video suggerito
video suggerito

Riforma Schillaci, medici di base contrari minacciano lo sciopero: “Curare non è una catena di montaggio”

Dalla retribuzione fino al corso di specializzazione: così la riforma del governo Meloni voluta da Schillaci stravolgerà il lavoro dei medici di famiglia e dei pediatri per salvare i fondi Pnrr. Il sindacato Fimmg avverte: “Rischio di diventare dipendenti pubblici e perdita attrattività”. I medici di base ora minacciano lo sciopero.
Intervista a Silvestro Scotti
Medico e segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale
A cura di Giorgia Olivieri
0 CONDIVISIONI
Immagine

Procede a passo svelto la riforma dei medici di medicina generale, o medici di base, che porta il nome del ministro della Salute, Orazio Schillaci. La bozza di decreto legge sull'assistenza territoriale, già esaminata da ministero, Regioni e sindacati e presentata il 12 aprile, punta a creare due diversi percorsi contrattuali per i medici di famiglia: la libera professione convenzionata con il Servizio sanitario nazionale da una parte e dall'altra un accordo per il lavoro dipendente, previsto solo in caso di situazioni di carenza di organico ed emergenziali. La riforma, che prevede disposizioni urgenti, è nata con lo scopo dichiarato di rendere operative le Case di comunità. Oltre 1700 di queste strutture socio-sanitarie di prossimità sono state finanziate attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e proprio il programma di investimenti europeo impone che siano operative entro il 30 giugno.

La riforma però non piace ai diretti interessati, e la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), il principale sindacato di categoria, rifiuta con fermezza ogni inquadramento nei termini del lavoro dipendente dei medici di famiglia. In occasione della giornata internazionale dei medici di base, che cade il 19 maggio, la sigla sindacale annuncia una stagione di mobilitazioni. Il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti, contattato da Fanpage.it, spiega che "la riforma apparentemente parla di una dipendenza solo di emergenza, però formalmente il sistema crea già di base una liberalizzazione e a una perdita del diritto di contrattazione nazionale".

Governo accelera sul decreto Schillaci: Case di comunità attive entro il 30 giugno

La bozza di decreto legge arriva dopo una lunga contrattazione tra le parti e tutto gira intorno alla scadenza del 30 giugno, data entro la quale dovranno entrare in funzione le Case di comunità, dove i cittadini potranno recarsi per esami e visite specialistiche. In queste strutture dovrebbero entrare in servizio anche medici di base e pediatri, per garantire una presa in carico immediata del paziente. Le Case di comunità dovrebbero essere operative sette giorni alla settimana per 12 ore al giorno, con una turnazione di tutti i professionisti. Dal momento che la scadenza del 30 giugno è dietro l'angolo, il decreto presenta delle disposizioni urgenti per non incorrere in sanzioni.

La Fimmg non condivide però "né il metodo né il merito" della riforma Schillaci. Scotti spiega a Fanpage.it di non approvare innanzitutto i tempi del provvedimento, dopo che a gennaio è stato firmato l'Accordo collettivo nazionale per il prossimo triennio, approvato dalla Conferenza delle Regioni. Secondo il medico, il rischio è che si arrivi a "una deriva autoritaria delle Regioni" e che, nel tempo, si profili, in alcuni territori, "una presenza amplificata del medico di tipo dipendente rispetto a quello convenzionato, con una conseguente perdita del diritto di contrattazione nazionale".

Come cambieranno gli orari di lavoro dei medici di base

Non si tratta solo di inquadramento professionale, la riforma Schillaci inciderà anche sugli orari e sulle modalità di lavoro dei medici di famiglia. La bozza, infatti, prevede che i medici di medicina generale e i pediatri debbano svolgere almeno 6 ore settimanali di lavoro, per 48 settimane all’anno, all'interno delle Case di comunità. Ciò significa che durante una stessa giornata vari medici si daranno il cambio negli ambulatori e i pazienti potranno essere visitati da un medico di base diverso dal proprio. Una visione che non convince il sindacato, secondo cui il rapporto fiduciario medico-paziente verrebbe influenzato negativamente da questo cambiamento.

Senza la presenza garantita nelle Case di comunità di medici specialisti, psicologi, infermieri e Oss, inoltre "ci ritroveremo ad avere dei pazienti che ricevono delle cure di primo livello, ma poi devono andare lo stesso in ospedale, se non hanno la possibilità di avere un secondo livello in loco", avverte Scotti.

Il nuovo sistema di valutazione del lavoro dei medici di base

La bozza di decreto ridefinisce anche le modalità di remunerazione per i medici di famiglia. Il compenso passerà da un modello basato sul numero dei pazienti presi in carico, a un calcolo articolato in diverse quote, legate non solo all’attività svolta ma anche agli obiettivi di assistenza e prevenzione. Tra queste figurano una quota legata alle attività di prevenzione svolte, una quota connessa al lavoro svolto nelle Case di comunità e una quota basata sul risultato e sul raggiungimento degli obiettivi fissati dal sistema sanitario nella cura dei pazienti.

