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Ciao,
se fossimo in un Paese normale, probabilmente si parlerebbe di clima d’odio e di radicalizzazione in relazione al brutale omicidio di Bakari Sako, il bracciante ucciso da un gang di minorenni a Taranto.
Se fossimo in un Paese normale, probabilmente si parlerebbe dei due cittadini egiziani che hanno disarmato un cittadino italiano che aveva appena falciato otto persone a Modena con la sua auto in corsa.
Se fossimo in un Paese normale, probabilmente non ci ritroveremmo con un vicepremier che pone un problema di sicurezza e di mancata integrazione delle seconde generazioni senza guardarsi allo specchio, visto che sono quattro anni che sta al governo.
Se fossimo in un Paese normale, probabilmente non staremmo nemmeno qui a parlarne.

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Ho visto il video del direttore Cancellato sulle querele temerarie. Non capisco come sia possibile un modus operandi simile…negli altri paesi europei funziona diversamente?

Guido

Grazie della domanda, Guido. Giusto per dare un minimo di contesto. Il video di cui parli, racconta dell’ennesima querela che abbiamo ricevuto dopo l’inchiesta Gioventù Meloniana del 2024, due anni fa, dopo che tutte le precedenti querele sono già state archiviate, per l’insussistenza delle contestazioni che ci sono state mosse. Per chi se l’è perso, lo trovate qui.
Comunque sì, Guido, negli altri Paesi europei funziona diversamente. Nel senso: anche negli altri Paesi politici, pubblici ufficiali e imprenditori hanno il vizio della querela facile nei confronti di chi li critica, o di chi fa inchieste su di loro. E anche negli altri Paesi queste querele hanno uno scopo puramente intimidatorio, visto che nella stragrande maggioranza dei casi finiscono con un’archiviazione, e servono solo a far perdere tempo e soldi ai giornali e ai giornalisti.
La differenza sta in due dettagli. Il primo: in Italia ce ne sono di più. Siamo il Paese che ha il record delle querele temerarie, cioè a scopo intimidatorio, nei confronti della stampa. Il secondo: l'Unione Europea ha emanato una direttiva anti-querele temerarie che permette ai giudici di archiviarle rapidamente, facendo ricadere le spese processuali su chi le ha promosse. Indovina qual è quel Paese che ha fatto scadere questa direttiva senza ratificarla? E perché proprio l’Italia?

Francesco Cancellato, Direttore Fanpage.it

Siamo veramente convinti che Sempio, e prima Stasi, siano i soli due coinvolti in questo delitto? Mi chiedo come sia possibile che da 1 anno e mezzo sia uscito tutto questo materiale su di un'unica persona, che l'altra risulti "innocente" e che tutto il circo di elementi, e famiglie, e prove, e intercettazioni e movente/i siano tutti confluiti su una sola persona (…)?

Carlo

Buongiorno Carlo, capisco che orientarsi nel caos mediatico non sia per nulla facile. In questo anno e mezzo sono uscite tante fake news, cerco quindi di essere il più oggettiva possibile e di fare chiarezza. Rispondendo alla prima domanda, in 19 anni forze dell’ordine e magistratura hanno vagliato più piste e sentito tutte le persone vicine a Chiara Poggi. Oltre ad Alberto Stasi e Andrea Sempio, su nessun altra sono cresciuti sospetti o indizi tanto da far scattare indagini nei loro confronti. Allora perché si sono concentrati su Andrea Sempio? Sia chiaro che non è una novità: lui è la terza volta che è indagato e le indagini sono sempre scattate su un fatto oggettivo, ovvero che sulle unghie di Chiara Poggi è stato trovato parte del suo DNA. Nella perizia del 2014, durante il processo a Stasi, il suo materiale genetico era stato giudicato troppo degradato e insufficiente per far scattare accuse nei confronti di Sempio. Nel 2016 e anche nel 2025 consulenze della difesa di Stasi hanno invece ribadito che quel DNA era sufficiente per far scattare indagini nei confronti dell’amico di Marco Poggi. E così è stato: nel 2017 il fascicolo è stato archiviato, aspetteremo invece ancora pochi giorni per capire se in questo caso l’indagato andrà a processo. La grande novità di questi mesi è che la Procura di Pavia ha associato per la prima volta la traccia 33, ovvero una impronta trovata vicino al cadavere della vittima, ad Andrea Sempio. Quando una persona è indagata, molto probabilmente è anche sotto intercettazione. Ecco quindi che si parla di intercettazioni del 2016-2017 e di quest’ultimo anno e mezzo. Tutto però dovrà essere accertato in un eventuale processo: oltre al movente, si dovrà dimostrare che Andrea Sempio era nella casa di Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 e l’ha uccisa. Vale lo stesso per Alberto Stasi, al momento unico condannato per l’omicidio: per accertare la sua innocenza ci vorrà un processo di revisione in cui i giudici dovranno ritenerlo innocente.

Giorgia Venturini, redattrice area Cronaca Fanpage.it

Tutti parlano di difesa europea, di politica estera europea, ma nessuno parla mai di costituzione europea. Senza la costituzione (…), non si va da nessuna parte. L' Europa o è federale o non è. Il governo Meloni non accetta il federalismo quindi è antieuropeista. Così stanno le cose. Che facciamo?

Sergio

Ciao Sergio,
piccolo passo indietro. Sono abbastanza sicura che ti ricorderai le parole di Meloni sul Manifesto di Ventotene, i toni sprezzanti con cui lo criticò, la malizia con cui selezionò dei singoli passaggi per stravolgere e strumentalizzare uno dei testi fondativi dell’Ue. Ecco lì sta il succo della sua visione antieuropeista. Più di un anno fa la premier concluse il suo intervento in Aula dicendo che quella “non era di certo la sua Europa”. Vale la pena chiedersi a cosa si riferiva Meloni: all’idea di un’Europa fondata sull’anti-fascismo? All’idea di un’Europa incentrata sulla lotta alle disuguaglianze? All’idea di un’Europa in cui il raggiungimento della pace e il suo mantenimento passano attraverso l’unità politica? Perché era anche questo che si immaginavano Altiero Spinelli ed Eugenio Rossi mentre scrivevano il Manifesto di Ventotene. La linea della destra conservatrice europea va in tutt’altra direzione: Stati sovrani, confini rafforzati, identità nazionali a scapito dell’integrazione. In questo contesto immaginare un’Europa federale, in cui i singoli Stati siano disposti a trasferire pezzi di sovranità in cambio di una politica estera unica, un’unione fiscale, un esercito comune e un’identità condivisa sembra davvero difficile. Come fai notare anche tu, richiederebbe un processo costituente esplicito che in questo momento manca. Nel 2005 il progetto di una Costituzione europea naufragò con il no di Francia e Paesi Bassi. Ad oggi lo scenario è differente. Negli ultimi anni, con l’avanzata delle destre il baricentro politico dell’Europa si è spostato nella direzione impressa da certe forze sovraniste che vedono nel federalismo l’immagine di una sorta di Super-stato centralizzatore e che anche quando non gridano all’uscita dall’Ue, o almeno non più, come Giorgia Meloni, puntano comunque a limitarne l’integrazione politica.

Giulia Casula, redattrice area Politica Fanpage.it

Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Francesco

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