Ci vuole coraggio per stare in silenzio. Fermo. Immobile. Mentre lo starter spara per il via e nelle altre corsie è tutto un annaspare di tuffi, di schizzi e di mulinare di braccia. Ci vuole coraggio, soprattutto, nell'andarsi a prendere la propria misura del dolore quando gli spazi non ti vengono concessi. E così basta stare fermi, in silenzio, per costringere tutto il mondo intorno ad ascoltarti.

Fernando Álvarez è spagnolo, ha 71 anni ed è uno degli atleti che ha partecipato ai Mondiali Master di nuoto. I Mondiale Master, a dispetto di quello che si può pensare, sono una cosa terribilmente seria: sponsor, federazioni e impianti sono gli stessi dei mondiali dei professionisti. Fernando, specialista nella specialità della rana, aveva chiesto all'organizzazione di dedicare un minuto di silenzio per strage di Barcellona. Permesso negato. Quel minuto, hanno risposto dalla direzione di gara, avrebbe ritardato il programma della giornata. Fernando Álvarez non si è arreso. Figurati se può mollare così presto uno che a 71 anni viaggia fino a Budapest per andarsi a prendere una medaglia in vasca: ha corso i 100 metri rana e poi, prima della gara dei 200, ha deciso di andare direttamente dal giudice di gara. Quel minuto di commemorazione, ha pensato Fernando, non avrebbe certo stravolto il programma delle gare. Niente: risposta negativa.

Così sui blocchi di partenza della gara dei 200 metri rana Fernando Álvarez non si è tuffato. Il suo minuto di silenzio, per sciogliersi il cuore nel pensiero dei suoi connazionali e di Barcellona, lo ha passato con i piedi piantati per terra, le braccia diritte lungo il corpo e lo sguardo dritto mentre gli altri nuotatori si sfidavano in vasca. Come tengono dritti gli sguardi delle persone che vanno controcorrente convinte di essere dalla parte della ragione, come tengono dritto lo sguardo loro, non lo tiene nessuno. E Fernando se n'è rimasto un minuto, un minuto intero, con quello sguardo lì, rimettendo in ordine le sue priorità, nonostante tutto il resto. Il minuto di silenzio per le vittime di Barcellona così alla fine è stato ancora più potente: quel nuotatore che s'è preso la briga di non tuffarsi è diventato il simbolo di chi si oppone al terrore senza paura di rivendicare il proprio spazio e il proprio dolore. Con la dignità e la forza di chi non si adatta. Piuttosto perde.