Il 33esimo anno dalla nascita dell’Erasmus, il programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea, sembrava essere stato messo in grave crisi dalla pandemia di Covid19. Nella primavera scorsa, durante il lockdown, migliaia di studenti Erasmus erano stati costretti a tornare in patria, interrompendo la loro esperienza internazionale. Altri si erano invece trovati bloccati dalle frontiere chiuse nei paesi esteri dove stavano studiando.
Tuttavia, anche alla luce di un incremento dei casi di Coronavirus dopo il periodo estivo, l’inizio del nuovo anno scolastico è stato segnato in tutta Europa dalle partenze di numerosi studenti universitari. Alcune cose sono cambiate però: non saranno più permesse feste in discoteca e si sentirà l'assenza di moltissimi ragazzi extra Ue, impossibilitati a partire a causa della pandemia.

I dati italiani delle partenze Erasmus

Secondo un report dell’Inapp, l’Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, le partenze dei ragazzi italiani che hanno scelto di aderire al semestre Erasmus cominciato a settembre 2020 sono il 5% in più rispetto agli anni scorsi. Le mete più ambite sono Austria, Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Malta, Olanda, Portogallo e Spagna.
“Sorprende come l’emergenza dovuta alla pandemia non abbia spento la voglia di nuove esperienze formative: l’Europa rimane per le nuove generazioni un terreno fertile di opportunità ed occasioni”, ha commentato Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp. “Quello che riscontriamo è infatti la voglia di guardare avanti, di progettare il futuro e sviluppare progetti di cooperazione transnazionale”.

I ragazzi italiani all’estero

Elisa ha 21 anni, frequenta il terzo anno di psicologia e, a inizio settembre, è partita con il programma Erasmus per andare a studiare un semestre in Spagna, all’Universidad de Oviedo.
“Qui le misure anti Covid sono veramente ben rispettate, molto più che in Italia. La mascherina viene indossata da tutti. Anche da chi, ad esempio, è al parco da solo”, racconta a Fanpage.it. “Per ora le lezioni sono tutte online, tranne un'attività a settimana in presenza”.
Oltre alla didattica, gran parte dell’esperienza Erasmus consiste però nelle relazioni sociali con persone di altre nazionalità e culture: “Devo dire che, nonostante la pandemia, sono venuti qua studenti da tutta Europa. Quindi c’è comunque modo di interagire e fare amicizia. Nella mia facoltà ci sono pochi italiani ma moltissimi francesi e tedeschi. Insomma, le occasioni per divertirsi e stare insieme ci sono. Le uniche cose che mancano rispetto agli anni scorsi sono le feste in discoteca e le attività in grandi gruppi. Tutti i locali dove si ballava sono chiusi. Si può andare a bere qualcosa ma ad un tavolo possono sedersi massimo dieci persone. Su questa regola sono molto scrupolosi: se c’è una persona in più rispetto al numero stabilito, la fanno alzare. In ogni caso, a parte queste limitazioni, l’esperienza Erasmus rimane divertente, costruttiva e stimolante”.

ESN, la no-profit in prima linea per la generazione Erasmus

Se si chiede a un giovane universitario di raccontare la sua esperienza di mobilità internazionale, lo si sentirà quasi di certo nominare ESN, o Erasmus Student Network, un’associazione studentesca internazionale no-profit. Supportata dalla Commissione Europea, opera in più di 530 atenei del continente, dove fornisce servizi e organizza attività, ricreative e culturali, per gli studenti internazionali. I suoi membri sono tutti giovani universitari volontari. Deborah, 20 anni, è una di loro: ricopre il ruolo di Rappresentante Locale in una delle sezioni italiane di ESN, quella dell’università LUISS di Roma. “Quest’anno la nostra attività ha subito sicuramente dei grossi cambiamenti”, racconta a Fanpage.it. “Gli anni scorsi gli studenti Erasmus nel nostro ateneo erano circa 500, ora sono la metà. I grandi assenti di quest’anno sono i ragazzi da Stati Uniti, Canada e Sudamerica, che, a causa della pandemia, non sono potuti partire. Essendo molti di meno del solito, è anche più semplici quindi organizzare attività all’aperto, sportive o culturali, e aperitivi durante i quali si possa mantenere la distanza di sicurezza. Ovviamente non stiamo organizzando feste o viaggi di gruppo, due delle parti fondamentali di ESN.
Qualcosa è cambiato anche nell’approccio dei ragazzi Erasmus. Le limitazioni non li hanno demotivati, al contrario. Forse, avendo passato tanto tempo chiusi in casa nel periodo della quarantena, ora hanno ancora più voglia di socialità e di aderire alle nostre attività”.