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Ciao, se non altro questa storia dell’Hantavirus ci sta ricordando che i virus nel mondo non sono spariti, che una prossima pandemia prima o poi arriverà, che probabilmente sarà globale, che il Covid non è stato un caso isolato. Eppure, una volta finita la scorsa pandemia, invece di preoccuparci della prossima e di come affrontarla meglio, ci siamo preoccupati di farci la guerra, di smontare l’Oms, di mettere in discussione tutti i protocolli sanitari e chi li ha applicati. E, nel caso dell’Italia, di dare voce (anche) alle peggiori teorie complottiste in una commissione parlamentare istituita ad hoc. Poi arriva un virus su una nave da crociera e ci terrorizza perché non siamo pronti. Chi ci capisce è bravo, eh.
- Vorrei un chiarimento sull’ Hantavirus, se era un virus già conosciuto, perché adesso sembra essere di nuovo nel 2020? Cosa dobbiamo aspettarci? Annalisa
Ciao Annalisa, la tua domanda racchiude bene quello che stiamo provando tutti. Come scrivi, conoscevamo già il virus Andes, il ceppo di hantavirus responsabile del focolaio sulla nave da crociera MV Hondius. Sapevamo anche che è l’unico ceppo che può trasmettersi da persona a persona, sebbene questa modalità sia più rara del contagio attraverso contatto con roditori infetti.
Perché allora si è generato questo clima di paura? Gli 8 casi confermati (prima dell'arrivo della nave a Tenerife), di cui tre decessi, hanno messo in allerta le autorità innanzitutto perché il virus causa una malattia molto grave, con un elevato tasso di letalità. Poi, il luogo in cui il focolaio si è formato non è irrilevante. In uno spazio chiuso come una nave un virus può circolare con più facilità rispetto ad altri contesti. Pensiamo ai diversi casi di epidemie di norovirus verificatesi su navi di crociera.
Perché allora sembra di essere di nuovo nel 2020? Sicuramente perché la pandemia ci ha lasciato un trauma profondo e basta poco per riportarci a quei giorni. Poi, la gravità di questo virus ha fatto il resto. Certo, questo non significa che dobbiamo sminuire la situazione, ma direi piuttosto che dobbiamo attenerci a quello che dicono e fanno i massimi esperti di salute al mondo. Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Oms, sabato ha scritto una lettera per ringraziare (e tranquillizzare) i cittadini di Tenerife, in cui ha ribadito che il rischio per la popolazione globale resta basso : “Voglio che mi ascoltiate bene: non si tratta di un altro COVID”, ha detto. Allo stesso tempo però le autorità hanno attivato tutti i protocolli del caso seguendo il principio della massima cautela.
Ad esempio, l’Ecdc ha raccomandato che tutti i passeggeri evacuati dalla MV Hondius stiano in quarantena per sei settimane. Insomma, se ci sembra di essere di nuovo nel 2020 è perché la pandemia ci ha segnato nel profondo ma allo stesso tempo è stata forse proprio la lezione del Covid a darci gli strumenti per affrontare emergenze come queste.
Maria Teresa Gasbarrone, redattrice area innovazione
- Ma come è possibile che le intercettazioni di Sempio emergano solo ora? perché avevano archiviato le indagini nel 2017, dopo averlo sentito dire quelle cose? Fabrizio
Buongiorno, cerco di fare chiarezza sulle intercettazioni emerse in questi giorni. Non so a quale specifica intercettazioni tu ti riferisca però quella che sta facendo discutere in questi giorni è quella in cui Andrea Sempio, attuale indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha parlato da solo in macchina facendo riferimento ad alcuni video, secondo gli inquirenti quelli intimi girati dalla vittima con il suo fidanzato Alberto Stasi.
Ecco questa intercettazione in auto di Sempio è del 14 aprile del 2025 e quindi frutto di queste nuove indagini sul delitto di Garlasco. Per questo emerge solo in questo fascicolo che è accessibile alle parti, quindi non più “segreto” dallo scorso 7 maggio. Il 2017 era stata invece archiviata l’indagine nei confronti di Andrea Sempio sulla base della perizia super partes del genetista Francesco De Stefano durante il processo ad Alberto Stasi in Corte d’Assise d’Appello a Milano: il perito era stato chiamato dal giudice per analizzare le unghie di Chiara Poggi e trovò un DNA molto parziale e poco pulito che non poteva essere attribuito con assoluta certezza a nessuno, quindi neanche ad Andrea Sempio. Sulla base di questa perizia quell’indagine venne archiviata.
