trasporto, sempre con Spada da solo nel vano sanitario, quindi senza possibilità di controllo diretto da parte del collega alla guida. “Se mi chiudi il vetro o spegni la luce – spiega la collega – faccio più fatica a vedere cosa succede dietro”.

Un altro dettaglio ricorrente riguarda l’accesso venoso, presente in tutti i pazienti poi deceduti. Ed è proprio su questo punto che si concentra una delle ipotesi investigative più gravi: l’iniezione di aria tramite siringa, che avrebbe provocato un’embolia fatale.

Resta poi il possibile movente. Secondo gli inquirenti, potrebbe essere economico. Nelle intercettazioni emergono frasi legate al denaro, come “questo sono big money”, e riferimenti a contatti con agenzie funebri. L’ipotesi è che Spada potesse procurare loro lavoro. Lui nega: “Basterebbe fare una telefonata per verificare. Non c’è niente che colleghi questi decessi a me o a quelle agenzie”.

C’è infine un elemento più difficile da incasellare nelle carte: il suo modo di porsi. La stessa collega racconta quanto sia stato complicato arrivare a sospettare di lui. “Era una persona che aiutava gli altri”, osserva l’inviata. “Lo so – risponde lei – ed è stato pesante anche per me crederlo”. Poi aggiunge: “Ha una grande capacità di manipolare. Anche poco tempo fa mi faceva tenerezza, mi veniva voglia di abbracciarlo”.

Pochi giorni dopo quell’intervista, per Spada si sono aperte le porte del carcere. La Procura di Forlì lo ritiene gravemente indiziato per l’omicidio di un’85enne, Deanna Mambelli, e sospetta il suo coinvolgimento in diversi altri decessi avvenuti tra il 2025 e il 2026 durante trasporti sanitari non urgenti.
Spada continua a dichiararsi innocente. Ma intorno alla sua versione, nel frattempo, si è costruito un quadro investigativo sempre più pesante.

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