Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

La dinamica dell’omicidio, il movente e gli alibi: le versioni di Alberto Stasi e Andrea Sempio a confronto

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La dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi e il movente che ha spinto l’assassino a ucciderla. Ecco cosa cambia tra le indagini che hanno portato Alberto Stasi alla condanna e quella che porteranno Andrea Sempio a processo.

Tra le poche certezze sul delitto di Garlasco c'è quella che a uccidere Chiara Poggi sia stato un unico assassino. Oggi Alberto Stasi è il condannato in via definitiva e Andrea Sempio è l'indagato per cui ieri 3 novembre la Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio. L'accusa per entrambi e quella di aver ucciso Chiara Poggi nella sua casa di Garlasco la mattina del 13 agosto 2007. Ma leggendo le carte che hanno condannato Stasi e indagato Sempio, cambia la dinamica dell'omicidio. E non solo quella. Ecco quindi che è necessario mettere a confronto quanto sostenuto da magistrati e giudici in questi 19 anni.

La dinamica dell'omicidio

I giudici della Corte d'Appello bis, che nel 2015 hanno condannato Alberto Stasi a 16 anni di carcere per aver ucciso Chiara Poggi, hanno sostenuto, come aveva già fatto il medico legale che eseguì l'autopsia sul corpo di Chiara Poggi, che la vittima non aveva avuto il tempo di provare neanche a difendersi. Era stata subito colpita alla testa. Invece in questi mesi la consulente dei pm pavesi, l'anatomopatologa Cristina Cattaneo, ha parlato sia di difesa passiva che di difesa attiva. Ma entriamo nel dettaglio. Nelle carte della motivazione della condanna si legge che "Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 aprì fiduciosa il cancello e la porta di casa dopo averne disattivato l'allarme. L'interpretazione delle tracce ematiche secondo la BPA, utilizzate per ricostruire le modalità dell'omicidio, ha poi evidenziato che la vittima venne colpita già nell'ingresso, ai piedi della scala di accesso al piano superiore, e quindi trascinata lungo il corridoio verso la porta a libro della cantina. Non solo, Chiara non si è difesa e non ha reagito affatto, a ulteriore conferma del rapporto di estrema confidenza e intimità col visitatore, e del fatto che proprio per questo si fidasse di lui e non si aspettasse in nessun modo di venire da lui così brutalmente colpita".

Infine: "Dopo avere tramortito la vittima l'aggressore la trascinava verso la porta di accesso della cantina, ma a questo punto, ‘forse per una sua reazione', la colpiva di nuovo al capo, nello spazio antistante alla porta del corridoio (come evidenziato nella ricostruzione effettuata sulla base della BPA, considerate le macchie sullo stipite destro di tale porta e quelle da trascinamento in direzione della porta della cantina). Davanti a quest'ultima la giovane era ancora colpita con violenza al capo, come dimostrato sia dall'ampia gora ematica davanti alla porta a libro, che dalla proiezione di piccole gocce di sangue sul pavimento, che dalle macchie sulla stessa porta a libro, che veniva aperta". Riassumendo, Chiara Poggi è stata colpita più volte tra l'ingresso e le scale interne. Poi è stata gettata sui gradini. Quindi secondo i giudici che condannarono Stasi, l'assassino non scese sulla scala. Cosa che invece sostengono ora i magistrati di Pavia.

La dinamica dell'omicidio che vedrebbe Andrea Sempio assassino, la Procura di Pavia l'ha spiegata anche nel comunicato stampa di ieri 3 novembre in cui hanno reso pubblico di aver richiesto il processo per l'amico di Marco Poggi, il fratello di Chiara: "Dopo una iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina e, dopo che la p.o. provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi. A seguito di ciò, spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso". Ad Andrea Sempio è stata contestata l'aggravante della crudeltà e dei motivi abietti.

Il movente dell'omicidio

Un'altra certezza del delitto di Garlasco è che non c'è il movente. Si è detto di tutto, ma giudici e magistrati (vecchi e nuovi) possono solo ipotizzare cosa abbia spinto Alberto Stasi o Andrea Sempio a uccidere Chiara Poggi. I giudici milanesi nel 2015 hanno fatto riferimento un "movente sconosciuto", ipotizzando questo per il fidanzato della vittima: "Alberto Stasi (il dato è pacifico) deteneva consapevolmente nel suo computer migliaia di immagini di contenuto pornografico, tutte da lui catalogate e classificate in cartelle diversamente denominate". I giudici hanno parlato anche della presenza di immagini "raccapriccianti".

