"Sono tranquillo e fiducioso, rivendico il diritto di parlare come cittadino e con le competenze che ho acquisito nel mio lavoro". Queste le parole di Silvio Viale, ginecologo ed esponente dei Radicali Italiani, che così torna a parlare del caso di Giovannino, il bimbo affetto da una malattia della pelle rara e incurabileabbandonato dai genitori dopo la nascita con fecondazione assistita all'ospedale Sant'Anna di Torino. Nei giorni scorsi il medico era finito nella bufera mediatica dopo aver dato la sua disponibilità a praticare il suicidio assistito, secondo i parametri previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale del 25 settembre. In particolare Viale aveva sostenuto che per il bimbo sarebbe stato "meglio non sopravvivere" e il dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale aveva aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. "Il 16 dicembre sono convocato dalla Commissione disciplina della Città della Salute – rende noto il medico nel corso di una conferenza stampa -. Mi contestano due post su Facebook, in una querelle con il consigliere regionale Maurizio Marrone, e alcune interviste. Con la fuga di notizie non c'entro nulla. Sono intervenuto su un caso in cui si stavano colpevolizzando i genitori e ho cercato di fare chiarezza usando i toni politici attuali. Chiedo all'Ordine dei medici di tutelarmi: non mi si può negare di intervenire in un dibattito pubblico".

Viale rischia sino al licenziamento

A schierarsi contro di lui anche il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone, che ha definito Viale "Dottor Morte" e ne ha chiesto il licenziamento. "Ho voluto sollevare il tema del fine vita – ha detto Viale – perché su questa questione la Regione tace. Il Piemonte, sui temi etici, rischia di essere superato dagli eventi"."È politicamente inaccettabile – aggiunge il Presidente dei Radicali Italiani Igor Boni – che il Sant'Anna si sia mosso dopo il post di Marrone e non ci sia stata una presa di posizione politica contro un consigliere regionale che chiede, con toni violenti, il licenziamento di un medico che vuole solo applicare legge".