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Il “traditore” Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi di Cosa Nostra che collaborò con Giovanni Falcone

Tommaso Buscetta, alias don Masino, è stato uno dei principali boss mafiosi di cosa nostra e a capo di una vasta organizzazione internazionale di droga dal Brasile agli Usa ma anche uno dei più grandi collaboratori di giustizia. Con i suoi racconti al giudice Giovanni Falcone rese noti nomi e dinamiche interne di tutta l’organizzazione criminale fino ad allora sconosciuti permettendo di celebrare lo storico maxi processo di Palermo.
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Mafioso di primo piano e per anni ai vertici di cosa nostra siciliana, Tommaso Buscetta è stato anche il primo boss ad allontanarsi dalla Sicilia per trovare rifugio in Sud America, che gli era valso il nomignolo di boss dei due mondi, e soprattutto uno dei più grandi collaboratori di giustizia che scoperchiò il velo di omertà che celava il vero volto della mafia siciliana. Tommaso Buscetta, alias don Masino, è stato infatti uno dei principali collaboratori nelle inchieste di Giovanni Falcone , diventando uno dei principali testimoni sia del maxi processo di Palermo alla cupola mafiosa sia del processo "Pizza connection", che si svolse a New York contro la mafia italo siciliana che da allora lo chiamò traditore come il celebre film sulla sua vita diretto da Marco Bellocchio.

Una vita fatta di illegalità, fughe e pentimenti ma anche di tanto dolore per la morte di ben undici suoi parenti uccisi nelle guerre di mafia scatenate dai Corleonesi, tra cui i suoi due figli, uccisi per ordine di quei boss che un tempo riteneva suoi amici. Una vita da boss duro e rispettato che resistette alle torture della polizia brasiliana che gli staccò le unghie dei piedi e che, dopo gli arresti e la collaborazione, fu caratterizzata invece da una fuga continua sotto falso nome in Usa dove è morto di cancro il 2 aprile 2000, all'età di 71 anni.

Il boss dei due mondi nel gotha Cosa Nostra

Avviato fin dall’adolescenza alla microcriminalità, Buscetta venne affiliato a Cosa nostra già nel 1945, all'età di 17 anni, entrando a far parte del mandamento palermitano di Porta Nuova. Gli anni successivi per lui furono una scalata senza sosta ai vertici mafiosi, da contrabbandiere a sicario e infine a gregario e boss. I suoi legami con tutti i massimi boss dell’epoca come Angelo La Barbera, Gaetano Badalamenti, “Lucky" Luciano, Joe Bonanno e Michele Greco, e quelli coi giovani mafiosi che poi li avrebbero sostituiti come Luciano Liggio e Totò Riina fecero di lui una figura di spicco del movimento criminale pur senza mai dirigere una famiglia mafiosa. Proprio per la sua caratura a lui fu affidato il lavoro che porterà alla nascita della "Commissione" che da quel momento in poi avrebbe dovuto dirimere le controversie tra le famiglie mafiose siciliane.

La prima guerra di mafia degli anni ’60 e una serie di accuse e condanne lo portarono a fuggire all’estero fino a sbarcare in Usa dove fece arrivare anche la famiglia avviando una vasta attività di pizzerie. Dopo alcuni arresti anche negli Stati Uniti, arrivò infine la fuga in Brasile dove visse per anni utilizzando false identità.

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I traffici di droga tra gli Stati Uniti e il Brasile

Nel Paese sudamericano Tommaso Buscetta ha occupato i vertici dell’organizzazione internazionale del traffico di eroina mettendo in piedi una banda di trafficanti internazionali che, attraverso un sistema di trasporto aereo dedicato, trasportava ingenti quantitativi di droga a New York dove avevano come acquirenti finali alcune pizzerie intestate ad esponenti della famiglia Gambino

Un traffico milionario a cui mise fine la polizia brasiliana nel 1972 arrestando Buscetta e tutta la sua banda e rinvenendo eroina per un valore di 25 miliardi di lire dell'epoca. Il boss venne anche torturato e gli furono strappate le unghie dei piedi per farlo parlare ma senza successo, come ricordò Falcone. Estradato in Italia, scontò diversi anni in varie carceri prima della semilibertà nel 1980.

La morte dei figli e dei familiari

Con le tensioni sempre crescenti tre le fazioni mafiose siciliane, Buscetta decise di estraniarsi dalla seconda guerra di mafia  e darsi alla latitanza facendo ritorno in Brasile. I Corleonesi di Riina che lo vedevano come un possibile nemico per la sua antica amicizia coi boss Badalamenti, Bontate e Inzerillo, ne decretarono però la condanna a morte. Non riuscendo a raggiungerlo in Brasile dove era protetto, gli uomini di Riina misero in atto una serie di terribili vendette trasversali uccidendo nel corso degli anni undici suoi parenti tra cui un fratello, un genero, un cognato e quattro nipoti ma anche i suoi due figli. Nel frattempo nel 1983 venne di nuovo arrestato in Brasile, dove viveva sotto falso nome, e fu estradato in Italia dopo aver incontrato il giudice Giovanni Falcone volato in Brasile appositamente per invitarlo a collaborare.

La collaborazione con Giovanni Falcone e il maxi processo

Da quel momento in poi per Buscetta si apre una nuova vita fatta di decine di testimonianze determinanti nelle indagini contro Cosa Nostra e che hanno permesso per la prima volta di ricostruire l'organizzazione e la struttura della criminalità siciliana che si faceva chiamare cosa nostra. Racconti affidati al giudice Falcone che permisero di celebrare lo storico maxi processo di Palermo nel 1987 con 360 condanne per un totale di 2665 anni di reclusione.

Trasferito negli USA sotto protezione e con una nuova identità, Buscetta nel corso degli anni ha reso noti i nomi di tutti i clan mafiosi, dei boss e ricostruito tutta l’organizzazione criminale, raccontando riti e dinamiche interne fino ad allora sconosciuti.

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