Setta in Val di Susa, dietro le indagini la tenacia dell’ex marito di un’adepta: con lei c’erano anche le figlie

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Bruno Antonio Malatesta
Sono ora indagati altri 3 complici del santone Bruno Malatesta, in manetta per la riduzione in schiavitù delle adepte della psicosetta di Almese. I tre, un uomo e due donne, erano anche vittime dei soprusi del guru. Dietro l’arresto dell’uomo c’è stata la denuncia dell’ex marito di una adepta. Con la donna, che soffriva di una brutta malattia, si erano trasferite anche le figlie.

Tre vittime delle violenze del santone Bruno Malatesta sarebbero state indagate come complici nei soprusi portati avanti dal santone, ora in manette, nella psicosetta di Almese. Si tratta di due donne e un uomo, unico "monaco" del gruppo. I tre, secondo quanto apprende Fanpage.it, avevano un "doppio ruolo" all'interno della setta. Per le due adepte si ipotizza il concorso nella riduzione in schiavitù delle altre reclute con un ruolo attivo nella "gestione finanziaria" della settima e il reclutamento di nuove vittime.

Il doppio ruolo dei 3 indagati

Le due adepte sarebbero state prima di tutto vittime dei maltrattamenti e secondo le testimonianze erano costrette alla "massima deferenza e disponibilità". Dovevano dormire ai piedi del letto del santone ed erano solite lavarlo, vestirlo, servirlo a tavola e accompagnarlo in auto ovunque dovesse andare. 

I tre indagati sono attualmente a piede libero. Secondo quanto emerge dalle carte del caso, il santone era solito sfogare la propria rabbia anche nei confronti dei complici, costringendoli a restare svegli tutta la notte, suscitando i loro paura e sensi di colpa. Per tutti e tre gli indagati, il santone aveva trovato una "formula" per assicurarsi la loro fedeltà incondizionata.

Il monaco indagato, l'unico uomo della setta, era devotissimo al santone perché convinto che i suoi problemi fisici fossero provocati da una delle sue vite precedenti. L'uomo è indagato per un episodio di violenza sessuale su una delle adepte insieme al guru, oltre che per truffa e per esercizio abusivo della professione di psicologo.

L'indagine partita grazie all'ex marito di un'adepta

Le indagini sulla psicosetta partono da lontano. Nel 2018, infatti, l'ex marito di una delle vittime presentò denuncia, raccontando che l'ex compagna e le due figlie minorenni si erano trasferite presso il santone in Valle di Susa. La tenacia dell'uomo ha portato ora all'arresto di Malatesta.

L'ex marito della donna non si arrese neppure davanti all'archiviazione del fascicolo d'inchiesta del 2023. Nel giro di poche settimane depositò una nuova denuncia, riuscendo a convincere un giudice a non chiudere il caso. Nel 2018, senza mostrare la propria identità, parlò di quanto accadeva nella comunità di Almese a "Storie Italiane", raccontando anche la propria esperienza di pochi mesi nel corso del 2007 quando la ex moglie, affetta da una brutta malattia, aveva iniziato a frequentare il santone tramite i suoi corsi di yoga.

Secondo quanto apprende Fanpage.it, la donna acquistò un quadro per 150mila euro per volere del santone, giustificando la spesa con il "flusso energetico positivo" del dipinto in grado di "proteggere la famiglia". La separazione tra marito e moglie avvenne proprio a causa di Malatesta nel 2013. La donna, infatti, girava al santone perfino l'assegno di mantenimento destinato alle figlie minorenni.

Malatesta avrebbe costretto le sue adepte perfino a occultare le prove di quanto accadeva nella comunità negli anni della prima inchiesta, il 2018. Quando ricevette il rituale avviso di proroga delle indagini, si adoperò affinché le vittime insabbiassero tutto ciò che secondo lui era compromettente. In casa non si poteva più parlare di energie negative, demoni e karma perché l'uomo ora in manette, era convinto che vi fossero cimici nelle stanze. Alle donne della setta ordinò di cancellare i file delle sue lezioni registrate e di fingere per un po' di tempo di "non essere monache". Le vittime dovevano quindi farsi ricrescere i capelli, rasati appositamente per entrare nella "comunità" e non vestirsi più di arancione.

Secondo una delle testimoni, quando le vittime avevano cercato di opporsi alla cosa, credendo davvero in ciò che il santone predicava, lui le aveva sgridate. "Voi lo sapete cosa fanno in carcere a quelli come me?", aveva detto alle "monache" che gli avevano chiesto perché non dovessero più comportarsi da adepte.

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