Non solo, "È poi emerso che tutti i giorni Stasi, prima di applicarsi alla stesura della tesi, visionava immagini pornografiche (così come il giorno dell'omicidio, per oltre 20 minuti), secondo un copione piuttosto ripetitivo: anche tali abitudini avrebbero potuto suscitare domande, o provocare discussioni anche con una fidanzata ‘di larghe vedute'".

Secondo i giudici, la sera prima dell'omicidio Chiara Poggi aveva visto quello che il fidanzato custodiva nel pc nei 10 minuti in cui lui si era allontanato da lei ed era tornato a casa sua per gestire i cani. Da qui l'ipotesi che quando Stasi era ritornato nella villetta della fidanzata tra i due fosse scoppiata una lite continuata anche la mattina dopo e finita in omicidio. In conclusione i giudici avevano scritto: "Si può quindi sostenere che anche se il movente dell'omicidio è rimasto sconosciuto, ancora una volta è la ‘scena del crimine' ad individuarlo in quel rapporto ‘di intimità scatenante una emotività' che non può che appartenere ad un soggetto particolarmente legato alla vittima". Alberto Stasi ha sempre negato queste accuse.

Per i magistrati che invece da un anno e mezzo indagano su Andrea Sempio, l'ipotesi del movente è che la mattina del 13 agosto 2007 si fosse presentato da Chiara Poggi, sapendo che era a casa da sola e che il resto della famiglia era in vacanza in Trentino, e avesse tentato un approccio sessuale con lei. La ragazza lo avrebbe rifiutato e in lui si sarebbe scatenato "odio" e violenza. Andrea Sempio sarebbe stato ossessionato dalla sorella del suo amico perché avrebbe visto per caso, una delle tante volte in cui si trovava nella villetta dei Poggi con il suo amico Marco, un video intimo girato tra Chiara Poggi e Alberto Stasi. Andrea Sempio ha sempre negato queste accuse.

Alibi di Stasi e Sempio la mattina dell'omicidio

Alberto Stasi ha sempre sostenuto di essere rimasto a casa la mattina del 13 agosto 2007. Si era svegliato e alle 9.36 aveva acceso il pc (confermato dagli accertamenti informatici) per procedere con la tesi. Il ragazzo aveva visto per diversi minuti immagini pornografiche e poi si era messo a scrivere la tesi fino all'orario di pranzo. Nel frattempo scriveva alla fidanzata (anche questo confermato da accertamenti informatici) senza ottenere risposta.

I giudici che lo hanno condannato hanno scritto: "Questi dichiarava di essere rimasto a casa tutta la mattina del 13/8, a scrivere la tesi di laurea. Come si è detto, gli accertamenti svolti su telefoni e computer (da lui consegnato il 14/8 e sottoposto a ripetuti e scorretti accessi carabinieri) evidenziavano quelle tre possibili parte dei ‘finestre temporali' in cui Stasi avrebbe potuto allontanarsi da casa". Tra queste, quella che va dalle 9.12 (orario in cui Chiara Poggi toglie l'allarme di casa, ultima azione che accerta la sua esistenza) alle 9.36, quando Stasi accese il suo pc.

Andrea Sempio invece ha sempre sostenuto che la mattina del 13 agosto 2007 ha atteso che tornasse sua madre dal supermercato per usare la macchina e andare fino a Vigevano in libreria. Era riuscito a uscire di casa verso le 10 ed era arrivato al parcheggio di Vigevano, dove ha preso il biglietto del parchimetro, alle 10.18. Aveva trovato la libreria chiusa ed era tornato a Garlasco. Secondo i sospetti dei carabinieri di Milano che hanno recentemente indagato sul delitto di Garlasco, a Vigevano potrebbe essere andata la madre e non lui dal momento che in zona lavorava un uomo con cui la donna potrebbe aver avuto una relazione. Tutto però anche in questo caso dovrà essere accertato nel processo.

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