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3 Maggio 2016
19:07

La bufala dello chef esperto di cibo africano assunto per far piacere ai migranti

I giornali hanno riportato la notizia di una protesta di alcuni profughi ospiti di un centro di Reggio Emilia, che si sarebbero lamentati per “la pasta scotta”. Questo avrebbe portato i responsabili della mensa a prendere uno chef ad hoc per loro, scatenando reazioni e commenti avvelenati. La realtà, però, è un po’ diversa da come l’hanno raccontata i media.
A cura di Claudia Torrisi
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Qualche giorno fa diversi giornali hanno pubblicato la notizia di una protesta messa in atto da un gruppo di rifugiati e richiedenti asilo ospitati dalla cooperativa Dimora d'Abramo di Reggio Emilia. L'episodio – come riportato dalla Gazzetta di Reggio – avrebbe coinvolto una trentina di migranti, in gran parte pakistani, che si sarebbero lamentati del menù proposto in mensa dal ristorante "Il locomotore".

Pasta scotta. O troppo al dente. O scondita. Comunque sempre pasta. E alla fine, nella mensa in cui ogni giorno, trovano un pasto caldo i richiedenti asilo ospitati a Reggio Emilia, esplode la protesta. Come già accaduto in altre parti d'Italia, anche a Reggio i richiedenti asilo contestano il menù. E la protesta, nei giorni scorsi è arrivata fin dentro la questura.

Giacomo Bertani Pecorari, assessore di Quattro Castella e membro della segreteria provinciale del Pd, sul suo profilo Facebook aveva definito la vicenda "indegna": "Solo l'aver pensato ad una rimostranza simile, quando da mesi viene loro garantito un dignitoso vitto e alloggio, significa sputare sulla nostra generosa ospitalità. L'unica risposta che avrei dato ad una protesta del genere è un sonoro calcio nel culo, altro che delegati e dialogo". Il post è stato però cancellato.

Anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini non aveva fatto mancare il suo commento sulla questione:

Un giornalista del Resto del Carlino era andato nella sede delle cooperativa di Reggio a parlare con i migranti protagonisti del sit in in Questura. Uno di loro aveva spiegato che le lamentele sul cibo erano anche un po' un pretesto:

"Siamo andati a protestare non perché il cibo è cattivo, ma perché non è cucinato bene. Ci hanno servito il riso scotto. Ma ci sono altri problemi, come la sanità. Se andiamo in ospedale, dobbiamo aspettare tantissimo per essere visitati. Vorremmo una casa in cui vivere e poterci cucinare i nostri cibi".

Ad ogni modo, nel giro di qualche giorno la vicenda è esplosa. Oggi sui giornali è uscita la notizia di uno "chef specializzato in piatti africani e pachistani" assunto appositamente per venire incontro ai migranti. A riportarla sono stati praticamente tutti i media nazionali, dalle agenzie di stampa ai quotidiani, provocando commenti e reazioni indignate.

La Lega Nord ha anche annunciato un presidio di protesta il 14 maggio davanti alla sede del Consorzio Oscar Romero, di cui fa parte la Dimora D’Abramo.

"Non c'è stata nessuna protesta per la pasta scotta, non so da dove sia venuta fuori questa storia. Quel giorno abbiamo preparato in fretta e furia, per un cambio repentino di menù, un riso con le verdure, ed è venuto particolarmente al dente. Forse pure troppo, senza voler dare colpe ai miei collaboratori", spiega Paolo Masetti, uno dei responsabili del punto ristoro. "Solo noi italiani mangiamo così al dente – ha aggiunto – anche in Europa pasta e riso sono molto più cotti. I primi ragazzi che l'hanno ricevuto ce l'hanno fatto notare, ma un gruppo, invece che venire da noi ha preferito altri modi di protesta ed è andato direttamente in Questura. E credo sinceramente sia stato per denunciare una situazione di disagio un po' più grande, non legata neanche alla gestione dei profughi di Reggio. Un problema al di là del cibo". Secondo la moglie di Masetti, che con lui gestisce "Il locomotore", tra l'altro, non si trattava neanche di trenta ragazzi pachistani: "Erano sicuramente molti di meno, sono arrabbiata non so da dove vengono queste cifre".

Anche per quanto riguarda "lo chef esperto di piatti africani" la situazione è un po' diversa di come è stata raccontata. "Noi cerchiamo sempre di fare il possibile per rendere le cose più semplici per tutti. Ogni tot cambiamo il menù, del resto cambiano anche le persone che mangiano da noi, essendo il centro per prima accoglienza", ha spiegato Masetti. "Il cuoco che lavora con noi è di Reggio Emilia, lavora con mio marito da dieci anni e non abbiamo intenzione di cambiarlo. Il nostro è solo un impegno perché tutti possano stare bene, il resto non so da dove venga fuori", ha aggiunto la moglie.

Intanto, riporta il Resto del Carlino, la Dimora D'Abramo ha avviato una sorta di "indagine interna" sulla vicenda: "Abbiamo già cominciato assieme ai vari gruppi di migranti  per approfondire la questione e capire quali sono i motivi reali di questa protesta. Anche perché ancora non abbiamo capito quali siano concretamente. Crediamo che la problematica del cibo sia solo un pretesto", ha spiegato il presidente Luigi Codeluppi.

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