“Ora Andrea Sempio rischia misure di sicurezza”: l’esperto spiega l’ultima mossa della Procura sul caso Garlasco

È ancora tempo di consulenze sul delitto di Garlasco. Ieri la Procura di Pavia ha disposto una consulenza psichiatrica nei confronti dell'attuale indagato Andrea Sempio. In una nota stampa il procuratore Fabio Napoleone ha spiegato cosa dovrà valutare il medico psichiatra Roberto Catanesi: "L'eventuale sussistenza, in capo all'indagato, di condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere, con riferimento ai fatti per cui si procede e al momento della loro realizzazione; la presenza di eventuali disturbi o alterazioni di significativa rilevanza, tali da incidere sul giudizio di imputabilità, nonché il grado di correlazione con i fatti contestati; l'eventuale configurabilità di una condizione di pericolosità sociale". Ma se i risultati della consulenza svelassero che Sempio sia una persona pericolosa verrebbe arrestato? A Fanpage.it lo ha spiegato l'avvocato penalista Daniele Bocciolini.
Cosa può succedere se la consulenza psichiatrica ritenesse Andrea Sempio una persona pericolosa?
Solitamente il quesito sulla pericolosità sociale è il secondo che viene posto al consulente psichiatrico. In sostanza, preliminarmente risponde sull’eventuale sussistenza di disturbi di tipo psichiatrico. Se il consulente ritiene presente un vizio di mente, poi risponde anche al secondo quesito, ovvero se – in presenza di eventuale assenza di imputabilità – lo stesso possa ritenersi socialmente pericoloso.
Potrebbe essere arrestato?
No. Si fa per stabilire la necessità o meno di applicare eventuali misure di sicurezza. Che hanno natura diversa rispetto alle misure cautelari. Certamente il giudizio sulla pericolosità sociale in questa fase potrebbe incidere sulla valutazione del pericolo di reiterazione, ma trovo assai improbabile che a distanza di così tanti anni possa essere applicata una misura cautelare.
Andrea Sempio può rifiutarsi di sottoporsi alla consulenza?
In teoria no anche se non può essere obbligato. L’indagato potrebbe mantenere un atteggiamento “oppositivo” ma questo sarà comunque valutato dal consulente nominato. Finora comunque ha mantenuto un atteggiamento collaborativo, ed è opportuno anche nel suo interesse. Diversamente che per la consulenza del Racis che era stata fatta su disegni, diari, post, quindi in assenza dell’osservazione diretta, in questo caso è richiesta la partecipazione dell’indagato.
Come si fa a capire se Andrea Sempio era capace di intendere e di volere 19 anni fa? A cosa serve questa consulenza a distanza di così tanto tempo? Anche perché la sua versione dei fatti è sempre stata la stessa in questi anni.
Va precisato che, in ambito psichiatrico-forense, la sentenza 9163/2005 della Cassazione a Sezioni Unite ha sancito che un disturbo della personalità possa divenire rilevante in ambito medico- legale quando esso sia di intensità e gravità tale da determinare ‘una situazione di assetto psichico incontrollabile o ingestibile (totalmente o in grave misura), che, incolpevolmente, rende l’agente incapace di
esercitare il dovuto controllo dei propri atti, di conseguentemente indirizzarli, di percepire il disvalore sociale del fatto, di autonomamente, liberamente determinarsi (…) purché tra il disturbo mentale ed il fatto di reato sussista un nesso eziologico che consenta di ritenere il secondo causalmente determinato dal primo'. Sulla stessa linea, in ambito psichiatrico-forense, è ampiamente riconosciuto che, per poter evidenziare un giudizio di infermità mentale, non possa essere sufficiente una condizione personologica disfunzionale di per sé, ma debba intervenire un ulteriore fattore psicopatologico, tale da aver creato un qualcosa di autenticamente diverso dalla condizione abituale del soggetto, con aspetti di ‘incomprensibilità ed inesprimibilità'.
Nell’eventuale accertamento peritale bisogna verificare, quindi, se emergeranno o meno elementi indicativi di una compromissione del
giudizio di realtà e, quindi, di un disturbo che potrebbe inficiare sulla capacità di intendere e volere. Farlo a distanza di 20 anni rende tutto molto più complicato dal momento che l’eventuale vizio deve essere causalmente connesso all’azione, quindi doveva essere presente al momento del fatto, non necessariamente oggi.
Perché questa decisione arriva dopo la chiusura delle indagini e dopo che la difesa ha depositato le consulenze? Potrebbe cambiare la decisione dei pm di rinviarlo a giudizio?
La difesa non ha depositato una consulenza di tipo psicologico/psichiatrico. Quindi, probabilmente, è una decisione comunque maturata successivamente da parte della Procura per togliersi qualsiasi scrupolo e stabilire la capacità o meno di intendere e di volere in vista dell’udienza preliminare. Sicuramente questo sposta in avanti i tempi, ora la difesa potrà nominare un suo consulente o chiedere una perizia.