Giorgia Venturini, redattrice area Cronaca Fanpage.it
- Il Memorandum tra USA e Iran è stato firmato, alla fine? Fabiana
Ciao Fabiana, per ora la risposta è no, il memorandum che avevano proposto gli Stati Uniti per arrivare a una tregua più stabile e duratura con l’Iran non è stato controfirmato da Teheran. Sottolineo il “per ora” perché in questa crisi le carte in tavola sono già cambiate diverse volte, dalla sera alla mattina. E infatti quando è stato presentato il memorandum diverse fonti autorevoli, molto informate sul dossier, davano quasi per scontato che questa volta si potesse arrivare a un accordo di pace stabile e duraturo. Questo ottimismo però non è durato a lungo: dopo qualche giorno gli Ayatollah hanno presentato una loro controproposta, ribadendo ciò che avevano già messo nero su bianco settimane fa. Per Teheran i negoziati devono essere in due fasi. Prima si risolve la crisi nello stretto di Hormuz e poi si potrà parlare di quel “dettaglio” dell’arricchimento dell’uranio. Donald Trump, come al solito, ha usato i social per commentare il documento iraniano: “Totalmente inaccettabile", queste sono state le sue parole.
E allora dovrà presentarsi, tra qualche giorno, a un incontro importantissimo con il presidente cinese Xi Jinping, senza poter mettere sul tavolo il trionfo diplomatico di un accordo con Teheran. Nel frattempo, in quella partita la Cina ci sta entrando eccome: la scorsa settimana a Pechino è stato ricevuto Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano e capo negoziatore per gli Ayatollah, che subito dopo ha chiamato anche il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman, per fare il punto su come superare questa crisi. E mentre l’Iran tesse la sua tela regionale, gli Stati Uniti di Trump continuano a scontrarsi con un negoziato impossibile. E non sappiamo fino a quando questo gioco della fune potrà andare avanti, prima che la corda si spezzi. E riprenda la guerra su larga scala.
Annalisa Girardi, vicecapo area Video Fanpage.it
Ma l'ennesimo caos interno al governo Meloni, questa volta con il ministro Giuli, rischia di far cadere questa maggioranza? Paolo
Ciao! La risposta breve è: no, difficilmente il governo cadrà per il "caso Giuli", ma la natura stessa di questa maggioranza sta cambiando profondamente. In politica esiste una regola non scritta secondo cui i governi non cadono quasi mai per un ministero "decapitato", ma per la mancanza di un’alternativa credibile. Oggi, nonostante i nervosismi evidenti, nessuno nella coalizione (né Meloni, né Salvini, né Tajani) ha davvero interesse a staccare la spina. Con le elezioni del 2027 che iniziano a proiettare la loro ombra, la destra sa bene che presentarsi divisa davanti agli elettori sarebbe un suicidio politico. La maggioranza, insomma, è "condannata" a restare unita, ma questo non significa affatto che sia serena.
Il vero pericolo per il governo Meloni, infatti, non è tanto una caduta formale quanto il rischio dell'immobilismo. Se il Ministero della Cultura resta bloccato dalle lotte intestine, a pagarne il prezzo sono i dossier cruciali, come i fondi del PNRR o la gestione dei grandi eventi internazionali. Giuli, licenziando i "pretoriani" di Fratelli d’Italia come Merlino e Proietti, ha fatto una scommessa altissima: ha cercato l'indipendenza, ma il paradosso è che potrebbe ritrovarsi isolato. Senza la copertura politica del suo partito e con Salvini che lo punzecchia quotidianamente su ogni dossier, dal Piano Casa alla Biennale, Giuli rischia di diventare l'anello debole della catena. Il pericolo reale, dunque, non è che cada il governo, ma che cada lui, diventando il "sacrificabile" necessario a placare le tensioni interne alla coalizione.
Dobbiamo poi considerare il contesto elettorale: siamo ormai a un anno dal voto e i sondaggi iniziano a mostrare i primi segnali di stanchezza per il centrodestra. Questo nervosismo si traduce inevitabilmente in una caccia all'uomo interna. Se all'inizio della legislatura Meloni faceva scudo ai suoi ministri a ogni costo, oggi la strategia sembra mutata: per proteggere la tenuta dell'intero esecutivo, si è più disposti a tagliare i rami che scricchiolano troppo. In conclusione, il caos al Ministero della Cultura è il sintomo di una "crisi di nervi" strutturale. La maggioranza non cadrà domani mattina, ma sta certamente perdendo via via quel brio e quella compattezza che l'avevano caratterizzata all'inizio. Più che un crollo improvviso, stiamo insomma assistendo a un lento logoramento dove ogni ministro, per salvarsi o per marcare il territorio, finisce per sparare sul compagno di banco.
Francesca Moriero, redattrice area Politica Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco