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12 Maggio 2019
10:11

Il Paese ora è stanco di Salvini: l’odio non basta per raccattare voti

La sensazione è che le provocazioni del ministro dell’interno Matteo Salvini funzionino sempre meno: la retorica dei porti chiusi in realtà viene sbugiardata tutti i giorni (e le ultime 70 vittime non aiutano di certo) mentre il nord continua ad aspettare dalla Lega riforme che incidano sulla produttività e sul lavoro. Forse il Paese reale è molto diverso da come lo racconta il vicepremier.
A cura di Giulio Cavalli
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Dice che i porti sono chiusi. Insiste. Come se si fosse incantato il disco. E invece i porti sono belli aperti, ieri la Guardia Costiera ha salvato ben 70 persone, le 70 persone che sono morte nel Mediterraneo rientrano nella vergogna di molti italiani e europei, la Mare Joniio della missione Mediterranea ne ha salvati altri 40, tra cui donne e bambini.

Lui insiste, ci dice che la Mare Jonio è vero che è entrata nel porto ma l'equipaggio è indagato. A sbugiardarlo interviene addirittura la Procura che precisa che il tutto è in mano alla Polizia Giudiziaria.

Sui rom di Casal Bruciato glissa dopo l'attacco vergognoso alla famiglia assegnataria (di diritto) della propria casa popolare e quasi contemporaneamente il Papa invece decide di incontrare la famiglia e attacca l'imbruttimento feroce che ha portato all'attacco sconsiderato.

Di Maio lo attacca senza sosta, ricordando le sue posizioni estremiste e le sue simpatia antistoriche e nostalgiche (a proposito, benvenuto al leader del M5S che fino a qualche giorno fa non si accorgeva di tutto questo e che è stato risvegliato dalle prossime elezioni europee).

I suoi fedelissimi dicono sottovoce (con la vigliaccheria dei servitori del sovrano) che la gente, soprattutto al nord, che ha votato Lega si aspetterebbe qualcosa di più della solita caccia al negro, magari qualche riforma che parli di lavoro, di economia, di ripresa economica che è l'unica vera cosa che tutti aspettano e soprattutto di una riforma vera delle regioni che da anni continua ad essere promessa.

Il Paese reale è molto diverso da quello raccontato da Salvini, che si accontenta di un concorso per vincere una telefonata con lui oppure rovistando tra i rifiuti di una cronaca nera che possa sfamare gli intestini. L'odio non basta per continuare ad alimentare i voti e anche i sondaggi (di cui il ministro dell'interno e un vero e proprio cultore) dicono che qualcosa si è bloccato, un granello di sabbia si è infilato negli ingranaggi della retorica leghista e non si tratta solo della vicenda Siri, gestita con grande scioltezza dal premier Conte, ma di una più ampia insoddisfazione che comprende anche lo stancante accanimento come gli ultimi che risultano poco credibili come unico vero problema per gli italiani.

Qualche analista abbozza anche l'ipotesi che la vicenda dell'editore capo di Altaforte (che ha pubblicato il libro intervista di Salvini ed è stato denunciato per apologia di fascismo e escluso dal Salone del Libro di Torino) abbia infilato Salvini in un cul de sac che i suoi elettori faticano a capire. Perché Salvini deve scegliere un piccolo editore che ha l'unica caratteristica di professarsi fascista con tutte le opzioni a disposizione?

Le provocazioni (anche quelle social) funzionano sempre meno e ora qualcuno fa notare che l'umanità sembra avere preso il sopravvento anche tra qualcuno dei suoi. Il giochetto, si sa fin dall'inizio non sarebbe durato per sempre, e forse il declino è davvero cominciato.

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