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Ciao,
chissà cosa sarebbe successo se a sparare a una coppia di manifestanti italiani, il 25 aprile, fosse stato un ragazzo nordafricano. Chissà se i giornali di destra l’avrebbero giustificato. Chissà quanto si sarebbero sperticati alla ricerca di giustificazioni e distinguo. Chissà se avrebbero minimizzato dicendo che “in fondo era una pistola a piombini”. Chissà chi sarebbe andato a trovare le vittime in ospedale. Chissà se qualcuno del governo avrebbe suggerito un capo di imputazione. Chissà se non sarebbe stata l’occasione per un’ennesima emergenza sociale, per un ennesimo decreto sicurezza.
E invece Eitan Bondi non era nordafricano, né tantomeno musulmano, né tantomeno povero. Quindi niente, sarà per la prossima volta.

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Ma come mai Israele può abbordare una nave in acque internazionali, com’è accaduto ormai due volte con la Global Sumud Flotilla, arrestare dei cittadini stranieri e picchiarli, e nessuno dice nulla?

Viola

Viola, potrei risponderti, citando il nostro ministro degli esteri, che il diritto internazionale – quello che Israele viola quando attacca navi in acque non di sua pertinenza, ma anche quando rivendica per sé le acque territoriali di fronte alla striscia di Gaza – vale fino a un certo punto. Però vorrei andare oltre la semplice battuta, altrimenti è troppo facile. Perché il punto è un altro: è chiedersi perché per Israele, o comunque per chi è considerato un alleato dell’Occidente, la violazione delle norme è tollerata, o comunque solo blandamente condannata, come ha fatto Giorgia Meloni, bontà sua, a questo giro.
Per dire: senza nulla togliere alla brutalità di altri regimi, cosa sarebbe successo se ci fosse stato l’Iran al posto di Israele? O cosa sarebbe successo se la Russia avesse arrestato e usato violenza nei confronti di cittadini italiani che provavano a raggiungere l’Ucraina per scopi umanitari, senza attraversare il territorio russo?
Ecco: alla fine il problema è tutto qua. Che il discrimine tra ciò che è lecito, o tollerato, e ciò che non lo è, dipende dal soggetto e non dall’oggetto. Se chi viola il diritto e usa violenza è uno dei nostri – Henry Kissinger aveva un modo molto colorito per definirlo – allora può sostanzialmente fare quel che vuole. Per un Occidente che ancora oggi si dice portatore di valori e diritti universali è la più grande delle ipocrisie.

Francesco Cancellato, Direttore Fanpage.it

Se Andrea Sempio venisse condannato per omicidio, con una sentenza che lo vede come unico colpevole, cosa accadrebbe ad Alberto Stasi? bisognerebbe rifare il processo?

Annalisa

Ciao Annalisa, cerco di fare chiarezza su un caso che sta diventando complicato. La Procura di Pavia ritiene Andrea Sempio l’unico omicida di Chiara Poggi e ha fatto cadere il “concorso” con Alberto Stasi (che rimane l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi) o con ignoti. Questa decisione non ha sorpreso molto perché ogni consulenza e perizia di questi 19 anni ha sostenuto che a uccidere Chiara Poggi era stata un’unica persona. Questo vuol dire che anche i recenti accertamenti della Procura di Pavia lo hanno confermato. A questo punto se si vuole mandare a processo Sempio – e l’intenzione sembra questa – il “concorso” doveva cadere.

A questo punto è anche possibile già procedere a chiedere la revisione del processo per Stasi. E la possibilità inizia a essere sempre più concreta: nei giorni scorsi il procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone ha incontrato la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. Questo perché anche la Procura generale, oltre alla difesa di Stasi, può valutare e inoltrare la richiesta di revisione del processo del condannato alla Corte d’Appello di Brescia (a cui spetta procedere eventualmente con un nuovo processo). Per ora né la Procura generale né la difesa di Stasi avrebbero presentato richiesta.

Stando a quanto sostenuto anche a Fanpage.it dall’avvocato penalista Daniele Bocciolini, con ogni probabilità però questo incontro tra Napoleone e Nanni dimostrerebbe che quanto emerso dalle indagini preliminari nel procedimento contro Andrea Sempio avrebbe evidenziato elementi che si pongono in contrasto con quelli che hanno fondato la condanna di Stasi. Ecco perché, rispondendo alla tua domanda, non è detto che si aspetti una eventuale condanna di Sempio. Anzi, la difesa di Stasi ha già manifestato la sua intenzione di procedere con la richiesta di revisione e la sensazione è che lo faccia a breve senza aspettare una sentenza di Sempio. Anche perché se arrivasse una sentenza di non colpevolezza per Sempio procedere con la revisione per Stasi diventa più complicato.

Giorgia Venturini, redattrice area Cronaca Fanpage.it

Ho letto lo scandalo sugli arbitri, ma non ho capito com’è possibile che secondo gli investigatori le squadre di calcio non c’entrano niente? Allora perché gli arbitri avrebbero dovuto favorire una squadra o l’altra?

Fabrizio

Ciao Fabrizio, prendo la tua domanda e la rendo ancora più diretta, visto che i nomi che girano – ad oggi – sono quelli: perché Rocchi avrebbe dovuto favorire l’Inter? Si tratta dell’unica società tirata in ballo in una vicenda che sembra appartenere più a dinamiche interne del mondo arbitrale che ad un sistema di potere stile Calciopoli, accostamento piuttosto forzato per quanto ne sappiamo finora. Tra i capi d’imputazione a carico di Rocchi ci sono le designazioni per due partite dell’Inter che avrebbero rispecchiato il “gradimento” del club. Il tema centrale è questo: in quale modo l’Inter manifestava la sua posizione rispetto ad un arbitro, gradito o sgradito, al designatore Rocchi? Esistono modalità tollerate e da sempre tipiche del mondo del calcio: dalle lamentele, mediatiche o ufficiose, comuni un po’ a tutte le squadre, fino all’utilizzo dell’addetto agli arbitri, figura che non tutte le società contemplano e che nell’Inter è ricoperta da Giorgio Schenone, forse chiamato in causa in un’intercettazione telefonica tra Rocchi e Gervasoni. L’addetto agli arbitri non può, da regolamento, interfacciarsi con il designatore, ma solo con il suo omologo nella CAN, l’addetto ai rapporti con i club. Come altri aspetti, però, l’esistenza di un canale di comunicazione illecito tra Schenone e Rocchi è tutta da dimostrare. Il materiale raccolto finora dalla Procura di Milano, tra intercettazioni e testimonianze, non ha ancora prodotto la cosiddetta pistola fumante, l’elemento che proverebbe un condizionamento effettivo e sistematico da parte dell’Inter – o in generale di altri club – sulle designazioni arbitrali. E per questa ragione tra gli indagati continuano ad esserci solo e soltanto arbitri.

Sergio Chesi, caporedattore e capo area Sport Fanpage.it

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Francesco

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