Un sistema per cui però, avverte Scotti, non sono riportati al momento indicatori precisi su cui misurare la capacità del medico di raggiungere esiti positivi nella cura del paziente. "Sembra una catena di montaggio della salute, in cui ci verranno a dire che per ottimizzare il lavoro dobbiamo curare il paziente ogni sette minuti, ma questo il cittadino lo tollererà nella Casa di comunità o porteremo queste strutture a diventare come i pronto soccorso con le aggressioni ai medici?", si chiede il medico.

Cosa cambia per i pediatri e i loro pazienti

Come abbiamo detto la riforma Schillaci interessa anche i pediatri, che fino ad oggi possono seguire fino a un massimo di mille pazienti entro i 14 anni di età. Con il nuovo decreto questa soglia si alzerebbe a 1500 assistiti fino al compimento dei 16 anni, un cambiamento che inciderà anche sul sistema di remunerazione dei pediatri, al momento pagati in base al numero dei pazienti. Per questo motivo la bozza di testo prevede una revisione del tariffario, secondo i criteri indicati per i medici di base, anche per questa categoria di sanitari, in modo anche da evitare delle differenze sostanziali tra il loro trattamento economico e quello dei medici di famiglia.

La revisione dei criteri di affidamento dei pazienti non convince però la Fimmg. Come sottolinea Scotti, "con un Paese in cui nascono pochi bambini, si avrà una riduzione del numero dei pazienti più vicini all'anno zero, mentre piano piano nel tempo questi pazienti cresceranno verso i sedici anni", con la conseguenza che i pediatri, per raggiungere i 1500 assistiti, "si sposterebbero verso quell'età di presa in carico e i nuovi specializzandi, che negli ultimi anni sono pure aumentati, per vari anni non avranno alcuna occasione di lavoro". Il rischio, avverte il segretario del sindacato, è che questi giovani medici "potrebbero essere utilizzati per quegli incarichi di dipendenza che però dovrebbero rimanere eccezionali".

Diventare medico di base: come cambia il percorso di studi

In una riforma che punta a rivedere a tutto tondo la figura del medico di base, viene inserita pure una revisione del percorso di studio per diventare un medico di famiglia. Attualmente si diventa medico di medicina generale attraverso un corso triennale gestito dalle Regioni e riservato ai laureati in medicina e chirurgia. La riforma Schillaci, invece, prevede l'introduzione di un nuovo corso di specializzazione in Medicina territoriale, di comunità e delle cure primarie, equiparato a tutti gli altri corsi di specializzazione post lauream per i dottori in medicina. Il titolo di cui sono al momento in possesso tutti i medici di famiglia è definito come un "diploma di formazione specifica in medicina generale", diverso dai "diplomi di specializzazione" che conseguono coloro che diventano dermatologi, ginecologi, oculisti o simili. Una differenza che nasce dalle direttive europee che stabiliscono questi diversi percorsi di formazione e che permettono anche la circolazione dei medici nell'Unione europea per l'assimilazione dei titoli.

Proprio su questo punto la Fimmg chiede un chiarimento: "Se l'Italia crea una nuova specializzazione deve trovare il modo di renderla coerente con la normativa europea, altrimenti si rischia che i nuovi medici di base non siano più allineati alla normativa per la libera circolazione dei titoli e che si declassi il titolo finora previsto". Scotti avverte inoltre di un altro rischio: "Questa riforma rischia di ridurre ulteriormente l'attrattività verso questo percorso professionale con il pericolo che, chi lo sta già svolgendo, lo abbandoni a favore della nuova specializzazione; non dimentichiamoci che luglio, il mese in cui si scelgono i corsi di specializzazione, è alle porte".

Medici di base a rischio sciopero e mobilitazione

Nella giornata di martedì 19 maggio il sindacato dei medici di medicina generale dovrà presentare la propria valutazione sulla bozza di decreto revisionato da Regioni e ministero della Salute, in cui saranno contenute tutte le perplessità rilevate. Proprio queste criticità, intanto, hanno portato la Fimmg a ipotizzare il ricorso a una lunga mobilitazione della categoria. "Seguiamo la situazione e decideremo il calendario di sciopero – precisa Scotti – Intanto è stata decisa è un'assemblea generale di tutti i consigli direttivi, con la presenza circa di un migliaio di medici di famiglia, a Roma per il 13 giugno e stiamo organizzando contestualmente una manifestazione". Nel frattempo il sindacato ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per attirare l'attenzione dei cittadini sul tema.

Immagine
0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views