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9 Giugno 2020
17:28

La storia di Federica De Luca, uccisa insieme al suo bimbo dal marito

Federica De Luca, 30 anni e il piccolo Andrea, 4, sono stati uccisi da Luigi Alfarano, il 7 giugno del 2016, a Taranto. Morti a poche ore di distanza l’uno dall’altro, sono stati uccisi dall’uomo che avrebbe dovuto amare e proteggere entrambi, Luigi Alfarano, rispettivamente marito e padre delle vittime.
A cura di Angela Marino
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Ha malmenato e soffocato la moglie, poi, dopo averla uccisa, ha messo in macchina Andrea, il figlioletto di quattro anni e si è diretto nella casa di campagna, dove ha ucciso prima il bimbo e poi se stesso. È la terrificante storia di Federica De Luca, 30 anni, e del suo bimbo, morti a poche ore di distanza l'uno dall'altro il 7 giugno 2016, a Taranto. A far fuoco contro di loro la persona che avrebbe dovuto amarli e proteggerli, Luigi Alfarano, 50 anni. Un lavoro nell'Ant, Associazione nazionale tumori, e una condanna per violenza sessuale.

Nonostante sia passato il tempo a Taranto lo spettro di quella tragedia è ancora vivo. Furono proprio i genitori di Federica a ritrovare il corpo senza vita del piccolo Andrea e quello della figlia. Allarmati dal silenzio di Federica, che era sempre presente e disponibile per la famiglia, chiesero ai consuoceri di andare a verificare nella casa di  di campagna, a Chiatona  sulla statale 106, in contrada Marzilotta, dove una volta arrivati si ritrovarono davanti i corpi di Luigi Alfarano e di suoi figlio, abbracciati. Dopo aver fatto fuoco contro il figlioletto il cinquantenne aveva rivolto l'arma contro di sé  – una pistola legalmente detenuta – e si era ucciso. A Taranto, nella casa di città, la scena non era molto diversa, Federica giaceva con il volto tumefatto e la pelle graffiata. I funerali furono un momento durissimo per la comunità. Salutata la memoria delle due vittima, si celebrarono le esequie di Alfarano, dove durante l'omelia di don Tonino, si disse che l’uomo aveva raggiunto il Paradiso.

All'inferno era sprofondata sicuramente mamma Rita, madre e nonna delle vittime, che qualche giorno dopo i fatti sfilò con la foto del cadavere della figlia per le strade. Laureata in lingue,  arbitro della Fipav, Federica aveva conosciuto Luigi Alfarano facendo volontariato all'Associazione nazionale tumori. Il matrimonio era arrivato qualche tempo dopo, ma Alfarano aveva mostrato un temperamento instabile e un comportamento non proprio irreprensibile. Federica era venuta a conoscenza delle sue infedeltà, dei rapporti a pagamento, delle sue bugie. Proprio durante il matrimonio era avvenuto un episodio che Alfarano aveva bollato come sfortunato equivoco, ma che gli era costato una denuncia per tentata violenza sessuale. Una 19enne conosciuta all'Ant lo aveva denunciato perché un giorno, diretti alla casa di lui di Chiatona, l'uomo aveva cercato di baciarla e toccarla. Proprio nel 2016, per chiudere quella storia, aveva patteggiato un anno e otto mesi, pena sospesa. Federica aveva creduto che fosse stato un errore, eppure anche in casa sua le liti continuavano. Spesso lui alzava la voce tanto che Federica aveva confidato a un'amica di volerlo lasciare. Anche il bambino a suo dire lo temeva. Poi quel 7 maggio aveva cristallizzato con la morte e con la violenza quella famiglia in crisi.

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