Nuovi attacchi alla comunità Progetto sud e a Don Giacomo Panizza, il prete che oltre trenta anni fa si è trasferito da Brescia in Calabria per sostenere le comunità locali nella lotta contro la ‘ndrangheta. Questa volta ignoti hanno preso di mira le vetture dei dipendenti della Comunità Progetto sud squarciando per sette giorni di fila le gomme delle ruote delle auto parcheggiate davanti alla sede, uno stabile confiscato alla ’ndrangheta nel centro di Lamezia Terme che ora è diventato Casa Pensieri & Parole.

Come ha raccontato lo stesso sacerdote, già vittima in passato di diversi atti intimidatori per il suo lavoro a sostengo dei più deboli e dei più emarginati, gli episodi sono iniziati la scorsa settimana quando all’uscita dal lavoro dipendenti e collaborarti hanno ritrovato le auto con le gomme completamente squarciato. Quello che si credeva un atto spregevole ma isolato però si è ripetuto quotidianamente per una intera settimana tanto da fare scattare una denuncia alle competenti autorità che ha interessato anche la Dda calabrese. “È sempre successo a me o ai beni che sono della Comunità. Questa volta però hanno alzato il tiro, indirizzando le loro attenzioni verso i chi lavora qui. Hanno toccato chi viene a guadagnarsi il pane” ha dichiarato lo stesso Panizza, Presidente di Progetto Sud.

Numerosi gli attestati di solidarietà registrati in queste ore da tutta la Calabria e da tutta Italia dalla comunità che dal suo canto si è stretta attorno agli operatori colpiti con ancora più forza e determinazione. “Alle intimidazioni rispondiamo collettivamente. Con la dignità del lavoro e il non piegare la testa. Noi vogliamo cambiare le cose. La legalità non è solo un affare di ordine pubblico, ma di cittadinanza. Non è solo togliere ai mafiosi dei beni. Il tema è partecipare alla proposta di vita democratica” hanno fatto sapere. "Lo Stato che deve fare di più. La presidenza del Consiglio dei ministri deve assumersi la responsabilità di mettere al centro dell’attenzione la Calabria, perché quando si cerca di colpire il lavoro si vuole colpire il germoglio della legalità. Chiederemo che il governo ci metta la faccia e, se necessario, ci costituiremo parte civile. Ai lavoratori dico: non lasciamoci intimidire. La struttura venga sorvegliata h24. La nostra non è solo solidarietà, ma impegno ad agire insieme. Sin da subito" ha dichiarato il segretario regionale della Cgil.