Legato ai sedili di un’auto gettata nel fiume, per l’omicidio di Ferdinant Hoti 2 arresti: incastrati da video e tabulati

Immagine
I carabinieri hanno arrestato due uomini, uno di 51 ani e l’altro di 54 anni, con l’accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere in relazione alla morte di Ferdinant Hoti, ucciso e legato ai sedili posteriori di un’auto gettata poi nel fiume Tergola a San Giorgio delle Pertiche, in provincia di Padova.

Svolta nel caso del giovane Ferdinant Hoti ucciso e legato ai sedili posteriori di un’auto gettata poi nel fiume Tergola a San Giorgio delle Pertiche, in provincia di Padova. Nelle scorse ore i carabinieri hanno arrestato due uomini, uno di 51 ani e l'altro di 54 anni, con l'accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. A incastrarli ci sono alcuni video delle telecamere di sorveglianza della zona, i tabulati telefoni dei telefoni e le impronte che li collocano sul posto nell’ora in cui la vettura venne spinta nel torrente all’inizio del settembre scorso.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, anche i base all’autopsia condotta sul cadavere, il 35enne cittadino albanese, rinvenuto legato a quella fiat bravo senza targa lo scorso 8 settembre, sarebbe stato ucciso a colpi di fucile sparati da distanza ravvicinata al volto. Una vera e propria esecuzione criminale. I killer quindi avrebbero avvolto il cadavere in sacchi di cellophane nero e lo avrebbero caricato nell’auto che poi era stata portata nottetempo sul canale Tergola a San Giorgio delle Pertiche e gettata in acqua.

Video thumbnail

La vettura era stata poi individuata ore dopo da alcuni passanti mentre affiorava parzialmente dal fiume in via Del Santo. Poco dopo la macabra scoperta del corpo e quello che sembrava un incidente si era rivelato un omicidio. Un delitto che, secondo l’accusa, sarebbe maturato nell’ambiente del traffico e spaccio di stupefacenti. Il 32enne sarebbe stato attirato in un agguato e ucciso in un delitto premeditato nell'ambito del traffico di droga nel Veneziano.

In questi due mesi gli investigatori hanno stretto sempre di più il cerchio attorno ai presunti autori del delitto riuscendo a raccogliere numerosi elementi a loro carico fino all’arresto. Ricostruendo gli ultimi spostamenti della vittima, grazie ai tabulati del telefono, i carabinieri avevano scoperto che Ferdinant Hoti si era recato in un capannone di Mirano, nella disponibilità di uno degli indagati e da cui però non era mai più uscito.

I video delle telecamere della zona, acquisiti successivamente, lo mostrano mentre entra a bordo della stessa auto in cui poi è stato ritrovato il corpo, senza più uscirne. L’attenzione si è concentrata così sull’indagato iscritto poi nel fascicolo dei pm insieme all’altro uomo individuato grazie alle impronte papillari che le analisi del Ris di Parma sulla Fiat Bravo hanno localizzato sul paraurti posteriore, in una zona compatibile con la spinta per gettarla in acqua.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views