Graviano indagato per calunnia: ha accusato l’ex boss Grado dell’omicidio di Agostino. Il pm: “È depistaggio”

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A sinistra il boss Giuseppe Graviano, a destra il poliziotto Antonino Agostino e sua moglie Ida Castelluccio uccisa il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini
Il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano dovrà difendersi dall’accusa di calunnia con l’aggravante di aver agito per agevolare cosa nostra: durante il processo ‘Ndrangheta Stragista nel 2020 aveva incolpato l’ex boss Gaetano Grado dell’omicidio del poliziotto Vincenzo Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio. Ma Grado al momento del delitto era in carcere. Per la DDA di Reggio Calabria si è trattata di una “evidente attività di depistaggio”.

Dovrà difendersi dall'accusa di calunnia il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. L'avviso è stato firmato lo scorso 10 settembre dal procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo ed è stato consegnato all'avvocato difensore Antonio Sanvito. Tutto risale alle dichiarazioni del boss di cosa nostra rilasciate durante il processo "‘Ndrangheta Stragista" il 14 luglio 2020. Con una memoria difensiva davanti alla Corte d'Assise di Reggio Calabria aveva incolpato "Gaetano Grado di aver consumato materialmente – come si legge nell'avviso di conclusioni indagini della DDA della Procura di Reggio Calabria -, unitamente ad alcuni soggetti, il delitto di omicidio pluriaggravato ai danni del poliziotto Antonino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio, nella piena consapevolezza dell'innocenza di Grado" dal momento che quest'ultimo era in carcere. Ma chi erano Antonino Agostino e sua moglie Ida?

Antonino Agostino era un poliziotto in servizio a Palermo. Era il 5 agosto del 1989. Si trovava a Villagrazia di Carini con la moglie, incinta di due mesi, quando due uomini a bordo di una moto spararono contro la coppia uccidendoli. I genitori di Antonino passarono gli anni della loro vita alla ricerca della verità su quanto accaduto al figlio e alla nuora. Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, non si è più tagliato barba e capelli: lo avrebbe fatto solo quando la giustizia avrebbe dato i nomi di mandanti ed esecutori materiali.

Chi ha ucciso i due coniugi? Il 7 ottobre 2024 la Corte d'Assise di Palermo ha condannato all'ergastolo Gaetano Scotto, boss dell'Arenella: per i giudici è uno degli esecutori materiali. Mentre invece è stato assolto l'altro imputato del processo con rito ordinario Francesco Paolo Rizzuto. Nei suoi confronti non è stata riconosciuta l'accusa di favoreggiamento aggravato. Nel 2021 era stato condannato in primo grado il boss di Resuttana Antonino Madonia, già detenuto dal 1989 dopo condanne in via definitiva per altri reati. La Cassazione aveva poi annullato la sentenza e aveva disposto un nuovo processo per l'omicidio di Agostino, mentre per quello della moglie Ida è caduto tutto in prescrizione dal momento che non era lei il bersaglio.

Perché è stato ucciso Nino Agostino? Il suo lavoro lo vedeva impegnato nella lotta alla mafia, dava la caccia ai super latitanti. Il padre Vincenzo è morto il 21 aprile 2024, non si è mai tagliato capelli e barba. La moglie, Augusta Sicherà, era morta cinque anni prima.

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Ora il boss Giuseppe Graviano, detenuto al 41bis nel carcere di Cagliari, dovrà difendersi dall'accusa di calunnia. Nel processo di Reggio Calabria aveva coinvolto nell'omicidio Agostino il boss Gaetano Grado, tra i fedelissimi di Stefano Bontade ovvero tra i principali capi palermitani di cosa nostra durante la seconda guerra di mafia. Non solo, Gaetano Grado uccise il padre di Giuseppe Graviano. Grado, diventato poi collaboratore di giustizia, il 5 agosto del 1989 era in carcere e non poteva dunque aver partecipato all'omicidio a Villagrazia di Carini.

Stando a quanto scrive la DDA di Reggio Calabria nell'avviso di conclusione indagini, Graviano è indagato per calunnia con "l'aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso denominata Cosa Nostra della quale il Graviano è soggetto di vertice come definitivamente statuito, tra le altre, dalle sentenze della Corte di Assise di Appello di Palermo del 13 febbraio 2001, irrevocabile in data 7 dicembre 2001 e della Corte di Appello di Palermo del 2 marzo 2007, irrevocabile in data 19 gennaio 2011 – ponendo in essere una evidente attività di depistaggio finalizzata ad indebolire o fuorviare le ricostruzioni processuali, non ancora definitive, riferibili allo specifico episodio omicidiario prima richiamato".

Per il procuratore Lombardo le dichiarazioni di Graviano furono un tentativo di depistaggio soprattutto perché sapeva che Grado era in carcere nel 1989 e perché nel 2020 erano ancora aperti i procedimenti per risalire agli omicidi di Agostino. E quindi la domanda resta: chi è coinvolto nell'omicidio del poliziotto e di sua moglie Ida?

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